In uno dei luoghi più maestosi di Roma, nei giardini di Sant’Alessio, sul colle Aventino, l’appuntamento estivo della Pirandelliana torna in scena con uno dei testi più articolati della produzione artistica dell’autore, incentrato su l'ambivalenza della figura dell’attore e sulla dimensione metateatrale dell’atto recitativo.
Come ogni anno, la regia e la direzione artistica è affidata ad uno dei massimi esperti in materia: Marcello Amici.
La sua compagnia, La Bottega delle maschere, riflette l’impegno del regista nello scavare a fondo l’opera del drammaturgo, attraverso una sinergia d’intenti precisa e armonica.
Questa sera si recita a soggetto si inserisce all’interno della Trilogia dedicata al Teatro nel Teatro composta da Sei personaggi in cerca d’autore e Ciascuno a suo modo, raccontando al pubblico come si mette in scena un’opera teatrale; un regista autoritario, Hinkfuss, durante le prove dello spettacolo ispirato alla novella di Pirandello Leonore addio! sostiene che la storia debba essere narrata senza un copione prestabilito, recitando per l’appunto a soggetto. Gli attori sono spiazzati e mal predisposti a seguire le direttive del loro regista e, fin da subito, il malcontento prende il sopravvento sul volere del rigido direttore. Cacciato dalla compagnia, Hinkfuss, interpretato da Amici, si ritrova relegato fuori dalla scena ad assistere alle prove degli attori, ormai liberi di poter entrare nel personaggio attraverso la parola scritta. Di fronte agli spettatori si dispiega la scena cardine dell’opera che ha per protagonisti Rico Verri, un marito geloso e la sua sposa, Mommina, costretta in casa e privata di ogni libertà. L’attrice che impersona la sventurata moglie entra nel personaggio a tal punto da rendere sfumati i confini tra la persona e l’interprete, fornendo un appiglio alla tesi del diseredato direttore: i personaggi devono sempre distanziarsi da un’adesione totale con la propria parte.
I costumi e la scenografia portano le tracce dell’ambientazione e del sentimento futurista dell’epoca. La coralità delle scene iniziali, la rottura della quarta parete e la disinvoltura del dialogo instaurato con il pubblico dal regista, conferiscono alla messa in scena un tono leggero e inclusivo. Pur essendo un testo pregno di psicoanalisi e stratificazioni (la riflessione sulla condizione del ruolo della regia teatrale, sulla naturalezza scenica, e riguardo lo statuto dell’arte in generale), gli interpreti de La Bottega delle maschere dimostrano di averne compreso il senso, puntando molto sulla naturalezza dei sentimenti espressi.
Attraverso Mommina, Mirella Martinelli, la storia sembra fuoriuscire dal palco e farsi dramma collettivo; la sua interpretazione dispiega di fronte lo spettatore tutta la forza dell’immaginazione e la potenza della parola divenuta corpo. Un attore a teatro è prima di tutto la propria persona o è attraversato da tutti i risvolti dei personaggi che lo hanno animato?
Le ultime parole del regista sembrano dare una risposta, eppure l’interrogativo rimane sospeso nell’aria.
Aurora Pallotti
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