La meravigliosa Mrs. Maisel è molto più di una serie brillante, elegante e straordinariamente divertente. È, a mio avviso, un’opera che nobilita profondamente il tema dell’autonomia femminile, affrontandolo con un’intelligenza rara e con un’ironia capace di diventare, al tempo stesso, strumento narrativo, sociale e antropologico.
La storia di Midge Maisel, donna dell’alta borghesia ebraica newyorkese degli anni Cinquanta che decide di trasformare la propria crisi personale in una carriera nella stand-up comedy, diventa infatti il pretesto per raccontare un intero universo culturale. New York non è semplicemente lo sfondo della vicenda: è un organismo vivo, una città fatta di stratificazioni, contraddizioni, contaminazioni e identità che si incontrano e si scontrano.
Ed è proprio questa dimensione antropologicamente newyorkese a rendere la serie così particolare. La cultura ebraica viene raccontata con grande attenzione, ma senza trasformarla in una cartolina folkloristica né in un elemento stereotipato. Al contrario, viene osservata nella sua evoluzione, nelle sue contraddizioni interne, nei rapporti familiari, nelle ambizioni sociali, nei rituali e soprattutto nel rapporto tra tradizione e modernità.
La famiglia, il matrimonio, il ruolo della donna, il successo economico, l'educazione, la religione e il desiderio di emancipazione diventano così elementi di un grande affresco culturale. E tutto viene filtrato attraverso quella forma di umorismo intelligentissima che appartiene profondamente alla tradizione della comicità ebraico-americana: un umorismo che sa essere autoironico, feroce, sofisticato e insieme profondamente umano.
La serie costruisce così un mondo della comicità come mondo culturale, mostrando come ridere possa diventare una forma di conoscenza. Midge non racconta semplicemente delle battute: osserva la società, ne riconosce le ipocrisie, mette in discussione i ruoli e trasforma ciò che apparentemente è privato in materia pubblica.
Ed è qui che la protagonista acquista una forza straordinaria.
Midge non è una donna che semplicemente “si emancipa”. È una donna che scopre di avere una voce e decide di usarla. Il passaggio dal ruolo di moglie perfetta a quello di performer non è soltanto una trasformazione professionale: è un processo di autoriconoscimento.
Rachel Brosnahan è impressionante. La sua interpretazione riesce a restituire contemporaneamente leggerezza, intelligenza, fragilità, narcisismo, sensualità e determinazione. Midge è piena di contraddizioni e proprio per questo appare autentica. Non è costruita secondo il modello contemporaneo della donna idealizzata: sbaglia, ferisce, cade, ricomincia, si comporta talvolta in maniera discutibile. Ma non rinuncia mai alla propria necessità di esprimersi.
Ed è forse proprio questa complessità a rendere la serie così moderna.
A mio avviso, La meravigliosa Mrs. Maisel apre una nuova pagina nella storia della serialità femminile. Non soltanto perché mette al centro una protagonista donna, ma perché utilizza il personaggio femminile come strumento per indagare una società, una cultura e una trasformazione antropologica.
La serie osserva infatti il modo in cui culture differenti si sovrappongono all'interno di un grande ambiente metropolitano come New York: la tradizione ebraica, la cultura americana, il mondo dello spettacolo, la borghesia, la controcultura, il nascente movimento di emancipazione femminile. Tutto convive nello stesso spazio e produce inevitabilmente conflitti, contaminazioni e nuove identità.
In questo senso la serie è quasi uno studio antropologico mascherato da commedia sofisticata.
E proprio questa è la sua grande intelligenza: non pretende di impartire lezioni sulla libertà femminile. La mette in scena. Non spiega la modernità: la fa respirare attraverso i personaggi, i dialoghi, gli ambienti, i costumi, i conflitti familiari e soprattutto attraverso il linguaggio della comicità.
La comicità diventa quindi una forma di emancipazione, ma anche una forma di potere. Chi riesce a raccontare il mondo riesce, in qualche modo, anche a interpretarlo e a modificarlo.
Per questo La meravigliosa Mrs. Maisel mi sembra una serie di profonda sensibilità, intelligenza e modernità. Una serie capace di essere spettacolare senza essere superficiale, femminile senza essere ideologica, colta senza diventare accademica.
E soprattutto una serie che dimostra come il femminile possa diventare il centro di un racconto non semplicemente “sulla donna”, ma sulla trasformazione di un’intera società attraverso lo sguardo di una donna.
È questo, probabilmente, il suo lascito più importante: Midge Maisel non entra semplicemente nella storia della comicità. Entra nella storia della rappresentazione femminile in televisione, aprendo uno spazio nuovo in cui autonomia, identità, cultura, ironia e desiderio di autodeterminazione possono finalmente convivere.Ed è una cosa tutt'altro che scontata.
Monia Manzo
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