Più di cinquanta appuntamenti, nomi molto amati dal pubblico e una stagione che attraversa comicità, prosa, musica, danza e spettacolo internazionale. Il Teatro Olimpico riparte da una parola che oggi, forse più di altre, sembra necessaria: varietà. È questo il tratto più evidente del cartellone 2026/2027, presentato oggi a Roma, una programmazione costruita intorno ai ritorni degli artisti che negli ultimi anni hanno trovato all’Olimpico una casa e a una serie di nuove presenze chiamate a rinnovarne il pubblico.
Dal 24 settembre, la sala di piazza Gentile da Fabriano torna così a proporsi come uno spazio capace di attraversare generi e pubblici differenti. Sedici titoli in stagione e oltre quaranta appuntamenti unici compongono un programma nel quale la comicità continua a rappresentare una delle anime principali, ma dialoga con la danza, la musica, la prosa, l’illusionismo, la cultura pop e gli incontri dedicati alla riflessione.
La direttrice artistica Lucia Bocca Montefoschi definisce il programma un «grande mosaico artistico», nel quale ciascuno spettatore può comporre liberamente le tessere del proprio percorso teatrale. Una definizione che, più che uno slogan, sembra descrivere la natura del cartellone: non un'identità costruita intorno a un solo genere, ma la ricerca di un equilibrio tra ciò che il pubblico già conosce e ciò che può ancora sorprenderlo.
Ed è forse proprio questo il punto più interessante della nuova stagione. In un momento in cui molti luoghi culturali tendono a costruire una riconoscibilità sempre più precisa, l’Olimpico sceglie di non restringere il campo. Può così accadere che nella stessa stagione convivano Maurizio Battista e Umberto Galimberti, Momix e Maccio Capatonda, Vinicio Capossela e Angelo Duro, Federico Buffa e Le Coliche.
La parte più riconoscibile del cartellone rimane quella dedicata alla comicità, ma anche qui la proposta è tutt’altro che uniforme. A novembre torna Maurizio Battista, protagonista di Se non vinco… imparo, in scena dal 4 al 29 novembre e poi nuovamente nella serata di Capodanno. È uno dei ritorni che più raccontano il rapporto costruito nel tempo tra il teatro e il suo pubblico. Accanto a lui ci sono Lillo e Greg, Riccardo Rossi, Giorgia Fumo, Dado, i PanPers e Chiara Francini, questa volta insieme ad Alessandro Federico in Coppia Aperta Quasi Spalancata.
Ma la stagione guarda anche a una comicità più contemporanea e contaminata: arrivano Alessandro Cattelan, con Benvenuto nell’A.I., Maccio Capatonda, Alessandro Bergonzoni, Angelo Pintus e Angelo Duro. Le Coliche festeggiano invece all’Olimpico il primo decennale di attività, mentre Fabio De Luigi torna in teatro dopo venticinque anni con BIOL - In carne e ossa tour.
Il dato interessante è che il comico non viene trattato semplicemente come una parentesi leggera all'interno della stagione. È piuttosto uno dei modi attraverso cui il teatro prova a raccontare la contemporaneità: le relazioni, il lavoro, la famiglia, il rapporto tra uomini e donne, la cultura digitale e le nevrosi quotidiane.
L'altra grande direttrice è quella dello spettacolo visivo. Qui l’Olimpico ritrova alcuni dei nomi che appartengono alla sua storia più riconoscibile, a partire dai Momix, che tornano con Botanica – Season 2. La collaborazione con l’Accademia Filarmonica Romana porta inoltre in scena la Compagnia Finzi Pasca con Titizé – A Venetian Dream, il No Gravity Theatre con Avantgarde e il Balletto di Roma con Lo Schiaccianoci.
Sono spettacoli nei quali il teatro torna a essere innanzitutto immagine, corpo, movimento, artificio scenico. Una dimensione particolarmente significativa in un'epoca nella quale la spettacolarità sembra ormai appartenere soprattutto agli schermi.
Lo stesso Schiaccianoci, ripensato attraverso suggestioni tecnologiche e intelligenza artificiale, sembra muoversi in questa direzione: non opporre la scena alla tecnologia, ma portare quest'ultima dentro il linguaggio teatrale.
Anche la musica attraversa il programma con una certa libertà di linguaggi.
A ottobre arrivano Vinicio Capossela e Pierpaolo Capovilla con E Morte non avrà dominio, Ballad Opera realizzata nell'ambito del Romaeuropa Festival. Più avanti ci saranno Queen at the Opera, il tributo a Tina Turner, l'omaggio a Lucio Dalla e il ritorno dei Pink Floyd Legend insieme a Guy Pratt, storico bassista del gruppo nell'era post-Waters.
Non si tratta soltanto di concerti o di celebrazioni. Una parte significativa della programmazione lavora sulla memoria musicale per trasformarla in racconto, spettacolo, reinterpretazione. È il caso degli omaggi a Dalla e Turner, ma anche dell'operazione dei Pink Floyd Legend, che riportano sul palco una storia musicale ormai consegnata alla memoria collettiva.
C'è poi una sezione del programma che contribuisce ad allargare ulteriormente la definizione di “stagione teatrale”.
L’Olimpico ospiterà infatti Umberto Galimberti, con Il Bene e il Male - Educare le nuove generazioni, Gianrico Carofiglio, con Il mistero della stupidità, Federico Buffa, impegnato a raccontare il mito di Michael Jordan, e Roberta Bruzzone, protagonista di Menti in trappola. A questi appuntamenti si aggiungono i talk di Gianluca Gotto e Igor Sibaldi.
È una scelta che riflette un cambiamento nelle abitudini del pubblico: la separazione tra spettacolo, divulgazione e riflessione è sempre meno netta. Si va a teatro per ridere, certamente, ma anche per ascoltare una storia, seguire un ragionamento, incontrare un punto di vista.
E proprio qui si inserisce una delle dichiarazioni più interessanti emerse durante la presentazione. L'amministratore delegato Andrea Posi ha sottolineato la necessità di difendere la dimensione umana dello spettacolo dal vivo: «In un mondo sempre più virtuale e “intelligente artificialmente”, il nostro teatro rivendica la sua natura» e resta, nelle sue parole, un «presidio di socialità ed emozioni autenticamente umane».
È probabilmente questa la chiave attraverso cui leggere il cartellone più che la semplice successione dei suoi titoli.
La sfida dell’Olimpico non sembra quindi essere quella di individuare un pubblico preciso, ma di costruire una comunità abbastanza ampia da comprendere spettatori molto diversi.
Per questo trovano posto anche gli spettacoli per famiglie, da Slava’s Snowshow a La Sirenetta, l'illusionismo di CineMagic dei Disguido, fino all'universo pop di Back to Hawkins - Stranger Things Fan Tribute.
Il rischio di una programmazione tanto eterogenea è naturalmente quello della dispersione. Ma è anche ciò che rende riconoscibile la proposta: l'Olimpico non sembra voler essere il teatro di un solo genere, bensì un luogo nel quale generi diversi possono incontrarsi.
In questo senso, la parola “casa” utilizzata per descrivere il teatro non è soltanto una formula promozionale. È una scelta curatoriale. Una casa ha stanze diverse, ospiti abituali e nuovi arrivati, momenti di festa e momenti di riflessione. E soprattutto non chiede a chi entra di avere necessariamente lo stesso gusto di chi è entrato prima.
La nuova stagione dell’Olimpico sembra voler partire proprio da questa idea. Conservare il rapporto con il pubblico senza trasformarlo in abitudine, affidarsi ai nomi più conosciuti senza rinunciare alle nuove energie, attraversare la cultura popolare senza smettere di cercare contenuti.
Più che una dichiarazione di principio, è una scommessa sul teatro come esperienza condivisa. In un tempo nel quale tutto tende a diventare personale, individuale e disponibile su richiesta, la sala continua a proporre qualcosa di irripetibile: la possibilità di trovarsi, nello stesso momento, davanti alla stessa storia.
E forse è proprio questa, oggi, la forma più concreta di contemporaneità che un teatro possa offrire.
Cristina Gallo
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