Spiritualmente e materialmente distante dalle maglie dell’industria cinematografica, Céline Sciamma realizza un racconto visivo ipnotico che sfuma i confini tra film-saggio, documentario e finzione. Realizzato per la collezione Où en êtes-vous? del Centro Pompidou, Tutti Frutti è un diario visivo che inizia dalla quotidianità fino ad arrivare all’ipotesi di un futuro distopico.
Memoria, testimonianza, attivismo politico e viaggio interiore guidano l’occhio dietro la telecamera mentre la voce riflette e mette in discussione ciò che viene mostrato. Il voice over della regista accompagna l’intero film, eppure questo potrebbe anche essere muto senza perdere la sua potenza significativa. La poesia di un presente che cerca di districarsi tra i deliri di una società in preda ad algoritmi che non hanno niente da dire e momenti sospesi in un tempo eterno di pura bellezza. Tutti Frutti è una ricerca che nasce da un’urgenza personale, la regista è colei che filma e anche la protagonista di ciò che sta mostrando: momenti di eterea riflessività si susseguono ad avvenimenti collettivi.
L’attivismo politico prende forma utilizzando interviste ad attiviste lesbiche e attraverso le riprese di manifestazioni Pro Palestina tenutesi in Italia e in Francia. Il concetto stesso di archivio si allarga, fino ad incorporare al suo interno quelli di memoria e di riscrittura immaginifica. I luoghi e gli oggetti cessano di essere pura materialità di fronte alla macchina da presa; diventano tappe di un viaggio che, pur essendo fortemente individuale, lascia spazio allo spettatore.
La maggior parte del materiale mostrato è stato concepito spontaneamente, mentre alcune parti sono state ricreate appositamente per l’editing finale; la regista guarda se stessa attraverso ciò che ha girato nel tempo sullo schermo mentre la sua voce vibra forte nel silenzio di uno studio. Presente alla proiezione ufficiale a Villa Medici, Céline Sciamma ha spiegato che, per la prima volta, è stata lei stessa ad occuparsi di tutto: riprese, scrittura, montaggio audio e video. Il dibattito si è focalizzato sull’importanza di quest’ultimo, infatti il film è stato concepito nella fase di editing, nella quale il materiale visivo ha trovato spontaneamente il suo ordine di apparizione. Nel montaggio risaltano l’influenza di generi diversi e una libertà creativa tipica di un prodotto cinematografico in grado di riflettere su se stesso e sulle modalità che lo hanno generato.
Non c’è risposta esplicita alla domanda di partenza, solo costellazioni contingenti di una verità nascosta in movimenti impercettibili. Voli d'uccelli, una luna che scompare dietro coltri di nubi, una disabitata laguna veneziana di notte. Tutto emerge e supera il racconto, tutto si fa materia tangibile.
Il film si aggiudica il Premio della Giuria.
Aurora Pallotti
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