Sylvie Vartan, Storia Di Un’icona Alla Festa Del Cinema Bulgaro

Sylvie Vartan, Storia Di Un’icona Alla Festa Del Cinema Bulgaro

Sylvie Vartan. Per Amore di Georgi Toshev presentato in anteprima alla Festa del Cinema Bulgaro alla Casa del Cinema.

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Icona mondiale. Con una carriera costellata di successi, terminata pochi anni fa, Sylvie Vartan è stata una delle artiste più importanti della musica leggera francese. Nata in Bulgaria, si trasferisce giovanissima a Parigi con la sua famiglia, lasciando dietro di sé un Paese distrutto dal regime e dal terrore. A Parigi viene immediatamente notata e, all’età di soli sedici anni, incide il suo primo pezzo. Da lì in poi, non smetterà mai più di solcare i palchi di tutto il mondo.

Nel corso degli anni sono stati realizzati numerosi documentari sulla sua vita e sulla sua carriera. Eppure, come affermato dallo stesso regista, Georgi Toshev, nessuno era mai riuscito a ritrarre, oltre all’immagine dell’artista, la sua personalità più intima.

Il documentario nasce da un lavoro lungo sedici anni, durante i quali il regista ha raccolto, studiato e selezionato materiali di repertorio, immagini private e testimonianze. Il passato della cantante si alterna a interviste ed estratti dei suoi concerti, riprendendo i momenti cardine più toccanti; dall’infanzia al successo, dalla vita sentimentale al rapporto con i propri figli e, soprattutto, con la propria patria d’origine. Una delle sue canzoni più famose, La Maritza, descrive proprio un legame mai del tutto reciso con il suo luogo di nascita e con gli affetti lasciati lì. Quando, dopo molti anni di carriera, riuscirà per la prima volta ad esibirsi in Bulgaria, lo ricorderà come uno dei momenti più importanti della sua vita.

Da questo documentario fuoriesce un’immagine di Sylvie molto differente da quella della star internazionale: dotata di una sensibilità fuori dal comune, ha dedicato parte della sua vita alla filantropia, dando vita ad associazioni bulgare dedicate ai neonati in fin di vita.

A rendere ancora più personale il progetto è la storia del suo stesso regista. Alla base del documentario c’è infatti una forte componente biografica: sua madre era una grande ammiratrice di Sylvie Vartan e sperava durante il concerto dell’artista in Bulgaria di riuscirle a donarle un mazzo di fiori. La crisi finanziaria e le difficili condizioni del momento impedirono alla madre di recarsi alla serata e di realizzare quel desiderio.

Quel gesto fu compiuto da suo figlio molti anni dopo, durante una delle interviste a Sylvie. Proprio qui il documentario trova il suo significato più profondo: nel tentativo di restituire, attraverso il cinema, qualcosa che il tempo aveva lasciato incompiuto. Non soltanto il ritratto di una grande artista, dunque, ma anche la storia di un legame.

Aurora Pallotti

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