Orietta Cicchinelli

Ho sempre scritto, da quando ho iniziato a tenere la penna in mano, certo, in forme diverse: prima pensieri in libertà, poi racchiusi in diari adolescenziali, in racconti e versi poetici.

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Mentre aspettiamo che questo giugno ci lasci godere le spiagge e le serate estive, ci fermiamo a parlare di giornalismo e del suo primo romanzo, dopo il racconto “La madre” (2013, Ned edizioni, esclusiva Librerie ARION) con una brillante giornalista del noto quotidiano Metro, romana di adozione e romanista di elezione: Orietta Cicchinelli.

Lei si sente più scrittrice o più giornalista?

Non so scindere l’una dall’altra. Ho sempre scritto, da quando ho iniziato a tenere la penna in mano, certo, in forme diverse: prima pensieri in libertà, poi racchiusi in diari adolescenziali, in racconti e versi poetici.

Come ha iniziato a scrivere? È cambiato molto il mondo del giornalismo rispetto a quando lei ha iniziato?

Faccio la giornalista da 25 anni e molto è cambiato. Ho iniziato vincendo il concorso e la borsa di studio all’Ifg di Urbino, fondata e diretta dal grande cronista Silvano Rizza: allora si usava ancora la macchina da scrivere. Ho collaborato per dieci anni nelle pagine di cronaca e spettacoli de Il Messaggero di Roma dove, nel frattempo, era arrivato internet. Nel 2000, con Fabrizio Paladini, Giampaolo Roidi, Stefano Lugli, e un manipolo di coraggiosi colleghi, fondammo Metro Italia, sbarcando prima a Roma e poi a Milano. Ricordo ancora la meraviglia della gente che, abituata in metropolitana a guardarsi i piedi, finalmente aveva qualcosa da leggere tra una fermata e l’altra. Un free press gratuito e maneggevole, con le notizie essenziali. Un boom che portò le principali testate nazionali a seguire l’esempio di Metro che è un brand svedese. Così anche Messaggero, Corsera e Sole24 si affrettarono a lanciare i loro quotidiani gratuiti. Era il 2001 e il web cominciava a prendere piede. Il boom degli smartphone e dei social ha rivoluzionato poi la comunicazione…

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So che lei si occupa di spettacolo e cultura; è questo l’argomento di cui preferisce scrivere? …..o magari domani le piacerebbe occuparsi di…..

Ho iniziato dalla cronaca, quella raccolta per strada con fotografo al seguito: quante avventure raccontate con il grande Rino Barillari, il vero re dei paparazzi! Sono cresciuta con il compianto Pino Caiati, al TgLazio, e con Sandro Mazzerioli, altri due grandi e veri cronisti con il pallino della nera. Sono passata attraverso lo sport, come responsabile delle pagine di Metro Roma e, già da diversi anni ormai, mi occupo di cultura e spettacoli per la stessa testata diretta da Giampaolo Roidi e acquistata, nel frattempo, dall’editore Mario Farina. Beh, mi piacerebbe “morire” da cronista, magari inviata di guerra, visto che ce ne sono tante ovunque!

Lei scrive su Metro, un quotidiano di nuova generazione e di larghissima diffusione di cui fra l’altro è fra i fondatori; secondo lei la carta stampata si sta trasformando o si sta estinguendo?

Sono anni che sento profetizzare la fine della carta stampata, ma non credo sia prossima ventura. O, almeno, non riguarderà noi viventi. Forse i nostri pronipoti, chissà! Comunque sì, tutto si trasforma, nulla è uguale. Cambiano i supporti, ma di bravi giornalisti ci sarà sempre bisogno, perché non basta postare una foto su Facebook o commentare un fatto su Twitter per fare di un semplice spettatore un cronista vero. Tesserino o non tesserino, occorrono anni di esperienza e lavoro sul campo.

Cosa pensa dei politici che invadono i media con dichiarazioni e interviste?

Fanno il loro mestiere. Siamo noi che abbiamo smesso di fare il nostro: le interviste, ormai, sono fatte in ginocchio, come non si dovrebbe. Si è perso lo spirito critico e, tranne rare eccezioni, si preferisce lasciare il microfono all’intervistato, anziché prepararsi e controbattere adeguatamente.

E di quelli che invece lamentano di essere tagliati fuori dai giornalisti e sgomitano su internet per proprio conto?

Nel web c’è spazio per tutti ed è l’arma più potente, persino della tv. Guardate cosa hanno saputo fare Grillo e il guru Casaleggio pater, con il loro Movimento Cinque Stelle…

Dopo il tramonto della prima Repubblica, sembrava che in Italia dovesse affermarsi un ruolo del giornalismo, e in particolar modo della carta stampata, come di un mezzo di denuncia, d’informazione senza stendardi, di spina nel fianco dei poteri forti…. Una promessa disattesa?

Beh, mi sembra di aver già risposto….

Lei chi vorrebbe essere: Lilli Gruber o Milena Gabbanelli?

Due eccellenti colleghe: la Gruber è una che ha precorso i tempi e la Gabbanelli una che non guarda proprio in faccia a nessuno e fa il suo lavoro alla grande! Ma, se mi è concesso sognare, scelgo Oriana Fallaci che ha fatto del mestiere di reporter e scrittrice la sua missione nella vita, mettendoci sempre la faccia, nel bene e nel male. Anche sbagliando. Ammirevole!

Cosa pensa della situazione politica di Roma? Si immaginava i risultati che si sono avuti al primo turno delle amministrative?

Era già tutto scritto: c’è voglia di cambiamento e di facce nuove. La gente è arcistufa dei politici e non si fida più, dopo tutti gli scandali da Mafia Capitale in giù.

Quali sono le tematiche su cui si è giocata la vittoria e la sconfitta dei candidati? Chi pensa che vincerà e perché?

I problemi delle periferie e anche l’incuria e l’abbandono in cui versa la Capitale in toto. I trasporti che non funzionano, il traffico che uccide: la popolazione vuole risposte sui problemi quotidiani, stufa di promesse elettorali che piovono da destra, da sinistra o dal centro. La Raggi ha incontrato la gente e cercato di dare delle risposte sensate, concrete.
Crollate tutte le ideologie, la scollatura tra politica e realtà appare ormai una voragine impossibile da colmare!

Secondo lei il Movimento Cinque Stelle è solamente qualcosa di diverso dalla politica cui siamo ormai abituati o veramente rappresenta un nuovo modo di gestire la cosa pubblica?

Certo, rappresenta e sposa in pieno i valori e le rimostranze dell’anti-politica. La sua piazza, da sempre, è il web e fa del “populismo” un’arma. Ma attenzione: come tutte le armi è a doppio taglio. In poco tempo “atterra e suscita” citando (a sproposito) il Manzoni!

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È recente la definitiva investitura di Hillary Clinton a candidata Democratica alla Presidenza degli Stati Uniti d’America…. Cosa ne pensa? Un presidente nero, un presidente donna: operazioni di marketing o progresso reale?

In verità, basta “leggere la storia”, l’America ha sempre precorso i tempi e continua a farlo: è nel suo Dna. Gli USA intercettano le mode e i modi di vivere che saranno o che potranno essere: dalle grandi crisi economiche ai boom, passando per i conflitti sociali.

Tornando al suo lavoro di scrittrice com’è nata l’idea di “Hijo de puta”?

La parabola di un legionario nasce da un doppio incontro: quello con Tony Lupetti, un ingegnere nucleare che ha buttato la sua laurea per dedicarsi all’editoria e al volontariato, e quello con Giovanni, ex militare della Legione spagnola. Tony ha voluto che lo conoscessi perché, diceva, era un personaggio incredibile. L’ho incontrato e lui mi ha raccontato la sua storia che io ho trasformato in un romanzo.

Il suo libro è sì la parabola della vita di un uomo, ma lascia intravedere lo spaccato della solitudine e della deriva della vita di molti, attraverso i personaggi che popolano la Caritas di una grande città…. Storie vere o frutto della sua fantasia?

Tutte storie vere, nei minimi particolari (a parte i nomi) e qui si vede la mia natura da “cronista”. Le ho raccontate però non come si farebbe in un pezzo per il giornale, ma piuttosto come “in un film in cui i flash-back si alternano a lunghi piani-sequenza dell’oggi” prendo a prestito le parole di Elio Sena, autore della prefazione di Hijo de Puta.

Come si è trovata a conoscere gli ambienti del volontariato umanitario? Cosa pensa del volontariato, in un paese come il nostro: un rimedio indispensabile all’assenza delle istituzioni o un paravento per tale assenza ingiustificata?

Penso che sia una comunità indispensabile dove si dà, ma si riceve anche tantissimo, umanamente parlando. Un mondo che val la pena conoscere perché insegna a non fissarsi sul proprio ombelico, ma a guardare davvero l’altro. Non a caso per introdurre il libro ho usato una frase di Stephen Dedalus, tratta dall’Ulisse di Joyce: “Noi camminiamo attraverso noi stessi, incontrando ladroni, spettri, giganti, vecchi, giovani, mogli, vedove, fratelli adulterini. Ma sempre incontrando noi stessi”.

Come donna e come scrittrice e giornalista, quali sono i suoi progetti per il futuro? Quali appuntamenti ci sono in previsione per la promozione del libro?

Intanto, dopo il debutto al Caffè Letterario di via Ostiense, dopo SpazioCima, Mondadori di via Piave e ConTestaccio a Roma, il 22 sbarchiamo a Spoleto, in pieno festival del Due Mondi. Saremo ospiti dell’assessore alla Cultura, premio Oscar per le scenografie, Gianni Quaranta, a Palazzo Mauri (dalle 17,30) con lo psichiatra Elio Sena, l’editrice Maria Grazia Catanzani e l’attrice Cinzia Mascoli che leggerà alcuni brani scelti dal libro, come sempre fa durante le presentazioni. Torneremo poi a Roma, a MondoFitness, e all’Isola Tiberina, in luglio e, poi, voleremo in Sardegna, ad Alghero.

Mi permetta una domanda sulla sua fede romanista: è felice del rinnovo del contratto di Totti?

Felicissima! Una bandiera non si butta via come un cencio. Francesco è la Roma, non è un giocatore come un altro, non è un mercenario! Quindi sono stata con mio figlio ad applaudirlo nelle sue ultime gare quest’anno all’Olimpico, come farebbe un vero tifoso della “Maggica”.

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Le strappo un pronostico per il prossimo anno?

Tocca ri-vincere lo scudetto: come nel 2001 quando fui proprio io a raccontare la festa giallorossa al Circo Massimo. Forza Roma! Forza Lupi!

La ringrazio per il suo tempo e per la sua cortesia e le faccio i complimenti per il suo romanzo “Hijo de puta- La parabola di un legionario” edito da MGC Edizioni, 9 euro (in tutte le librerie, Mondadori, Feltrinelli e circuito www.ibs.it e nelle edicole). Segnalo inoltre il suo sito www.oriettacicchinelli.com

AnnaMaria Maurelli

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