Francesco Paolo Albamonte

Il mio più grande amore da sempre è il Teatro. Il Phatos che si crea su quelle assi di legno chiamato palcoscenico ti rendono vivo veramente. Carne ed ossa al servizio del pubblico.

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Dopo la prima al Cinema “Azzurro Scipioni” di Roma, il film “Angeli nel grano” del regista Giuseppe Andreozzi il 5 di agosto sarà proiettato sul prestigioso “Schermo Tevere” all' ”Isola del Cinema”. Ad essere  molto orgoglioso di aver fatto parte del cast è Francesco Paolo Albamonte, l’ attore palermitano (classe 1991) che fra i suoi studi vanta anche una preparazione conquistata al Piccolo Teatro di Milano, al Centro di Formazione Cinematografico Nazionale, alla Fonderia delle Arti di Roma, oltre ad avere frequentato numerosi master che hanno incluso pure il Musical Theatre. Nonostante la giovane età Albamonte denota una certa maturità sia di vita che artistica soprattutto quando cerca di arricchire la sua esperienza in tutti i campi con un’inesauribile voglia di apprendere.

 
Ci parli un po’ della tua interpretazione nel film “Angeli nel grano” e come è stato essere diretto dal regista Giuseppe Andreozzi? 
“Angeli nel grano” rappresenta il mio inizio, nel senso che è stata la prima grande occasione di  confronto tra i vari studi, laboratori e workshop che ho seguito e seguo tutt'ora in giro per l'Italia ed il mondo del cinema. In questo film interpreto il ruolo di un cameraman, Mirko, che cerca ininterrottamente di indagare sulla misteriosa scomparsa di vari ragazzi e costruire pezzo dopo pezzo la triste storia delle vittime, guidato dalla temeraria giornalista Fiammetta (Sara Pallini) e seguito dal fedele collega e fonico Filippo (Simone Caporossi). Il lavoro svolto, non è stato semplice. Inizialmente perchè ero  “alle prime armi” e successivamente perché io ed il fonico avevamo il compito  di “alleggerire” in un certo senso (nei limiti della struttura e del genere del film) il peso del tema forte che viene affrontato. Lavorare con Giuseppe Andreozzi mi ha fatto crescere tantissimo, è stato come una sorta di “battesimo”. Ricordo bene le mie chiamate notturne chiedendo sempre “scusa per il disturbo” (02:00 del mattino) domandando informazioni per la costruzione del personaggio. La sua più grande capacità è quella di farti entrare chiaramente nel “mood” di una scena, come se riuscisse a fartela vedere prima ancora di girarla. Preziosi invece i consigli dell'attrice Sara Pallini che mi hanno permesso di capire le varie sfumature di qualsiasi personaggio o meglio ancora di qualsiasi essere umano. Con il regista Andreozzi ho stretto una grande amicizia densa di ammirazione e professionalità che mi hanno permesso di girare un altro film, con probabile uscita nel 2017.


Il film fa emergere elementi di scottante attualità come la diffusione delle nuove devastanti droghe sintetiche ‘fai da te’ a basso costo. Perché, secondo te, i tuoi coetanei hanno bisogno di queste sostanze effimere per sentirsi realizzati?
Perché è più semplice! È più facile scappare e trovare una malsana alternativa che affrontare i problemi! Personalmente credo che questo genere di droghe, nello specifico la krokodil, rappresentino uno dei tanti fallimenti della società attuale. Oggi il tossicodipendente difficilmente viene considerato malato, e se usa sostanze è soltanto affar suo. Vi è come una sorta di diritto ad abusarne. Perché? Perché non c'è più Tempo di ascoltare! Per la troppa superficialità e velocità nel dover affrontare le cose; essere sempre pronti anche quando non si ha consapevolezza! Vorrei citare Umberto Galimberti, Filosofo, Sociologo e docente universitario che afferma:” se nella nostra epoca la droga è diventata un problema, è perché la cultura in cui viviamo non è più in grado di riconoscere la libertà dell'individuo”. È un messaggio che chiaramente va interpretato ma rappresenta il vero.


Nonostante la tua giovane età, hai maturato già diverse esperienze nel cinema, nel teatro, nel musical, nella pubblicità.  Con quale di queste attività  ti senti più a tuo agio ?
Il mio più grande amore da sempre è il Teatro. Il Phatos che si crea su quelle assi di legno chiamato palcoscenico ti rendono vivo veramente. Carne ed ossa al servizio del pubblico. È come concedersi interamente a degli sconosciuti per avere in cambio una sorta di accettazione che manca personalmente. Il Cinema? Onestamente sto lavorando più nel cinema che in teatro. Ad Ottobre sarò a Palermo e Londra, impegnato nelle riprese di un film Inglese, girato in lingua inglese e distribuito in Inghilterra e Canada. La regia è affidata a Marco Brunelli, giovane regista Italiano residente da anni a Londra. Per quanto riguarda il Musicol, quest'anno è stato importante per la conoscenza di Mons. Frisina e soprattutto di Armando Gatto, regista e coreografo sensibile ed esperto del Musical “San Francesco di Paola, il Fuoco e la Luce” interpretato da un incredibile Francesco Capodacqua (ex Amici 2003/2004)presso il Teatro F. Cilea di Reggio Calabria. Il carisma e la professionalità del regista Gatto, mi hanno colpito. I suoi preziosi consigli hanno contribuito a rendere quest'Opera un ricordo indelebile. Fare una graduatoria non è mia consuetudine e sinceramente mi sento a mio agio nel “fare” e basta. Devo crescere ancora molto.

Secondo te, per essere un bravo attore, bisogna essere vero o credibile?
Per essere un bravo attore occorre essere “verosimili” e soprattutto credibili, anche se per un ottima performance è necessario che ad un punto entrambe le cose si uniscano.


Quando ti sei reso conto che la recitazione  poteva essere un mezzo di sostentamento per te?
Onestamente questo mestiere (almeno per chi inizia e non ha nessun “santo in paradiso”) non permette di condurre una vita economicamente tranquilla, anzi, tutt'altro! Quando non ho impegni artistici cerco qualsiasi possibilità lavorativa purché limitata nel tempo: d'altronde l'attore deve saper fare tutto! Con i primi lavori teatrali però, ho capito di poter vivere di questo. Fra le varie esperienze, ricordo la Compagnia Skenexodia diretta da Luca Guerini a cui sono molto legato. Nutro nei confronti di Luca una stima immensa. È un regista vero a 360 gradi,  nuovo e soprattutto fresco, pieno di colpi di genio. Attivo a Roma, nelle Marche e in giro per l'Italia. Colgo l'occasione per annunciare che dopo l'estate partiranno le prove di un nuovo spettacolo in cui sarò presente, per la regia di Luca Guerini (Compagnia Skenexodia) stagione 2017.

Quanto la tua origine siciliana influenza il tuo modo di essere e di recitare?
Influenza moltissimo. L'ho capito proprio in accademia grazie ad un mio insegnate e attore: Pierluigi Cuomo. Purtroppo però ho lasciato Palermo all'età di 8 anni per trasferirmi a Milano con la famiglia (dove vive tutt'ora) e proprio a Milano ho iniziato i primi corsi di Formazione. Al di là delle varie sonorità o inflessioni dialettali, è qualcosa di viscerale. È difficile da spiegare ma è un'oggettività di pensiero! Vivevo la città di Palermo soltanto nei mesi estivi, durante le vacanze, perciò ho impiegato più tempo per capire l'importanza delle mie origini nell'espressione artistica. Amo la mia Sicilia ed il sud in generale. Per il momento infatti mi reco spesso a Reggio Calabria dove collaboro con l'AMCM, accademia musicale di canto moderno del Maestro Franco Dattola per seguire dei piccoli laboratori teatrali. Seguito da artisti eccezionali quali Benedetta Marcianò, eclettica Performer e strepitosa cantante ed Antonio Condello, musicista/compositore delicato e arrangiatore pazzesco!

Che tipo di personaggio interpreti più volentieri e quale rappresenta per te una sfida?
Non ho preferenze particolari. Che si tratti di un personaggio buono o cattivo deve essere psicologicamente complicato. L'importante è il conflitto che si crea interiormente. La sfida per me sarebbe interpretare un malato prossimo alla morte. So che può sembrare macabro ma penso sia uno step fondamentale, come se fosse un test.

Cosa deve avere un buon copione perché ti interessi?
Può sembrare banale... ma deve avere un senso quando sembra non averlo proprio e soprattutto non deve essere banale! Deve parlare di qualcosa di importante, affrontare temi sociali. È anche compito dell'arte far riflettere sulle questioni attuali dando allo spettatore un punto di vista.

Che pensi delle sovvenzioni date al cinema con denaro pubblico?
Ribadisco la risposta precedente. Credo sia una cosa giusta nel momento in cui l'uso di questi soldi ha uno scopo costruttivo. Nel senso che essendo denaro pubblico un “prodotto” deve essere per il pubblico e non solo ADATTO al pubblico. La gente non vuole solo ridere, vuole anche essere stimolata a riflettere.

Immagina di interpretare te stesso…come convinci il pubblico della tua bravura?
Domanda di riserva? Semplicemente mi donerei con tutta la sincerità..... di un attore !

                                                                                                               Rosario Schibeci

 

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