Marco Baroncini

L’artista Indipendente .Direttamente da Gran Canaria, il pittore ci parla dei suoi colori con cui esprime corpi, fiori, figure astratte dalla loro realtà sempre senza ambientazione di sfondo

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Entrare nella casa atelier di Marco Baroncini a San Fernand di Gran Canaria, significa potere accedere direttamente in un universo di passionalità che il pittore rende vivo in tutti i suoi quadri. Piccoli particolari che si concretizzano in un’armonia unica capace di esprimere una certa serenità. Infatti, nonostante l’artista varesino usi colori forti e vivaci, riesce, comunque, a creare atmosfere idilliache con figure che si materializzano quasi dall’irrealtà di un sogno. Il mondo di Baroncini non è fatto di confini e la sua pittura palesa un’anima libera che, attraverso l’arte, vuole regalare momenti di pura gioia. Dalle parole dell’artista viene fuori un grande personaggio impegnato anche nel sociale con la salvaguardia di animali abbandonati a cui cerca di assicurare un rifugio fatto soprattutto di affetto.

Il tuo percorso formativo è stato caratterizzato dall’apprendistato diretto in bottega proprio come i grandi artisti del passato. Cosa ti ha dato di più rispetto alla frequentazione di una scuola d’arte...


Magari se avessi frequentato una scuola di arte avrei imparato di più alcune tecniche come la mescola dei colori o l’uso delle spatole. E’ anche vero, però, che alla fine i colori prendono vita da soli secondo uno stile personale che segue più l’istinto che l’insegnamento. Impari a dipingere da qualcuno ma poi lo dimentichi perché dipingi di tuo. Oggi, magari, frequenterei una scuola di arte solo per conoscere meglio la storia e i lavori dei grandi artisti.


Lavori per un cliente, per la fama, o per la tua avventura creativa?


Assolutamente per dare sfogo alla mia creatività. Anche se le mie opere non saranno esposte in un museo, almeno avrò avuto la soddisfazione di fare quello che più mi piaceva nella vita. Oggi, fortunatamente, posso definirmi un artista indipendente perché non lavoro su commissione e creo solo quando sono realmente ispirato. Non a caso, considero tutti i miei quadri come dei figli, alcuni li amo particolarmente, altri un po’ meno, ma comunque, fanno tutti parte di me tanto che quando ne vendo qualcuno mi fa sempre piacere sapere dove andrà a finire.

Quanto è importante la fotografia per la tua arte?


La fotografia rappresenta l’origine dei miei lavori, la fonte da cui trae origine la mia ispirazione per cui mi è assolutamente necessaria. Ma per me una foto non è mai fine a se stessa, piuttosto è la base su cui iniziare la mia personale trasformazione con una continua elaborazione di ogni singolo elemento. L’aggiunta del colore e la trasposizione su tela la fa diventare, poi, qualcosa di completamente mio come uno scultore che, con la materia, ha dato vita al suo modello.


Dichiari che l’artista Argentino, Antonio Guarnieri ha influenzato moltissimo il tuo modo di dipingere. Ci spieghi in che senso?


Il mio incontro con lui a Firenze è stato molto importante perché i suoi lavori rispecchiano molto la mia rappresentazione delle figure. Infatti, i suoi corpi onirici che escono dall’ombra mi riportano molto alla tecnica del Caravaggio anche se dallo scuro Guarnieri fa esplodere colori vivi del tutto particolari.

Un quadro deve dare un messaggio o, piuttosto, delle emozioni?


Sono più da emozione. Infatti, anche se le mie opere possono trasmettere messaggi sono pur sempre emozionali, mai politici. Mi fa piacere dare molte possibilità di lettura ma, soprattutto, voglio dare vita ad un senso estetico gioioso in modo che, chi guarda un mio quadro, possa avere cinque minuti di felicità.


Nei tuoi lavori si può notare un distorcimento delle figure che le rende astratte dalla realtà.  E un modo di evadere o di rendere le cose che ti circondano più conformi a un tuo modo di essere e di pensare…


Mi interessa rappresentare la realtà in modo personale, l’arte figurativa mi consente, appunto, una forma di evasione. Mi piace sezionare, disturbare, sezionare annullare con colature, rendere irreale qualcosa di reale e fare in modo che la mia fantasia possa concretizzarsi attraverso il colore. Infondo, non ha senso, rappresentare un viso così come è, per questo c’è già la fotografia.


Perché hai deciso di eliminare dai tuoi quadri l’ambientazione di sfondo…


Odio il paesaggio, non è una cosa che mi rappresenta. Non voglio che le figure che dipingo possano essere disturbate da altri soggetti e l’aggiunta di qualche elemento può servire solo a renderle meno reali. Infatti, qualsiasi cosa deve risultare astratta dalla sua realtà.


Molte delle tue opere rappresentano facce. Che cosa deve avere un volto per poterti ispirare…


Sicuramente lo sguardo che per me è come la finestra dell’anima sull’esterno. I miei lavori vogliono essere anche la rappresentazione di persone sconosciute che sono alla ricerca di un loro quarto d’ora di notorietà. Personaggi del passato e del presente conosciuti tramite il web e che mi hanno colpito per qualche peculiare caratteristica. Ultimamente, per esempio, mi sono dedicato ad una serie definita “pop up” prendendo come fonte di ispirazione le foto segnaletiche di criminali a cavallo delle due guerre. Mi ha colpito il loro modo di guardare in modo interrogativo che, trasportato nel presente, potrebbe essere tradotto nel messaggio “ma dove stiamo andando a finire?” Mi diverte anche giocare con marchi, fumetti, frame di video lasciando che il colore porti sempre tutto in piene luce.


Ti sei trasferito alle  Canarie nel 2009. Cosa han regalato l'isola alla tua arte e alla tua vita in generale…


Alla mia arte sicuramente la magia dei colori di questi luoghi dove è facile trovare ispirazione in qualsiasi elemento della natura. Rispetto al tenore di vita, invece, non si può negare che qui si vive in un’atmosfera molto più rilassata dove è più facile ritrovarsi. Come artista, poi, devo dire che qui ho trovato molta disponibilità anche da parte delle istituzioni pubbliche che sono molto favorevoli e sensibili alla diffusione dell’arte sul territorio.

                                                                                                   Rosario Schibeci

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