Marco Sermoneta

Inaugurazione di successo per la mostra Urban eyes al Margutta Veggy Food & Art organizzata dal fondatore di Profilexpo il consolidato network delle varie eccellenze di culture indipendenti.

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Aria nuova per via Margutta a Roma che, nonostante la bellezza architettonica dei palazzi e le interessanti vetrine che parlano di arte, rischia di essere intrappolata in un cliché che, seppure può definirsi di esclusività, tende comunque ad un certo isolamento. Fra le strutture che più contribuiscono ad orizzonti più allargati il Margutta Veggy Food & Art che ha cominciato la stagione espositiva con la collettiva Urban eyes che fino al 30 novembre ospita le opere dei cinque urban artists Giorgio Bartocci, Daff, Efy, Luca Font e NEO. Voluta dalla titolare Tina Vannini con la cura di Francesca Barbi Marinetti, la mostra propone circa una trentina di opere che attingono dall’arte urbana presentando un percorso condiviso ma pur sempre individuale per ciascun artista presente. Grande successo per la serata inaugurale che ha visto intervenire un pubblico da grandi occasioni al raffinato aperitivo allietato della performance del dj e MC Papaceccio.  Organizzatore dell’evento Marco Sermoneta un abile comunicatore che viene dal mondo della moda dove ha sempre avuto il coraggio di osare credendo nella ricerca e nelle nuove tendenze. Istinto commerciale e passione lo hanno portato, poi, a esportare il suo know how fashion al mondo dello streetwear sicuro che così facendo il lusso si ringiovaniva e la strada si certificava con una nuova credibilità.  Oggi la sua attività anche se abbraccia diversi campi confluisce sempre in una difesa e rinvigorimento delle eccellenze italiane affinché conservino la loro identità. Riuscendo a sottrarlo alla folla dei complimenti, abbiamo conosciuto un vero personaggio che ci ha fatto scoprire qualcosa in più riguardo i suoi interessanti progetti.


Si può dire che la mostra “Urban eyes” sia il proseguimento del tuo percorso di ricerca della novità di un prodotto che deve infrangere gli schemi vecchi e non avere paura di osare?


Assolutamente si. L’intento è stato quello di arricchire via Margutta con un flusso di giovani così come succede a Berlino. Solo che qui si tratta di spostare le nuove tendenze soprattutto dalla periferia facendo in modo che anche la più classica delle strade possa diventare un terreno fertile di incontro e confronto. In questo ho avuto il pieno sostegno del Margutta Veggy Food & Art dove è stato possibile organizzare questa mostra molto interessante dove, come è nel mio stile, ho fatto confluire diversi elementi.

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Ma quella che è stata sempre la strada dell’eleganza è pronta ad affrontare artisti che usano lo spray al posto del pennello?


Diciamo che il mio compito è proprio quello di contestualizzare una mostra del genere, ovvero riuscire ad integrala in un diverso ambiente lasciando che l’arte sia l’elemento e il filo conduttore che farà comunicare personaggi apparentemente differenti.

Quali sono oggi gli ingredienti giusti per organizzare un evento di successo…


Per dare vita a un progetto occorre prima di tutto un preciso assetto che faccia coesistere luxury, urban, bike, arte, design, libri, musica, teatro. E non dimentichiamo le più importanti leve italiane che sono il mangiare e il bere con un occhio particolare alla cucina vegetariana. Non a caso, per portare avanti la nostra idea di eccellenze italiane in termini di culture indipendenti abbiamo dato vita a Profilexpo,  in Piazza di Spagna 51 a Roma, che costituisce un network di persone e di idee in continuo confronto ed evoluzione tutte legate da un rapporto di amicizia, di condivisione e sincronizzazione

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Che ci dici, invece, della tua attività di talent scout…


Potrei dire di essere un pescatore di anime per poi metterle nella rete ovvero il mio lavoro è accostare giovani creativi nel campo dell’arte e della moda con l’obiettivo di una fusione dove è possibile  staccarsi più il possibile dal prodotto basico massificato. Naturalmente, poi, mi preoccupo di mettere in condizione le persone di esprimere il massimo con i mezzi che questi hanno a disposizione oltre a creare i giusti equilibri fra diverse competenze. Sono molto contento quando la gratificazione mi arriva non dai talenti che costruisco bensì da tutte quelle persone  che poi hanno a che fare con loro.

 

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Fra le tue tante iniziative anche quella di “Notaio in arte”. Come sei riuscito a entrare in un campo così formale…


Tutto dipende sempre da come si affrontano le cose e anche una professione come quella del notaio può caratterizzarsi per un aspetto di forte creatività, intuizione della realtà, anticipazione delle trasformazioni e adeguamento ad esse. Infatti, la mission di “Notaio in Arte”  nasce con l’intento di sostenere lo sviluppo e l' espansione dell’arte urbana, ricercando gli artisti, promuovendo e tutelando il loro lavoro soprattutto per quelli che non hanno ancora avuto modo di emergere nel panorama artistico nazionale.

                                                                                          Rosario Schibeci

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