Ivo De Palma

Da astronauta a doppiatore!

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Oggi conosciamo Ivo De Palma, doppiatore che ha interpretato personaggi di serie animate che fanno ormai parte della storia della TV Italiana ma anche della nostra. I Cavalieri dello Zodiaco, Kiss me Licia, Sentieri, famosa soap opera e tanti altri. Un breve viaggio nell’affascinante mondo del doppiaggio insieme ad un grande professionista.

Ha sempre pensato, sin da giovanissimo che avrebbe intrapreso questa carriera, oppure da piccolino i sogni erano altri?

Da piccolino sono passato dal sognare di fare l’astronauta al desiderare ardentemente di diventare cardiochirurgo. Quindi, sì, direi che ero sintonizzato su altre cose. Poi, una certa confusione, che durò fino all’esame di maturità. Nel frattempo, avevo cominciato a lavoricchiare nelle emittenti radiofoniche private della mia città. Quelle che all’epoca si chiamavano “radio libere”. Fu lì che capii le potenzialità della mia voce, sebbene allora fosse ancora tutta da raffinare. Studiare dizione mi portò a completare la formazione vocale con la recitazione, e fu allora che mi si aprì il mondo appassionante che scelsi poi come professione. In buona sostanza, ho vissuto e vivo ancora del lavoro che ho scelto, e di questo, insieme a tutti i miei sostenitori, posso dire di essere soddisfatto.

Gli anni 80, i cartoni in TV e le loro sigle ormai storiche: com’è stato vivere quegli anni, professionalmente parlando?

Tutto aveva la magia di un ambiente privilegiato, nel quale ho l’ulteriore soddisfazione di essere entrato senza “santi in Paradiso”, quindi senza essere figlio/fratello/amante di nessuno e perciò contando solo sulle mie forze e facendo valere solo le mie qualità. Che erano artistiche ma non esclusivamente. Ci vuole anche pazienza, costanza, e quel delicato equilibrio tra legittime aspirazioni e autostima da un lato, e indispensabile umiltà dall’altro. Certo, ebbi anche la fortuna di avere l’età giusta e la voce giusta per poter approfittare di un momento storico molto importante per il doppiaggio italiano. Mi riferisco all’esplosione della televisione commerciale e all’arrivo, in quegli anni e sulla mia piazza di riferimento (Milano), di notevoli quantità di repertorio giapponese.

A quell’ epoca i cartoni erano “molto presenti” nelle giornate dei bambini un po’ come lo sono ora i videogames, meglio allora oppure adesso, da un punto di vista pedagogico, secondo Lei ?

Meglio la misura, in tutte le cose. A dosi ragionevoli, televisione e videogiochi non sono pedagogicamente negativi. Se si eccede, non voglio dire che si diventi necessariamente chissà quali mostri, ma certo si sottrae molto tempo, e in giovanissima età, alla socialità e al rapporto reale con gli altri, del resto messi già sufficientemente a repentaglio dall’odierna mediazione dei cosiddetti “social”, il cui nome trae in inganno, visto che inducono chiunque a isolarsi dal proprio contesto reale per fruire dei contatti virtuali.

Parliamo di doppiaggio: l’adattamento in Italiano di una scena animata o film creato in un’altra lingua quanto è complicato, se lo è?

È complicato dal fatto che a tutti i problemi che in genere ha qualunque comunissima traduzione, si aggiungono tutti quelli legati alla costrizione temporale e alla natura dialogica, quindi parlata e quotidiana (e non scritta e letteraria) dei testi. Il copione è scritto, ma non è linguaggio scritto. È “scritto” per comodità, ma con l’unica eccezione del narratore di un documentario, riproduce il linguaggio “parlato”. In più, le battute devono stare a sincrono labiale. E se sono divertenti, devono esserlo anche nella lingua d’arrivo e questo non è automatico se la battuta è tradotta letteralmente. Quindi “tradurre”, in questo caso, è più un “trasporre”, e per trasporre bene a volte “tradurre” deve diventare un po’ “tradire”, perché il paradosso è che a volte sei più fedele alle valenze originali del testo solo se... lo cambi.

La voce cambia con il passare del tempo, come ci si adatta, soprattutto quanto si segue lo stesso personaggio per molto tempo?

Eh, dipende. Nel caso degli attori in carne ed ossa, il personaggio invecchia con te e quindi il tutto è più naturale. Nel caso dei cartoni animati, invece, lui resta sempre uguale, e tu invecchi. O addirittura, complici i restyling grafici in computer grafica, lui addirittura ringiovanisce, mentre tu invecchi. Quella è la sfida più ardua. E ognuno si adegua come può, perché ogni voce fa storia a sé sia per quanto riguarda le modifiche dovute all’età che per quanto riguarda gli eventuali accorgimenti che ciascuno prende (o non prende) per dilazionarne l’invecchiamento e mantenerla se non giovane, almeno tendenzialmente giovanile.

Le origini, Lei è di Napoli, in molti casi creano un personaggio (Totò), e lo stesso vale per le voci (Troisi), vale lo stesso per il doppiaggio?

Di regola no, perché da un professionista della voce ci si attende innanzitutto la massima fedeltà a uno standard fonetico uguale per tutti. Ma è pur vero che in certi casi, molto particolari, le proprie origini possono aiutare. Leo Gullotta, per esempio, che è di Catania, doppia Joe Pesci in un delizioso italo-americano impastato di siciliano. E al Totò che hai citato, negli ultimi anni di vita molto debole di vista e quindi impossibilitato a doppiarsi, capitò negli ultimi film di essere doppiato alla perfezione (nelle scene in esterno, per cui non si usava la presa diretta) da un altro attore, cioè Carlo Croccolo, che aveva lavorato con lui e lo conosceva bene, era di Napoli e lo imitava alla perfezione, fino a essere addirittura più Totò di Totò stesso. Croccolo era un fenomeno, tanto che nel film “I due marescialli” nella scena finale a ripresa esterna, girata in una stazione, prestò la voce contemporaneamente sia a Totò (che interpretava Antonio Capurro), che a Vittorio De Sica (nel ruolo del Maresciallo Vittorio Cotone), circostanza ritenuta unica nel cinema italiano.

C’è un personaggio o un attore che avrebbe voluto doppiare?

Molti, ma non entro mai nello specifico (la domanda ricorre in varie interviste) per non risultare presuntuoso e per non sminuire il lavoro del collega che ha effettivamente lavorato, in italiano, a quel ruolo.

Fa mai “le voci” per i suoi figli?

Beh, diciamo che quando erano molto più verdi d’età capitava più spesso.

C’è un personaggio con la quale si è identificato in questi anni e uno con cui proprio non andava d’accordo?

Pegasus a parte, di cui si è scritto e detto molto, sia da parte mia che di chiunque negli ultimi anni, mi piacque molto Kanbei Shimada, dell’anime “Samurai 7”. Una figura autorevole e carismatica. Non mi identifico, per carità, ché se dicessi una cosa simile avrei schiere di detrattori pronti a fare ironie imbecilli. Ma questo Kanbei Shimada, in quanto “antieroe” un po’ malinconico, e oltretutto più vicino alla mia età, l’ho sentito “consonante” in più di un’occasione. Purtroppo, “Samurai 7” non fu una serie molto lunga, e non ebbe alcun sequel.

Lei è anche insegnante, giudica il Suo mestiere molto difficile? ed in questo caso che consiglio può dare a chi vuole cominciare?

È un “mestiere” in tutto e per tutto. Difficile nella misura in cui riuscire a viverci dipende da una serie di circostanze. Alcune legate alla formazione, quindi al fondamentale rapporto tra doti tecniche e sensibilità personale, tutte da sviluppare. Altre legate all’ambiente in cui materialmente lo si effettua, in genere molto competitivo. Ma sarebbe un errore pensare che la cosa più difficile sia iniziare a farlo, questo mestiere. A volte, è molto più difficile “continuare” a farlo. Ma ogni tentativo fa storia a sé, quindi sarebbe un ulteriore errore precludersi questa possibilità ragionando a tavolino, senza aver dedicato almeno un po’ di tempo a cercare di concretizzarla.

Impegni futuri o in corso d’opera?

Scaramanzia vuole che vengano annunciati solo quando sicuri...

Grazie ad Ivo De Palma per la sua disponibilità e ricordiamo che il Sig. De Palma tiene corsi di doppiaggio a Torino, per info http://www.ivodepalma.it/

Foto di copertina per gentile concessione di Aldo Giarelli

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