Arteteca

Non è la gente a parlare come noi, siamo noi a parlare come la gente. Noi abbiamo solo il merito di avere imparato bene la loro lingua.

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Monica Lima ed Enzo Iuppariello: due nomi che letti così vi diranno forse poco ma sono invece uno delle coppie comiche più riuscite degli ultimi anni. Monica ed Enzo, noti al grande pubblico come il duo Arteteca, sono infatti tra i protagonisti dello squadrone Made in Sud.

La vostra carriera artistica ha avuto inizio un bel po’ di anni fa e avete ottenuto tanti riconoscimenti. Nel 2008 avete fatto il vostro ingresso nel cast di Made in Sud. Come siete approdati a questa trasmissione?

In realtà noi non siamo approdati a “Made in Sud”, siamo nati insieme! Come hai detto tu, abbiamo avuto un percorso artistico precedente fatto di studio e gavetta, ma non vogliamo annoiare parlando del nostro curriculum, basta sapere che abbiamo iniziato abbastanza presto, Monica aveva solo 14 anni. Da duo di cabaret emergente poi, abbiamo iniziato a frequentare il laboratorio “sipariando” al Teatro Tam di Napoli diretto da Nando Mormone, oggi nostro agente. Eravamo un piccolo gruppetto di persone con un grande sogno, niente a che vedere con il numeroso cast di oggi. Poi da un’ idea di Nando e, capitanati da Gigi, Ross e Fatima, nacque Made in sud, da lì la storia è visibile a tutti in tv ogni martedì.

In pochi anni Made in Sud, ha messo in ombra programmi comici importanti, considerati delle punte di diamante delle reti Mediaset. Qual è il segreto di questo successo?

Crediamo che Made in Sud non abbia messo in ombra nessuno, abbiamo ancora tanta strada da fare e dobbiamo ancora dimostrare tanto, tanto, tanto! Zelig è la storia della comicità in tv, oggi il calo è innegabile, ma forse anche fisiologico. Noi siamo stati dei fan di Zelig e per quello che ha rappresentato lo siamo ancora oggi, anche se non ci hanno voluto! Ma questa è un'altra storia! Oggi il nostro grande amore è Made in Sud ed il segreto del successo di questo programma forse è proprio questo: è fatto di gente che ama questo mestiere e che si sente “Made in sud”. Forse si potrebbe dire che noi siamo diventati quello che loro erano allora, negli anni novanta c’era un gruppo di comici emergenti nel nord e quel gruppo era “Zelig”, oggi dei comici famosi vanno a Zelig! Noi, invece, in questo momento non andiamo a Made in Sud, ma lo siamo! Insomma sono cambiate le facce ma non gli stati d’animo.

La vostra comicità prende spunto dalla vita quotidiana. Come dire bisogna trovare sempre il lato comico in tutte le situazioni? Come ci riuscite?

Non ci riusciamo! O meglio non ci riusciamo sempre! Anche noi ci arrabbiamo, ci annoiamo, e a volte facciamo arrabbiare ed annoiare, magari si può dire che riusciamo a sdrammatizzare un po’ meglio degli altri e soprattutto che siamo degli ottimi osservatori, stiamo sempre a guardarci intorno!

Dismessi gli abiti di scena, chi sono Monica ed Enzo?

ecco Monica ed Enzo sono questi tre puntini …

Siete uniti non solo professionalmente ma anche nel privato. Questo ha rappresentato una marcia in più o delle volte è stato un ostacolo?

Non lo sappiamo se è una marcia in più, perché non abbiamo mai provato il contrario. Quando abbiamo iniziato come duo di cabaret eravamo già una coppia. Facciamo così, dopo questa intervista continueremo a lavorare insieme, ma ci lasceremo come coppia, poi magari ti faremo sapere!

“Arteteca” : espressione partenopea che indica irrequietezza. Vi rispecchiate in questo o il nome del duo ha altre origini?

No, no l’origine è proprio quella! Enzo non sta mai fermo un minuto al massimo spesso spegne il cervello. Monica si spegne spesso perché è più pigrona ma la sua mente continua ad agitarsi anche quando dorme!

Avete un grande seguito soprattutto tra i giovanissimi che hanno fatto delle vostre battute il loro slang. La vostra è una comicità che non si limita ai confini partenopei…

Nel nostro slang ci sono parole che vengono da altre parti del mondo: “shatush”, “selfie”, “ask”, “top”. Parole italiane: “ho spaccato”, “vita, cuore, battito”, ma anche: “te faccie male”, “amò”, “non te ne foire” parole che fanno parte di un linguaggio più regionale. Ma è questa la realtà nella vita, in strada nessuno parla in latino, dovunque in Italia la gente parla italiano con qualche parola inglese e con un forte accento regionale! Anche in un ghetto del Bronx i ragazzi parlano americano, con un forte accento del Bronx utilizzando parole italiane come “pizza” o “ciao”. Oggi è così! Quindi, per arrivare alle gente senza annoiare come un professore di latino, noi abbiamo scelto il linguaggio della gente. Non è la gente a parlare come noi, siamo noi a parlare come la gente. Noi abbiamo solo il merito di avere imparato bene la loro lingua.

Parliamo di attualità. I recenti crudeli casi di bullismo fanno rabbrividire: qual è la vostra opinione in merito, come pensiate si possa arginare il continuo dilagare di questo fenomeno?

Entrambi siamo nati in quartieri difficili. I quartieri difficili sono in ogni grande città del mondo, certe cose le abbiamo viste e vissute sulla nostra pelle. Non sappiamo come risolvere il problema, è una domanda difficile non siamo in grado di dare soluzioni intelligenti. Dovrebbero esserci persone in grado di dare soluzioni e persone con il potere di arginare questo fenomeno. La cosa certa è che ciò che fa la differenza in questi casi è la prevenzione: acculturare i giovani, educarli al rispetto per gli altri. Noi adulti possiamo solo dare il buon esempio ed educare i più giovani all’amore per l’altro.

Ritorna periodicamente la notizia secondo cui si vorrebbe anticipare la chiusura dei locali alle 2 per contrastare il fenomeno della micro criminalità. Ritenete sia giusto o questo problema andrebbe arginato diversamente?

Perché i delinquenti hanno la ritirata? “Ad un certo punto allo scoccare delle due di notte, i delinquenti di ogni città del mondo diventano tutti buoni…”, sarebbe un mondo migliore!

Come cittadini, in cosa vorreste le Istituzioni locali fossero più presenti?

Su questo ci dividiamo nella risposta perché abbiamo due sentimenti entrambi negativi, ma diversi.

Monica: per me le istituzioni non esistono, nella mia vita sono state un fantasma, forse essere presenti sarebbe troppo. Alle istituzioni basterebbe riuscire a farsi vedere, anche se in penombra e un po’ da lontano. Sono cresciuta in periferia e per me le istituzioni sono come quei personaggi della letteratura: Achille, Ulisse, Renzo e Lucia, don Chisciotte, Amleto, personaggi che tutti hanno sentito nominare almeno una volta, ma che nessuno ha mai visto, con la differenza però che i personaggi della letteratura erano tutti belli e coraggiosi, i personaggi delle istituzioni sono tutti brutti e ca’ panza!

Enzo: io invece sono sempre costantemente arrabbiato con le istituzioni. Per me sono un oggetto più reale e vivo infatti per un breve periodo della mia vita mi sono anche avvicinato alla politica. Per spiegare perché le istituzioni mi innervosiscono devo partire da lontano. Sono nato, cresciuto e vivo ancora oggi, in uno dei posti più impregnati di storia, arte e cultura del mondo, e non sto esagerando dicendo: “…del mondo!” . In questo momento, sono in un appartamento sito in un palazzo con il basamento risalente al 400 d.C.; alla mia destra fiancheggia il muro maestro del palazzo, una chiesa sconsacrata del 1700 piena di opere d’arte; alla mia sinistra a poche decine di metri inizia il museo Cappella San Severo, noto in tutto il mondo per il famosissimo Cristo Velato; e sotto il culo ho un'altra città nota come “Napoli sotterranea” luogo ascetico e pieno di storia e misteri. Non so quante persone al mondo possono vantarsi di essere nati in un posto così! Ovviamente sono orgogliosissimo di tutto ciò però vorrei vedere questi luoghi valorizzati e apprezzati da tutti. Da quando sono nato, non c’è stato un solo gruppo politico ad aver capito il valore turistico di queste zone, o forse non è tanto l’incapacità di capire quanto la mancanza di volontà di voler valorizzare questo patrimonio, quasi abbandonato a se stesso.

Qual è il sogno nel cassetto di Monica ed Enzo?

Una casa sulla spiaggia con grandi vetrate.

E quello degli Arteteca?

Una casa sulla spiaggia con grandi vetrate!!!

Sara Grillo 


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