Maria Letizia Putti

La vita mi ha insegnato che quando meno te lo aspetti accade l’impensabile

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Inizio togliendo subito il dente…nel suo libro Andrea, il protagonista, definisce le interviste come “Una maledetta perdita di tempo”, o anche “Come se qualcuno stia violando la mia sfera privata”. Anche lei è della stessa opinione?

Quell’osservazione viene pronunciata in un momento di particolare tensione. Andrea è soggetto a repentini sbalzi di umore a causa della stanchezza dovuta ai troppi impegni; la Fama lo ha baciato ma insieme gli ha stravolto la vita quotidiana: le trasferte e i multiformi impegni di scrittore gl’impediscono di rimanere in famiglia, di frequentare gli amici e generano in lui una tensione crescente. Un individuo sotto pressione non sempre riesce a mantenere intatto il suo aplomb, spesso ci si esibisce in dichiarazioni che in tempi tranquilli non ci apparterrebbero.

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Nel suo romanzo il protagonista è un uomo o che scrive in prima persona, e comunque anche gli altri personaggi di maggior rilievo lo sono, come è stato immedesimarsi e scrivere nell’altro genere?

Non credo esistano i “generi” di scrittura, se fosse così le donne dovrebbero scrivere solo di donne e viceversa. Esistono invece i personaggi, quando si scrive ci si immedesima in essi, si vive con loro, si pensa come loro, è una tecnica che rasenta quella dell’Actor’s Studio di Elia Kazan e poi di Lee Strasberg. Basta applicare il metodo Stanislavskij alla scrittura, una rigorosa analisi psicologica del personaggio che si vuole interpretare, “descrivere” è più corretto nel caso di uno scrittore. Basta riuscire a staccarsi da domande quali “io che farei in questo caso?” per calarsi invece nei panni del protagonista o di qualunque individuo popoli le pagine scritte e ragionare e comportarsi come vuole la linea psicologica che li connota, il loro rapportarsi con il mondo, le loro reazioni agli accadimenti.

Da giovane intervistatrice con voglia di arrivare alla cosiddetta “fama” o comunque con la voglia di riuscire a realizzare qualcosa di importante, ho trovato in qualche modo il personaggio di Andrea come poco ambizioso. Lei che invece si avvicina forse di più a lui come definirebbe il comportamento del protagonista?

Schivo. Andrea non è consapevole del valore della sua scrittura, che conquista rapidamente l’editore e il pubblico. È una persona schietta, affatto malata di arrivismo, come sembra sia indispensabile in questi tempi. Pur realizzando di esser divenuto uno scrittore affermato, vorrebbe che nulla cambiasse nel suo quotidiano, i valori fondamentali restano la famiglia, le amicizie, la scrittura e la musica. La Fama invece lo sradica e gli toglie ogni certezza. Quale individuo non lotterebbe per riappropriarsi dei propri affetti?

Andrea, un uomo ormai grande, completo, appagato e che manda avanti la sua passione, la scrittura; quanta autobiografia c’è in questo romanzo, se c’è?

Niente di autobiografico, se non la passione che accomuna chiunque scrive, quel quid che spinge a esternare il frutto della propria fantasia; la spinta in questo caso è stata quella di mettere al centro di una vicenda uno scrittore. Scrivere di uno scrittore, non di uno realmente vissuto, ma di un personaggio inventato, era un’idea che mi solleticava da qualche tempo. È chiaro poi che in tutto quello che si scrive si riversano briciole del proprio vissuto, piccole riflessioni o idiosincrasie nei confronti di qualcosa o di qualcuno, escono da noi ed entrano a far parte del carattere di una nostra creatura, la quale tuttavia ha carattere suo proprio, verisimile ma non vero.

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Il protagonista da Roma si trasferisce ad Orvieto, lei da Roma si trasferisce nella Tuscia meridionale; secondo lei quanto incidono i ritmi frenetici della città, che non lasciano spazio a nulla se non al necessario, con lo sviluppo e la coltivazione dei propri interessi?

Molto. Entra tuttavia in gioco l’abilità di schivare la tenaglia della frenesia, il riuscire a ricavare spazio e tempo da dedicare ai propri interessi, e questo succede ovunque. Anche in campagna, immersi in scenari idilliaci, si potrebbe esser vittima di ritmi frenetici. L’ansia di strafare è un motore che genera malessere, basta saperlo riconoscere e spegnerlo al momento opportuno, per salvaguardare la propria incolumità.

Il titolo del suo libro è molto particolare e se si fa riferimento alla copertina, forse lo si capisce molto di più. Come è nato?

Quasi per caso, dopo molti titoli buoni ma non eccelsi è nata l’idea del gioco di parole tra Fama e fame. Il protagonista, come parecchie persone, quando è stanco e provato desidera lasciarsi alle spalle i pensieri ansiogeni per rilassarsi davanti a un buon cibo, che assume quasi una valenza taumaturgica. Mi viene in mente la pasta fredda che Andrea prepara per l’amico Fabrizio, dopo che quest’ultimo ha composto un brano dalle rare suggestioni, oppure il ragù che lo stesso Fabrizio prepara con cottura lenta e prolungata, secondo la tradizione familiare. O le spettacolari torte preparate da Anna. Vi ho stuzzicato le papille gustative?

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Andrea per scrivere i suoi racconti si ispira alla gente che incontra sul treno, per strada, ai suoi ricordi d’infanzia. Lei da dove prende spunto?

Ripeto, la fantasia è il fondamentale ingrediente, per restare in tema culinario, usato da ogni scrittore. L’insieme di piccoli spunti, derivati da situazioni o persone che rimangono in memoria, possono entrare in gioco al momento opportuno. Lo scritto procede in una dimensione parallela a quella della vita reale, ma con le stesse modalità. Ho letto da qualche parte: “diffidate dello scrittore, qualunque situazione vissuta o frase pronunciata potrebbe essere usata a vostra insaputa!”

Quanta realtà, e quanto romanzo ci sono in questa storia? Mi spiego meglio, se fosse reale, ai tempi di oggi , dell’editoria di oggi, pensa sia possibile una storia come questa?

Tutto è possibile; la vita mi ha insegnato che quando meno te lo aspetti accade l’impensabile. Non ho voluto scrivere una vicenda reale, bensì verisimile, e non mi sono mai chiesta se quanto descritto possa essere realizzabile. Fa parte del gioco di costruire un romanzo, che deve essere credibile, ma non deve sottostare alle dinamiche della vita quotidiana, altrimenti resterebbe confinato in una pagina di cronaca.

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Se il protagonista fosse stata una donna, magari Claudia la moglie di Andrea, con il suo lavoro, la casa, il marito, i quattro figli, crede che la storia avrebbe avuto lo stesso svolgimento?

Perché no? Non sopporto la differenziazione dei ruoli, anche se la vita spesso impone degli stereotipi preconfezionati, come il camionista che deve essere uomo o la maestra che è solo una figura femminile. Ormai i tempi sono maturi per liberarci da questi schemi, abbiamo donne piloti d’aereo e astronaute e abbiamo maestri di scuola, altrettanto bravi che le colleghe. Anche io, con un lavoro a 60 chilometri da casa, due figli e mille interessi, riesco a trovare il tempo per scrivere. Perché non avrebbe potuto Claudia? Andrea, da bravo marito, si sarebbe prestato ad aiutare la moglie e a facilitarle il compito, così come lei nel romanzo ha supportato il marito.

Tredici milioni di italiani vivono in comuni dove non esiste una libreria e 500 mila studenti frequentano scuole senza una biblioteca: va male al sud ma anche nel nord-est - le ricerche parlano chiaro: dove i libri sono in vendita, la lettura tende a crescere:lei da scrittrice che opinione ha di questa situaione ?

Anch’io vivo in un comune in cui non esiste una libreria, in cui sembra che leggere sia una perdita di tempo. Ciò rientra nel grande disegno distruttivo di questi tempi, quello per cui la Cultura è attività da sfigati, tempo sprecato, ma il movimento che va contro corrente sta dimostrando che le persone dall’elettroencefalogramma piatto sono in diminuzione e ciò fa ben sperare per il riscatto futuro dei cervelli pensanti.

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Parente: “la nostra editoria esporta all'estero ciò che vende qui, per cui degli ultimi vent'anni abbiamo fabio volo o melissa p. tradotti in centinaia di paesi e arbasino o aldo busi che conosciamo solo noi, perché non muovono più una copia da secoli. se un americano pensa che la letteratura italiana sia tutta qui è colpa degli editori":un suo commento ?

No comment !!!

L'astrofisico stephen hawking: ''internet, e le piattaforme che rende possibili, consentono a poche persone di ricavare profitti enormi con un numero di dipendenti ridottissimo. è inevitabile, è il progresso: ma è anche socialmente distruttivo. i leader mondiali devono riconoscere il loro fallimento e lavorare insieme'';lei che idea ha di internet ?ma sopratutto quanto si prodiga per capire questa società attuale ?

No comment !!

Travaglio: “in qualunque altro paese, un premier che per mesi giura di lasciare la politica in caso di sconfitta, sarebbe assediato - gentiloni è un brav'uomo tendenza sughero, un galleggiante che non disturba, non sporca, dove lo metti sta. più che un premier, una pianta grassa"lei da quale parte sta ?

No comment !!

Agli efa vince 'fuocoammare' di gianfranco rosi.il regista, sui migranti l'europa non fa il suo dovere ;le piacerebbe scrivere sui mgranti un romanzo ,oppure raccontare le storie di queste sfortunate persone ?

Ho visto il film, che ritengo degnissimo di tale premio. Nel mio piccolo sto ultimando un romanzo il cui protagonista è un uomo rimasto senza lavoro e che per non far mancare nulla ai figli rinuncia a un’abitazione tradizionale per vivere in un camper. Il suo ingegno e un pizzico di fortuna lo riporteranno a tempi migliori. Per il momento non prevedo di affrontare l’argomento emigrazione. Per costruire una vicenda letteraria bisogna conoscere molto a fondo il soggetto da trattare e non mi ritengo sufficientemente preparata per mettere al centro di un mio lavoro futuro questa tematica, che tuttavia seguo con grande coinvolgimento emotivo. Mai dire mai… chissà?

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Si è svolta da poco a Roma la quindicesima edizione della Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, Più libri più liberi, promossa ed organizzata da AIE – Associazione Italiana Editori, lo stand della casa editrice Graphofeel non poteva dunque mancare; lei era lì? Che tipo di esperienza è stata? Cosa ne pensa?

Seguo la manifestazione anno dopo anno, sono una bibliotecaria e il mio interesse per Plpl è multidisciplinare. Ci sono stata anche quest’anno. Ho “soggiornato” allo stand Graphofeel, che presentava Lo scrittore non ha fame tra le novità. Ma ho visitato anche molti altri stand, che ormai fanno parte del mio percorso di visita, case editrici e associazioni, enti e organismi culturali, tra cui il Centro per il libro e la lettura, che fa opera meritoria nelle scuole per la promozione della lettura tra i ragazzi; sono tutti luoghi da cui trarre notevoli spunti di riflessione, idee, contatti e crescita professionale.

Noemi Molinaro

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