Centrifugo Senza Rispetto Di Andrea Alessio Cavarretta

Centrifugo Senza Rispetto Di Andrea Alessio Cavarretta

La recensione di Unfolding Roma

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Un vortice di fatti più o meno fantasiosi viene presentato al pubblico da Andrea Alessio Cavarretta in “Centrifugo senza rispetto” edito per Haugh! (Pp 112, prezzo Euro 12,00). Più precisamente una miscellanea di racconti dove situazioni al limite del paradosso e dell'assurdo si susseguono mischiandosi con sentimenti e situazioni di vita reali.

Quello che l'autore Andrea Alessio Cavarretta mette in campo in realtà sa più di artiglieria pesante puntata su una società che crede di essere “normale” ma che è più strana di quel che sembra. Ecco quindi un ipotetico risolutore, che se “chiamato”, centrifuga tutto e rifà senza trattenere nulla, in piena libertà: «Ho centrifugato dapprima una cosa, successivamente un lui che mi sedeva accanto, poi un altro tipo, quindi me stesso e poi piano piano tutto: un pensiero, un desiderio e infine ho imparato a farlo su richiesta, su chiamata verbale, mentale, interiore, animale». (...) «Non lo voglio, non lo amo, non lo sento, non lo provo, non lo dico, io, zum zum e zum zum zum zum. Ecco, mi hai chiamato!»

Proprio dal termine “rifaccio”, presente anche nel titolo, si evince il perenne sarcasmo di cui è intrisa l'opera. In letteratura ricorda i racconti di Maupassant carichi di una profonda analisi sociale e brevi per esaltarne l'incisività. La “centrifuga” metaforicamente diventa lo strumento psicologico e sociale per sbarazzarsi di tutto quello che non va o peggio non piace, animale domestico compreso e usando la metafora, l'autore libera se stesso in una sorta di rivincita: «Io, presunto suino perdente, in quell'attimo di poderoso slancio, dimostravo a me e a tutta la scuola di danza che non era una questione di materia ma di stile e che anche un grasso maiale, se ben equipaggiato di ali, poteva, anche solo per una volta e anche solo con una gamba, volare». In questo si inserisce la volontà di esternazione in un contesto sociale come quello italiano che spesso non rende la vita facile, dettaglio reso evidente anche dalla crescente struttura grammaticale della frase: «Sono gay. Sono uno scrittore gay. Sono uno scrittore gay, italiano.»

Maestro di aggettivi, onomatopee e virtuosismi descrittivi, l'autore crea frenesia e ansia nel lettore, lanciandosi addirittura in neologismi frutto di composizione di parole, come ad esempio “monnalitico”. Nel racconto “Per merenda, succo d’arancia” attraverso la spaziatura con rientro a destra del testo crea l'illusione dei gradini di cui una povera donna anziana è costretta a servirsi per raggiungere il proprio appartamento dato che l'ascensore è guasto.

L'autore abbandona poi questo stile di scrittura quando i racconti diventano autobiografici, parlando di sé e dell'amore per il compagno a cui è peraltro dedicato il libro. Uno stato di grazia personale raggiunto e che si vuole far conoscere al mondo, al centro di un vortice rappresentato appunto dai racconti protagonisti dell'opera.

Un libro molto psicologico che come tale va preso e capito, dalle caratteristiche talmente psichedeliche da sembrare un film di David Lynch ma anche per questo assolutamente originale nonché punto di partenza per profonde riflessioni.

Francesca Uroni

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