Matteo Caccia

Cerco di rendere universale la storia di una persona specifica, in modo che ognuno trovi qualcosa di sé in quella persona e nella sua vita.

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Dal 10 gennaio, ogni weekend, Matteo Caccia è in diretta dagli studi rai di Radio2 con Una vita - Viaggio nelle età di ognuno, programma scritto dal conduttore insieme a Tiziano Bonini e Mauro Pescio .

Una vita sono cinquanta puntate per 25 protagonisti fra tante persone comuni e qualche personaggio più popolare come il diciotenne Gianluigi Quinzi, promessa del tennis mondiale, e l'astronauta Samantha Cristoforetti.

Unfolding Roma ha il piacere di ospitarne il conduttore Matteo Caccia, un nome sinonimo di grande professionalità nei diversi ambiti che lo hanno visto protagonista: dalla tv, al teatro ed appunto la radio.

Matteo questa esperienza radiofonica non è la prima per te. Già nel 2008 avevi condotto, con grande successo, qualcosa di analogo con Amnèsia, viaggio in una memoria da ricostruire. L’idea di sperimentare questo storytelling come è nata?

Facevo già radio e recitavo in teatro ma in entrambi i casi mi mancava un pezzo, quello di scrivere delle cose che mi piacesse raccontare. E così dopo aver visto un documentario che raccontava la vita di una persona che aveva perso la memoria pensai di scrivere “amnèsia”.

Sei al primo posto su i-tunes, il tuo programma è il più scaricato. C’è voglia di normalità e probabilmente il pubblico la ritrova nei racconti dei tuoi ospiti. Che ne pensi?

Più che di normalità, direi che le persone hanno voglia di storie, di qualsiasi tipo si tratti, dal cinema alle serie tv le storie quando sono belle e ben raccontate funzionano. Io cerco di rendere universale la storia di una persona specifica, in modo che ognuno trovi qualcosa di sé in quella persona e nella sua vita.

Fino a pochi mesi fa ti abbiamo apprezzato come padrone di casa di uno dei salotti culturali più seguiti, mi riferisco chiaramente a dalla A a Laeffe. Dovessi raccontare Matteo Caccia, lo faresti dietro ad un microfono o dinanzi ad una telecamere?

Penso che lo farei davanti ad un pubblico, dal vivo, con la possibilità di registrare l’audio di quello che dico e il video di ciò che accade mentre racconto. Ho la sensazione che radio e tv siano dei testimoni: se dentro non succede nulla, non succede nulla nemmeno nel pubblico.

Tra personaggi famosi e non che hai incontrato, c’è qualcuno che ti ha colpito in modo particolare?

Tra i famosi Henry Winkler che per tutti noi è Fonzie di Happy Days, è dislessico e ne parla e scrive con una leggerezza invidiabile, tra i non famosi un signore che da ragazzo faceva il marinaio e ha attraversato una delle tempeste oceaniche peggiori del secolo scorso.

Ti piacerebbe un programma on the road, su e giù per l’Italia?

Mi piacerebbe molto, andare in giro a raccogliere storie, soprattutto ora che mi sono comprato un vecchio furgone Volkswagen!

L’avvento del digitale ha dato la possibilità al grande pubblico di poter scegliere e, delle trasmissioni che erano quasi delle scommesse, sono state premiate in termini di audience. In generale cosa premi della tv e cosa bocci?

Io guardo molto due cose le serie televisive perché mi piacciono i personaggi complessi, ed il calcio perché mi piace l’Inter. La tv intesa come tv generalista la guardo meno, temo proprio per il fatto che quando sono nate le tv tematiche-digitali-satellitari, quella che prima era solo TV, si è trasformata in TV “generalista” e il generalismo non mi fa impazzire.

Parliamo di attualità. C’è stata finalmente l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Che idea hai della politica, la segui?

Ho seguito tanto la politica fino ai 35 anni circa, mi infervoravo, mi informavo, e mi schieravo. Oggi ammetto che sto vivendo un momento di allontanamento e disincanto, ma spero che passi. Detto questo mi pare che questo nuovo presidente sia una figura istituzionale, in linea con quello che quella figura richiede.

Cosa pensi delle condizioni socio-economiche in cui versa il nostro Paese?

Eh… il momento è complicato un po’ ovunque, forse una delle ancore di questo paese è caratterizzata da quegli italiani che escono, imparano, lavorano, e poi ritornano.

La vita inizia a 40 anni: cosa ti regalerai il 24 luglio per questa prima candelina?

Una vacanza con amici per evitare di fare finta di niente.

Sara Grillo 

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