Radiografia Del Lettore

Radiografia Del Lettore

Consuetudini e tendenze di chi si immerge in una storia

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Alessandro Piperno lo ha definito "libero lettore". Ne ha tratto una sorta di manifesto, ne ha difeso i diritti ed esaltato lo spirito. Quello di perdersi semplicemente in una storia. Di avere necessità e sete di conoscenza e di buoni personaggi. A questa categoria, ha opposto quella del lettore cinico e barbaro, ansioso di stroncare, rivoluzionare, promuovere, canonizzare. L'Italia è un paese notoriamente poco incline alla lettura: soltanto il 14% di persone legge un libro al mese. Ecco che allora diviene difficile caratterizzare il lettore e le sue abitudini, e svelare in che modo l'individuo si approccia al libro.

Come per tante attività e hobby della modernità, tutto risente del giudice supremo che è il tempo. Appurato dunque che di lettori ce ne sono pochi, la maggior parte, alla domanda "Quando leggi, di solito?" vi risponderanno "La sera, è l'unico momento che ho di tranquillità". La quotidianità inghiotte i minuti da concedere agli svaghi ed ecco che allora si può ipotizzare che i pochi lettori compulsivi che abitano il paese, cerchino comunque di concedersi qualsiasi ritaglio di tempo per darsi a un libro nel tentativo di ottimizzare. Nella pausa pranzo, al mattino prima di uscire, quando il cervello è certamente più recettivo di quando alla sera ormai si sta abbandonando al sonno, o anche durante l'attività lavorativa se essa prevede lunghi momenti di solitudine o di intervallo come una attività commerciale. Chi si tiene il libro in borsa, chi si abbandona alle parole durante un viaggio in treno (sempre più rari: quanti siamo ad essere completamente immersi nello schermo del nostro smartphone con le cuffiette indosso?), chi legge mentre aspetta in una sala d'attesa. 

Nulla però è come il salotto di casa, sia esso inteso come divano o come qualsiasi rifugio domestico, ed ecco che abbandonarsi alla lettura magari accompagnati da una fioca luce e una tazza fumante è il momento che per l'amante dei libri suggella il proprio ego, il confronto silenzioso e astratto tra chi ha scritto e chi legge, il momento in cui tutto viene chiuso fuori e i contorni sfumano sin quasi a dimenticare il mondo che lo circonda. Qualsiasi sia la condizione di ciascuno nella lettura, quel che conta sono le due mani che fuoriescono ideologicamente dalle pagine e prendono il lettore per i capelli trascinandolo all'interno della storia in cui egli si sta imbarcando. Se è valida, l'individuo sarà in grado di leggerla anche fosse circondato da martelli pneumatici e mille altre distrazioni.


Stefano Ravaglia 

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