La Recensione Del Saggio Di Mario Bonanno

La Recensione Del Saggio Di Mario Bonanno

“Ho sognato di vivere, Variazioni sul tema del tempo in Roberto Vecchioni”

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Ho già avuto l'occasione di leggere gli scritti di Mario Bonanno: qualche anno fa preparando un'intervista e durante alcune mie letture in tempi più recenti. Da subito la sua competenza in ambito musicale, il suo stile che non lascia niente al caso, e il suo bagaglio culturale, mi avevano incuriosito.  Se in “La musica è finita” anno 2015, Mario Bonanno ripercorre trent'anni di lavoro a stretto contatto con i più importanti cantautori del panorama italiano, come «un nastro che si srotola a ritroso nel tempo e nello spazio», oggi con il saggio “Ho sognato di vivere” (ed. Stampa Alternativa, pp. 96, prezzo € 12,00) il filo conduttore è sempre il tempo, come da titolo, “Variazioni sul tema del tempo in Roberto Vecchioni”. Ma l’esperto musicologo, analizzando la discografia di Roberto Vecchioni entra nel profondo delle canzoni, ne rivela tutta la loro bellezza, aggiungendo però, qualcosa di personale. Prendono quindi il via riferimenti letterari e filosofici, ma anche alla vita, al suo scorrere e alla sua fine. Citando lo stesso autore: “Nei romanzi e nelle canzoni di Roberto Vecchioni ci passa dentro la Storia come ci passano i lirici greci. Ci passano anche Marx ed Hegel e persino Dylan Dog(4), se è per questo. Sulle ali del tempo dello specifico vecchioniano, ci corrono i fumetti di Carl Barks quanto Rimbaud & Verlaine, le favole, la poesia (“Io ho le mie favole, e tu una storia tua”)”.
Rimango un po’ stupita perché non è il solito Bonanno.  Un’apertura con le parole di Vecchioni e poi un'anticipazione di quello che sarà, scritta con uno stile da romanzo, che rimanda ad un momento preciso della gioventù dell'autore e i ricordi diventano immagini precise donate al lettore. Tutto si assesta, ritorna al binario quando ritrovo la penna del musicologo e la sua esperienza. 
Eccolo quindi snocciolare cultura e sicuro del suo scrivere altisonante afferma in modo assoluto e perentorio il suo pensiero. Questo suo modo di scrivere mi ha sempre un po’ spiazzata perché sembra rivolgersi ad una certa élite di persone che “possa capire” sia i testi degli autori che prende in esame, sia le sue stesse parole. Insomma, un registro linguistico sicuramente non per tutti. Ma in effetti è innegabile, la musica d'autore è intrisa di cultura e una delle più sottili battaglie del nostro autore è quella di distinguerla dalla musica per la “massa”: «a me della musica me ne è sempre fregato quanto a un bulimico della fame nel mondo: non ci fossero stati i dischi dei cantautori col cavolo che avrei speso trent'anni a star dietro a quello che penso, nel complesso, come un mestiere ridicolo.» (Mario Bonanno, La musica è finita).
Dalle canzoni ai romanzi, alle interviste questo libro diventa un compendio dell'opera e dell'essere Vecchioni, artista a tutto tondo.  Un’analisi puntuale, precisa, senza ripensamenti, senza giri di parole, di una carriera e del tempo che si porta dietro, il tempo che passa e non ritorna, il tempo dei ricordi, il tempo delle emozioni, tutto attraverso canzoni, interviste, libri. Ma Bonanno raccontando Vecchioni racconta anche se stesso, i suoi minuti le sue ore il suo tempo, cosicché questo saggio diventa anche un modo geniale che l'autore ha elaborato per raccontarsi in una sorta di percorso personale nascosto e svelato attraverso la musica e il Vecchioni pensiero. Per dirla un po’ poeticamente, è come se Bonanno "cantasse" il suo tempo, attraverso Vecchioni. Un excursus in parallelo Bonanno/Vecchioni e viceversa.
Avverto quasi fatica quando leggo quello che Bonanno scrive: per lui il senso dei versi di Vecchioni è chiarissimo e alla fine sembra stanco e si arrende. 
Tutto questo parlare e scrivere di Vecchioni, mantenendo un atteggiamento istituzionale, si scaglia e si infrange nella realtà soltanto accennata all'inizio del libro, quindi tappa il naso, chiude gli occhi e si tuffa in una confessione furente: «Serve ancora portarla alle lunghe? Roberto Vecchioni è il mio cantante del cuore: punto e basta». «Forse per questo non avevo mai trovato il coraggio di scriverne. Paura di lasciarmi andare. Dire troppo o troppo poco.».
Ma in fondo amare la musica di chi sa scrivere e interpretare, non è anche arrendersi alle emozioni? Chi non ama crogiolarsi tra le note del suo preferito, ritrovando sé stesso? Ma chi ha il coraggio di scriverlo e donarlo al mondo? E allora onore al merito, perché ci vuole coraggio per “buttare il cuore oltre l'ostacolo”, oltre quell’ equidistanza che il mestiere impone: «Ascolto Vecchioni e, prima o poi, piango. Mi commuovo». «E alla fine poi, chi se ne frega. Ognuno c’ha il suo cantante del cuore, mica è un delitto, no?».
Un libro che le previsioni definivano come “manuale tecnico per appassionati dell'artista Vecchioni” diventa sorprendentemente quasi una confessione intrisa di dolcezza adolescenziale. Il tempo si ripiega su se stesso e l'uomo rivede il ragazzo della prima intervista e del primo concerto.
Un saggio da leggere per apprezzare la maestria dello scrittore e per amare lo spessore dell'artista. Chi sia uno e chi sia l'altro, decidetelo voi.
Buona lettura

Francesca Uroni
@FrancescaUR1 

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