Ugo Spagnuolo

Ugo Spagnuolo

Il mio lavoro è la relazione con il pubblico, che deve essere interattore e parte attiva dell’opera.

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Abbiamo il piacere di ospitare Ugo Spagnuolo artista impegnato in questo momento in un’importante opera nella metro di Roma. Con lui parleremo di questa iniziativa e di argomenti inerenti all’attualità.

La prima domanda, quella classica, la più semplice: una tua breve presentazione per i nostri lettori…

Mi sono interessato da subito all’azione e all’interazione con il pubblico: così nascono i miei primi lavori interattivi, elettronici e tattili. Inizialmente ho tenuto disgiunte l’attività di gruppo essenzialmente installativa (radice di tre, che costituisco e a cui lavoro dal ‘96 al 2015) e quella individuale. Gradualmente le due tipologie di lavoro si sono integrate senza conflitto, tanto che la pittura diciamo così tradizionale e le azioni e gli interventi relazionali, i lavori elettronici, le installazioni fanno parte di un unico progetto poetico.

Parliamo subito degli avvenimenti che hanno colpito la nostra redazione nel preparare questa intervista: la settimana scorsa sono tornati i venti di guerra, venti che si sono abbattuti su di una martoriata Siria afflitta da una guerra interna che sembra non avere fine: da artista e da padre, come può l’arte favorire dialoghi di pace in questo momento ?

Sono convinto che l’arte abbia la capacità di modificare la realtà in modo profondo, rendere consapevoli, far scattare ed attivare a vari livelli il pensiero… Si deve educare mediante l’arte, che persegue questo fine e compito. Purtroppo credo che neanche essa possegga questa capacità di modifica in modo immediato. Gli enormi interessi che guidano e scatenano guerre e ineguaglianze ci sovrastano, ma l’impegno civile dell’artista è necessario per rendere consapevoli, informare e anche denunciare.

Lei crede che il talento sia la condizione essenziale per avere successo? Diffida degli artisti che prendono strade sbagliate e vivono di illusioni, perché per salire “sul palcoscenico”, e soprattutto per restarci, è indispensabile avere fortuna?

Cosa dire? Mi piace credere che il talento e il lavoro serio e sistematico diano frutti, ma potrei vivere di illusioni eo essere presuntuoso.

Parliamo ora dell’arte dei murales: piccoli centri, pieni di arte e colore, con dipinti murali creati da artisti con l'avallo delle amministrazioni locali. Un fenomeno in crescita in tutto il Paese. Dall’emiliana Dozza alla sarda Orgosolo. Parlando di piccoli centri urbani, su quale piccola realtà le piacerebbe lavorare per lasciare un segno del suo lavoro?

Pur non essendo uno street artist nel senso corrente, ritengo da sempre indispensabile legare il lavoro, che si tratti di installazioni, azioni o pittura, al territorio e alle persone che lo abitano. Così ho fatto a Rignano e a Fiano dove ho realizzato altri due murales relazionali. Però riferendomi anche alla domanda precedente sull’impegno civile dell’artista, mi interesserebbe molto lavorare in comunità “artificiali” ma ricche di storia e memoria quali il CARA o il carcere.

Andrea Dusi, dirigente di azienda 'inventivo', ha scritto un libro dal titolo volutamente clamoroso: Come far fallire una startup e essere felici (Bompiani). Si può, e si dovrebbe, imparare a fallire, contro la retorica dell'ottimismo. Perché, per chi lavora nelle startup - ma non solo - il fallimento non solo è fisiologico, ma anche preziosa fonte di successo: lei dai suoi fallimenti che linfa ha rigenerato?

Per quanto riguarda la ricerca artistica c’è uno sforzo continuo volto a trovare qualcosa. So di dire delle cose piuttosto scontate ma il piacere e il tormento si trovano in questo percorso sinusoidale. Quando si produce (fase creativa) e si arriva al risultato: esaltazione… poi down… insoddisfazione… ricerca… serie di “fallimenti”… e si ricomincia. Nel successo come affermazione sociale ed economica non credo assolutamente. Vivere del proprio lavoro, questo sì: dovrebbe essere la base di dignità di ogni individuo.

Vuoti Di Memoria, il murale nella Stazione della metropolitana Metro A di Roma Porta Furba Quadraro che lei sta creando, nasce da quale idea? L’ispirazione è nata dopo un attento studio di questa nostra società piegata dalla tecnologia oppure porta ad una sua riflessione più personale?

C’è una volontà di ritrovare-reinventare un senso dimenticato, quindi una sottesa nota critica campeggia nei miei lavori. Poi c’è la scoperta e l’immersione nel territorio che in questo caso sono gli elementi preponderanti: il Quadraro naturalmente. “Vuoti di memoria” alla metro di Porta Furba cresce e prende consistenza insieme alla relazione che si genera nel work in progress con gli abitanti: fotografie, piccole interviste, laboratori finalizzati alla raccolta delle memorie collettive e personali, ecc... Mi piacerebbe scoprire eo rivelare la forma di un senso comune.

Divertimento, Attrazione, Bellezza: cosa deve restare negli occhi di chi guarda le sue opere?

Parlando di “Vuoti di Memoria”, nel tappare e riempire una bottiglia si mettono insieme una serie di questi elementi: il gioco, la curiosità di compiere un’azione, la riflessione che porta un gesto ripetuto e rituale. Credo che l’opera debba fornire un input, una spunto. È un generatore a livello poetico di reazioni volte a facilitare una condivisione, anche sacralizzare un valore comune. Sono certamente non incline alla decorazione fine a se stessa.

Salvatore Benintende, autore del murales col bacio tra il grillino e il leghista in un’intervista afferma: “mi sono ispirato anche al bacio tra Honecker e Brezhnev riprodotto sulla East Side Gallery - il comune di Roma lo ha cancellato? Spero che oltre al ripulire il muro, svuoti i cassonetti pieni di immondizia...” Lei è contrario ad ogni censura nel mondo dell’arte, immagino di sì…

Assolutamente contrario, anche perché questa incursione aveva inoltre il senso della satira politica che è estremamente necessaria in questo periodo.

Nei mesi scorsi questa notizia mi ha colpito: risarcimento da 6,7 milioni di dollari per i murales cancellati al caseggiato “5 pointz” di New York – condannato il costruttore che li distrusse – “un trionfo per gli artisti di tutta la nazione; lo è anche per lei? Che valore in più danno le sue opere a questa città?

Vorrei che fosse altro rispetto alla mera decorazione… Uno spunto che arrivi attraverso “il piacere” degli occhi ma che metta in moto la curiosità di capire.

Rifiuta il termine di essere definito “surrealista”: “Lei dipinge solo per stesso” considerandosi decisamente un personaggio multi-ruolo?

Il mio lavoro è la relazione con il pubblico, che deve essere interattore e parte attiva dell’opera. Ma in generale tutto il lavoro visivo si fonda sulla comunicazione con gli altri. Riguardo Il surrealismo è uno dei movimenti d’Avanguardia del ‘900 e fa parte della nostro patrimonio e repertorio visivo-culturale in senso lato.. però spero vivamente di essere più contemporaneo!

A Parigi artisti, architetti e immigrati hanno trasformato l’antico ospedale di Saint-Vincent-de-Paul in un villaggio con 2000 abitanti e 300 attività giornaliere: si chiama “Les Grands Voisins” - murales, improvvisazioni rap e cucina etnica: le chiedo se in Italia questo è possibile e se le piacerebbe visitare questo luogo?

Certo che mi piacerebbe! In Italia la gestione di spazi similari avviene in modo illegale attraverso l’occupazione come per il MAAM… Che dire?

Di Banksy vogliamo dire due cose ?

A parte il business stramiliardario che si è generato intorno al lavoro e al successo da superstar anonima, che lo ha fatto diventare un vero e proprio fenomeno mediatico, ritengo i suoi interventi estremamente intelligenti e coerenti, mai gratuiti. Le sue provocazioni scuotono e denunciano e questo ruolo dell’arte e dell’artista mi piace e lo condivido. Il modello dovrebbe essere l’impegno e non la provocazione fine a se stessa finalizzata al successo, ma spesso ciò viene frainteso.

Notizia di qualche giorno fa: Opere d’arte “velate” per gli ospiti musulmani: nel savonese scoppia un caso. A Cairo Montenotte fa discutere una mostra in concomitanza con il convegno interreligioso: sono queste le situazioni che hanno consegnato l’Italia al centro destra?

Qui mi sembra che la vicenda sia stata strumentalizzata da alcuni per generare conflittualità… se ho ben capito lo stesso autore si è offerto di coprire e di togliere temporaneamente dei dipinti nel rispetto di un’altra cultura.

Deve qualche “grazie” a qualcuno per sua carriera?

Se ti riferisci alla carriera come affermazione economica, successo o fama ringrazierò volentieri semmai ciò dovesse verificarsi. Intendendo la carriera nel suo significato di percorso professionale, sono debitore a quelle persone che hanno creduto in me; questa fiducia mi dà l’energia e la sicurezza per proseguire nonostante tutto.

Relativamente al progetto attuale esprimo grande riconoscenza agli abitanti del Quadraro con cui sono entrato in contatto, che con raro calore umano mi hanno accolto e messo nelle condizioni di lavorare al meglio.

Sono grato alla squadra con cui collaboro che è indispensabile per il lavoro che sto realizzando: in primis la Teakewaygallery che cura l’evento con Carlotta Monteverde alla comunicazione e ufficio stampa; la scenografa Jolena Ceschel mi affianca in tutte le fasi; la film-maker Claudia Lodolo che documenta il tutto con un video; Raffaella Tommasi e Bianca Spagnuolo che mi aiutano nell’intaglio degli stencil e nei laboratori; Michele Lupo grafico e webmaster che cura il sito; Patrizia Cappabianca che coordina la classe IVP del Liceo Argan coinvolta nel progetto e gli altri ragazzi dell’alternanza del Liceo A. Frammartino di Monterotondo. ATAC e il VII Municipio hanno avuto la sensibilità di patrocinare e approvare il progetto e poi un grande grazie agli sponsor che materialmente mi consentono di operare e sono a oggi Harley Rock Crew, Sigma Coatings, Caffè Carra.

Progetti per il futuro?

Come dicevo vorrei proseguire questo lavoro relazionale sulla memoria all’interno dei centri di accoglienza quali CARA o carceri.

Benedetta Spazzoli

Foto di copertina  Domenico Campisano

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