Teatro Manzoni, Intervista A Pietro Longhi

Teatro Manzoni, Intervista A Pietro Longhi

Il direttore artistico parla della stagione scorsa e presenta il prossimo programma

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Pietro Longhi, direttore artistico del teatro Manzoni, nel corso di un’intervista rilasciata per UnfoldingRoma tira le somme sulla stagione 2017/2018, conclusa da poco. E presenta il prossimo programma di spettacoli che inizierà il 4 ottobre 2018 e terminerà il 16 giugno 2019. L’attore, che sarà presente in una delle pièce dell’annata 2018/2019 insieme a Rita Forte, dice la sua in merito a diversi aspetti che riguardano il mondo della recitazione e del teatro.

Le chiedo di fare un bilancio sulla stagione 2017/2018.

La stagione appena passata è stata positiva. Questo è un teatro che conta 5 mila abbonati e quindi è uno dei primi a Roma per presenza di pubblico. I nostri programmi sono sempre rivolti alla commedia divertente e intelligente, italiana e internazionale. Quindi stiamo attenti alla ricerca dei testi e ormai sono anni che andiamo avanti su questa strada, ovviamente con interpreti di assoluto valore.

Quali sono gli aspetti positivi e quelli negativi della stagione che si è conclusa da poco?

Positivo: sono contento di com’è andata la stagione. I dati negativi: sono che questa è una città dove la mobilità del pubblico è sempre più messa a repentaglio. Poi ci troviamo in una zona vicina allo stadio e spesso il pubblico quando sente che ci sono partite un pochino difficili ha un qualche timore. Poi tra buche, manifestazioni, neve e quant'altro diciamo che i romani si muovono con difficoltà e di questo ne risente indubbiamente l’andata a teatro. Questo è un fatto noto. Ecco, se devo dire un dato negativo è che non viene facilitata la mobilità dei cittadini.

Lo scorso 11 giugno è stato presentato il programma della stagione 2018/2019. Può riassumere cosa ci sarà il prossimo anno?

Ci saranno come ogni anno 9 commedie divertenti, però di contenuto. Da autori italiani viventi come Stefano Reali, Pino Ammendola, Nicola Pistoia, Nino Marino e Daniela Morelli. Passando poi ad autori internazionali con “2 donne in fuga” di Cristophe Duthuron, con “L’anno prossimo... alla stessa ora” di Bernard Slade, famosissima commedia internazionale. Personalmente con Rita Forte interpreto “C’è sempre un’altra possibilità” di Sam Bobrick. E poi ci sarà una commedia che è in scena da un paio di anni a Roma “Che disastro di commedia” ed è un successo internazionale. Ci saranno autori italiani e internazionali. Ci saranno attori come: Pamela Villoresi, Paola Tiziana Cruciani, Massimo Giuliani, Marisa Laurito, Antonello Costa, Elena Cotta, Carlo Alighiero, Fabio Avaro, Enzo Casertano, Edy Angelillo e Blas Roca Rey. Sono attori molto amati dal nostro pubblico e quindi è una bella stagione. Ce lo confermano anche i nostri abbonati, che lo dicono.

Si può dire che il filo conduttore che collega la prossima stagione, com’è successo nelle annate precedenti, è la commedia all’insegna soprattutto del divertimento?

Nelle commedie ci si diverte e si riflette, ed è modo molto giusto per far comprendere alcuni temi e alcune sfumature alle persone, perché non sono mai rappresentazioni fini a se stesse. Sì, c’è il divertimento ma ripeto ci sono momenti di riflessione, c’è il disagio della società, dei giovani, di coppia. Ovviamente il pubblico si riconosce in questi personaggi, o vede magari il vicino di casa, oppure il compagno di lavoro. E credo che diano una mano non indifferente alla coesione sociale e al cercare di migliorare i rapporti anche tra i sessi. E di questi tempi sembra una missione molto importante.

Oltre a svolgere il consueto programma annuale, al Manzoni ci sarà anche una stagione dedicata ai bambini con gli spettacoli della “Compagnia un Teatro da favola”, che viene proposta al teatro di via Monte Zebio per la prima volta.

Abbiamo aperto quest’anno a un teatro per i più piccoli e sono spettacoli che saranno rappresentati il sabato pomeriggio alle 15.00 e la domenica mattina alle 11.00. E se ci sarà bisogno ci saranno anche delle repliche. Questo non soltanto, lo dico sinceramente, per avvicinare i bambini al teatro, cosa importantissima, ma altrettanto rilevante è avvicinare i genitori. Perché una cosa che ho notato in quest’ultimo ventennio è che le famiglie giovani quando hanno un figlio smettono di andare a teatro; e li ritroviamo dopo i 45-50 anni che ormai i figli sono grandi. Ecco, se riuscirò a trascinare a teatro anche queste giovani coppie che hanno dei figli piccoli e a capire quali sono i loro problemi e come possiamo fare per agevolarli, questo sarà un bell’obiettivo. Ripeto: m’interessano i piccoli, ma anche i genitori.

Passando al teatro in generale: forse non viene data la giusta attenzione sia da parte del pubblico che delle istituzioni, considerato anche che tra gli spettatori ci sono più adulti e meno giovani?

Sono discorsi molto complessi. Non sono semplici. Posso dire che la gente va volentieri a teatro. Dobbiamo però trovare degli autori che scrivano storie per il pubblico, per quello di adolescenti e lì servono scrittori adolescenti. Servirebbero autori per trentenni che scrivano per i trentenni. Così di seguito. Quindi c’è un problema drammaturgico: perciò di andare a scrivere storie dove il pubblico si riconosce. E questo è un problema. L’altro problema, come dicevo, è un po’ la mobilità dei cittadini. La difficoltà di oggi delle coppie che sono sole con uno-due o tre bambini è che fanno fatica ovviamente a trovare degli spazi propri. I nonni ci sono e non ci sono. I più fortunati ce li hanno vicino altri no. Tenga presente un’altra cosa e questo riguarda soprattutto Roma: è una città che da tempo ha disinvestito in cultura. Cioè non c’è un investimento culturale e questo si risente nella presenza del pubblico nei cinema e nei teatri. Sta diventando sempre più un discorso di elite, perché le istituzioni non investono più in cultura e questo è un serio problema. Noi ovviamente, soprattutto il teatro privato, cerchiamo di tamponare queste difficoltà che ha l’amministrazione pubblica. Ce la mettiamo tutta, però sicuramente un problema di questo tipo esiste a Roma.

In qualità di direttore artistico che tipo di problemi affronta nel costruire una stagione teatrale? Di che lavoro si tratta?

È un lavoro molto capillare, che cerca di avvicinare più pubblico possibile. È un lavoro che tenta di agevolare, per i discorsi che abbiamo fatto fino adesso, il più possibile la frequentazione del pubblico a teatro con orari, con spostamenti, con facilitazioni. Ce la mettiamo veramente tutta, perché il pubblico ha bisogno di essere sostenuto. Ne abbiamo bisogno noi addetti ai lavori, ma necessita anche il pubblico di essere sostenuto per andare a teatro. Anche noi fra i teatri dovremmo stare ancora di più insieme per cercare di far conoscere il prodotto teatrale. Tenga presente che in teatro non girano tanti soldi e quindi c’è una grande difficoltà a promuovere gli spettacoli. Roma poi ha tanti teatri di grande-media e piccola capienza e riuscire a comunicare in questa rete di teatri non è facile perché i soldi sono pochi.

Invece da attore che consiglio può dare ai giovani che vorrebbero intraprendere una carriera nel mondo della recitazione?

È un lavoro meraviglioso, unico, che ripaga di tanti sacrifici soprattutto economici, perché il teatro come scelta di vita è precario, però è insostituibile; quindi a chi ha questa passione, questo sacro fuoco, perché bisogna avere una grande passione, dico di andare avanti e di servire il teatro. Perché il teatro si serve, non ci si serve del teatro. Questo è il suggerimento che posso dare ai giovani.

C’è il testo di uno spettacolo o un autore oppure un tema che vorrebbe portare al Manzoni in un programma futuro.

Sinceramente quando trovo dei testi belli e validi, li porto al Manzoni, quindi non ho un sogno nel cassetto. Nel senso che voglio fare sempre bene e insisto: noi abbiamo bisogno di autori che scrivano per il teatro e che lo facciano bene. E quando mi capita un testo valido, cerco di portarlo nel nostro teatro. Di quelli che ho trovato e portato al Manzoni ne sono rimasto contentissimo. Ormai è un’attività di 40 anni, quindi ne ho portati veramente tanti di personaggi e di testi molto belli.

Di Sabrina Redi

Fotografia di Stefano Giorgi 

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