Recensione De Il Berretto A Sonagli

Recensione De Il Berretto A Sonagli

In scena il secondo spettacolo della Pirandelliana 2018

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Dopo I giganti della montagna, la seconda opera rappresentata nel corso della Pirandelliana nel contesto del giardino della Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio all’Aventino è: Il berretto a sonagli. La compagnia teatrale La Bottega delle Maschere apre quest’opera facendola precedere da La verità, racconto (scritto sempre dall’autore siciliano) che introduce lo spettatore ai temi trattati dalla storia principale.

Il breve testo iniziale riguarda la vicenda di Tararà che davanti al giudice, in una scena buia ma piena di pathos, confessa di aver ucciso la moglie, dopo aver scoperto il suo tradimento, per la vergogna di essere stato posto alla derisione e al pettegolezzo di tutto il paese. Ed è a quel punto che comincia lo spettacolo vero e proprio che racconta un episodio simile a quello di Tararà. Inizia tutto con i sospetti di Beatrice Fiorica sul presunto tradimento del marito con la moglie di Ciampa, umile servitore del Cavaliere Fiorica. La donna farà di tutto per scoprire la realtà dei fatti, convinta che il Ciampa ne sia a conoscenza. Alla fine la verità verrà a galla, ma questo sottoporrà Beatrice e Ciampa alle maldicenze della gente di paese. In cui quest’ultimo non voleva in alcun modo entrare, pur essendo a conoscenza di questo amore segreto, accettato da parte sua per convenienza, però a condizione che nessuno ne venisse a conoscenza. Ed ecco che Pirandello trova la soluzione: far passare Beatrice per pazza e rimettere tutto al suo posto, com’era prima, facendo finta che nulla sia accaduto.

L’ambientazione è quella di un paese siciliano, arretrato e in cui la gente giudica, così il Premio Nobel analizza come conti tra la persone l'apparire e non l'essere. Evitando ad ogni costo di trovarsi al centro del giudizio di tutti. Meglio passare per pazzi e mettere a tacere gli altri, piuttosto che essere al centro della vergogna e delle maldicenze. Tutto il cast mette in mostra questo triste contrasto della società del tempo, in particolare in Sicilia, in cui, inoltre, questo genere di episodi diventavano come macchie indelebili sulla pelle dei soggetti coinvolti.

La storia non ha bisogno di essere analizzata, ma ciò che ne trapela dalle parole dei personaggi e in particolare di Marcello Amici alias Ciampa è un’analisi dell’essere umano, diviso dentro di sé da tre corde: quella civile che l’individuo usa in società, comportandosi non come vorrebbe ma come conviene; quella seria e infine quella pazza. Quest’ultima che non fa ragionare e che porta a fare qualcosa di insensato. E questo spiega qual è il punto di vista di Ciampa e quello che spinge Beatrice a comportarsi in maniera irragiozionale. Il giudizio finale di questo racconto è amaro, esattamente come si percepisce dall'interpretazione degli attori; ed è triste, dal punto di vista dello spettatore, prendere atto di tale contrapposizione in cui si pone l’essere umano, forse non solo ai tempi di Pirandello, ma tutt’ora.

Complimenti al cast, che già aveva convinto con I giganti della montagna, e che ha saputo calarsi in un testo così difficile e impregnato di significato. A salire sul palco sono stati oltre a Marcello Amici (che è anche il regista): Elisa Josefina Fattori, Tiziana Narciso, Maurizio Sparano, Mario Ive, Lucilla Di Pasquale, Anna Varlese, Elisa Licciardi, Marco Sicari.

di Sabrina Redi 

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