Le Creature Meravigliose Di Dario Ghibaudo

Le Creature Meravigliose Di Dario Ghibaudo

Intervista all’artista di opere scultoree e grafiche del Museo di Storia Innaturale che espone per la prima volta a Roma al Palazzo Cavallerini Lazzaroni per l’evento firmato Contemporary Cluster

171
0
stampa articolo Scarica pdf

Dario Ghibaudo nasce a Cuneo nel 1951 ma a metà degli anni Ottanta si trasferisce a Milano dove nel 1988 la galleria Cenobio Visualità di Andreina Maioli, gli dedica la prima mostra personale dal titolo “Tessuto connettivo urbano”. Da allora l’artista ha fatto molta stradagrazie anche alla sua capacità di inventare delle soluzioni ai problemi della vita quotidiana e a trovarsi a suo agio nella manipolazione e nell’assemblaggio di materiali diversi, tipici dell’arte concettuale. Proprio la sua capacità di materializzare forme ibride, frutto della fusione forzata di più specie lo porta a realizzare creature fantastiche che poi raccoglie nel Museo dell’Innaturale dove ogni sala costituisce una mostra dell’artista. Abbiamo incontrato Dario Ghibaudo al Palazzo  Cavallerini Lazzaroni di Roma dove l’artista è impegnato proprio con la mostra Creature Meravigliose, una selezione di opere scultoree e grafiche del Museo di Storia Innaturale a cura della Galleria De Ambrogi in collaborazione con Visionarea Art Space. Abbiamo scoperto così un vero personaggio veramente innamorato della sua arte e di tutte le cose che realizza

Il numeroso pubblico presente sembra veramente affascinato dalle sculture esposte Ci può dire dove trova l’ispirazione per le sue “Creature meravigliose”…

Sono soggetti ibridi e personaggi irreali il cui aspetto spazia dall’immaginario bestiario ancestrale, passando per reminiscenze legate al mondo alchemico fino alla mutazione in provetta in chiave futurista. La causa della loro evoluzione fantastica viene sapientemente celata: potrebbe trattarsi di creazioni tanto dell’uomo quanto della natura ma ciò che conta è l’invito alla riflessione sulla condizione umana. Da tempo mi ronza nella testa una frase di Jean Jacques Rousseau: “E’ innaturale tutto ciò che viene educato dall’uomo”. Per me questo può significare che un certo approccio tecnologico al mondo rischia di compromettere il rapporto di armonia esistente fra uomo e natura. E proprio per documentare i segnali di questo rapporto spezzato creo nuove forme che risultano dell’incrocio fra diverse specie conservandole nel Museo di storia innaturale.

Proprio a proposito del Museo di Storia Innaturale, come nasce il progetto e la sua realizzazione…

Il Museo di Storia Innaturale nasce nel 1990 da un progetto basato sull’impianto illuministico della catalogazione e della registrazione scientifica. Il progetto è in continuo accrescimento, si snoda seguendo un percorso a sale, ciascuna intitolata a diversi campi di indagine scientifica: dall’Antropologia alla Botanica, dall’Entomologia all’Etnologia. Alla fine si può dire che ogni nuova mostra viene concepita come un’ipotetica sala come la numero 6 in cui espongono undici esemplari di Homo pronto, ovvero uomini e donne riprodotti in scala 1:1 e confezionati in buste sottovuoto. O anche la sala numero 10, composta da una serie di mappe geografiche ognuna ricoperta fittamente da piccoli crocifissi in materiale luminescente. Infondo, il crocifisso, simbolo universale della condizione dolente dell’uomo, ricopre di sé ogni angolo del mondo.

Nella sua mostra sono presenti sia sculture che disegni. Con quale espressione si sente più a suo agio nel realizzare le sue idee.

Diciamo che per me si tratta di creare forme nuove, risultato dell’incrocio fra diverse specie. Pertanto, mi sento a mio agio sia nel disegnare che nel plasmare materiali come porcellana, argilla bianca o ancora cemento e polvere di marmo. L’importante è l’istinto che non mi porta ad usare bozzetti preparatori e anche quando realizzo quadri uso solo inchiostro in modo che nessun tratto possa essere mai corretto o cancellato. E poi c’è la cura di ogni particolare che deve essere effettivamente quello che mi aiuta a realizzare quello che ho in mente. Basti pensare che per trovare la freccia che trafigge il Cervo della leggenda di San Giuliano che ho realizzato in ceramica, ho girato mezza Italia fin quando non ne ho trovata una fatta a mano da un campione di tiro con l’arco.

L’esporre le sue creature in teche di cristallo formato baule ha un particolare significato?

A parte il senso estetico, diciamo che si vuole rendere l’idea del viaggio, quasi come se fossero animali da compagnia da portare con se in treno

Cosa significa per lei esporre a Roma per la prima volta…

Sicuramente un’esperienza bellissima considerato anche il riscontro di pubblico che sto ottenendo. La possibilità, poi, di esporre in un palazzo storico come il Cavallerini Lazzaroni costituisce un’opportunità davvero unica che sicuramente accresce il valore delle mie opere.

                                                                                              Rosario Schibeci 

© Riproduzione riservata