La Recensione Del Libro Di Francesco D'Isa

La Recensione Del Libro Di Francesco D'Isa

La stanza di Therese

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Due sorelle, due caratteri diversi e spesso lontani, unici personaggi di “La stanza di Therese” romanzo di Francesco D’Isa (Tunué edizioni, pp 118, prezzo Euro 12,00).

Una trama semplice: una ragazza di vent'anni che, a seguito di un incidente che la vede coinvolta e risarcita, sceglie di nascondersi al mondo chiudendosi in una camera d’albergo.

Mentirà a tutti compresa la madre, raccontando di partire per un viaggio durante il quale telefonicamente aggiornerà i familiari sulle sue esperienze di viaggio. Porterà con sé poche cose, lo stretto necessario per rendere plausibile la sua finta partenza.

Unico contatto con il mondo è la sorella, senza nome, suo opposto ma complementare. Quasi una coscienza, a volte spietata, in uno scambio epistolare che in alcuni momenti ha il sapore della lotta, nel tentativo di far prevalere ognuno le proprie ragioni, e in altri quello di una partita a scacchi tra intelligenze sopraffini. La filosofia impera nei ragionamenti di Therese nel tentativo di spiegare la vita, gli affetti e addirittura il proprio carattere.

Una situazione da eremita per scavare dentro di sé, analizzare i pensieri, sviscerare il mondo in cui fino a quel momento si è vissuto. Un allontanamento volontario da tutto e tutti per lottare contro i propri fantasmi.


Un misto stilistico tra la lettera, il diario e il più moderno blog corredato da illustrazioni esemplificative che nella realtà della protagonista sono ritagli di libri utili a spiegare meglio i concetti che intende esprimere.


Scoprendo “La stanza di Therese” alcuni elementi nella scelta stilistica dell'autore Francesco D'Isa, rimandano a Giovanni Verga e in particolare alla sua “Storia di una capinera”: la volontà dell'autore di sparire dal racconto lasciando alla protagonista Therese la regia della narrazione, lo stile della missiva, ma soprattutto l’immedesimazione in una protagonista femminile. Su questo punto in particolare, nonostante a mio avviso manchi quel pizzico di sensibilità in più tipico di una “scrittura di donna” fatta quindi di tutte quelle sfumature e di emozioni che non possono ridursi al solo elenco di oggetti femminili, l'autore riesce a mostrare i dubbi e le paure della protagonista permettendo al lettore di vedere la fragilità di Therese dietro la dura scorza.


Un romanzo che si potrebbe definire come una meditazione parlata dove un vortice di domande esistenzialiste richiamano a una certa conoscenza filosofica ma che anche il profano può tranquillamente approcciare lasciandosi trasportare da quesiti applicabili anche al nostro quotidiano fatto non solo di eventi personali ma anche di attualità su cui quindi non si può non riflettere. Una continua fuga, ad esempio, da convenzioni sociali figlie dell'epoca dell'apparire. Non c'è disfatta o vittimismo ma accettazione della diversità e voglia di interrogarsi sul proprio posto nel mondo in funzione di questa diversità. Il senso di insoddisfazione e inadeguatezza in realtà nasconde autodeterminazione e piena consapevolezza di sé e del proprio potenziale: <Ero stufa di non avere il coraggio di essere nessuno e basta, stufa di me e di tutti quelli che volevano fare colpo su di me in un modo o nell’altro.> Un rapporto tra sorelle, come spesso accade, fatto anche di invidie e incomprensioni ma che rivela anche bisogno di approvazione e tra le righe una richiesta d’aiuto.

Ma alla fine di tutto questo ragionare, cosa c'è nella stanza di Therese? E soprattutto cosa simboleggia? Riuscirà la nostra eroina a trovare le sue risposte?
Consiglio di leggere “La stanza di Therese” a chiunque voglia cimentarsi in una riflessione seria, mai pesante e sempre garbata, sul mondo e su sé stessi. La forte presenza di rimandi filosofici non deve spaventare divertitevi piuttosto a scoprire da che parte state e perché.


Buona lettura

Francesca Uroni 
@francescaur1



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