La Recensione Del Libro Di Nuccio Pepe

La Recensione Del Libro Di Nuccio Pepe

La guerra è della morte

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Qualche anno fa mi è capitato di avere tra le mani una vera cartolina proveniente dal fronte della prima guerra mondiale: settembre 1915. Tra le mani pochi pesantissimi grammi. Una delle tante cartoline a cui peraltro sono stati dedicati musei e che raccontando le difficoltà dei soldati al fronte regalando storie struggenti di vita vissuta in quello che è storicamente considerato uno spartiacque dal punto di vista geopolitico internazionale ma soprattutto tecnologico e militare. Molte invenzioni, infatti, come il carro armato, i gas ustionanti e i lanciafiamme videro la luce proprio durante la Grande Guerra.


Molte furone le atrocità che i ragazzi chiamati alle armi furono costretti ad affrontare e per lo shock molti impazzirono e altri tentarono la fuga disertando. L'avanzata verso il fronte nemico a volte soltanto per la conquista di un metro in più, creava un comprensibilissimo panico: “Se qualcuno  si azzardava a tornare indietro, veniva giustiziato sommariamente con l’accusa urlata di vigliaccheria o ammutinamento. Bastava un ordine secco degli ufficiali o la semplice decisione da parte degli stessi graduati superiori che sparavano a bruciapelo ai malcapitati, gridando “vigliacco, traditore!” per farne un esempio agli altri.”

Questo estratto è tratto dal libro “La guerra è della morte” di Nuccio Pepe, (Navarra Editore pp. 96 €12,00) dove si racconta la prima guerra mondiale con fatti realmente accaduti, ma anche attraverso il passato e il presente di un gruppo di ragazzi siciliani: Domenico, Santo, Turi, Lillo, Cosimo, Pietro, Luigi. Ragazzi come tanti che in un diverso momento storico potrebbero essere i membri di un'allegra comitiva ma sullo sfondo del primo conflitto mondiale si trovano a condividere la terribile esperienza della guerra. Un romanzo che raccoglie molti fatti salienti dal punto di vista umano, elementi che non si trovano nella maggior parte dei libri di storia.


Un racconto a più voci: soldati semplici e comandanti in poche pagine scritte in modo semplice. Il freddo, la vita impossibile in trincea, la fame, i topi e i corpi maciullati dei compagni morti tutt'intorno si mescolano ai ricordi di casa, diventando flashback pieni di sole, del profumo del mare e della terra, dell'amore per la propria donna, del fruscio del grano tra le dita, del sapore del pane e del calore di frutti appena raccolti. L'autore chiama a raccolta così i cinque sensi permettendo al lettore un immedesimazione volta a richiamare alla mente, grazie al contrasto con i ricordi personali dei protagonisti, il freddo dell'anima e lo sconforto di chi fu testimone di quegli eventi.


Sullo sfondo della tragedia bellica, una storia d'amore aggiunge un po' di dolcezza all'amarezza delle vicende umane narrate ma quello che può sembrare soltanto una nota di colore rosa è in realtà un omaggio nonché un ulteriore finestra che si affaccia sulle tante storie appartenenti alla Grande Guerra, quello delle portatrici che percorrevano chilometri per portare approvvigionamenti ai soldati.


L’autore traccia una linea che percorre tutto il romanzo. Sia che si parli di fratellanza, amicizia o amore ci si riferisce a quel legame che unisce gli uomini a prescindere dal nome ad esso attribuito, sia in guerra che in tempo di pace, in vita o nella morte.


Perdetevi quindi tra queste pagine, immedesimatevi per sfiorare per un solo istante il peso della Storia e dei suoi testimoni, abbandonatevi alle loro avventure e scopritevene tifosi.


Buona lettura

Francesca Uroni
@francescaur1

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