Un Attimo Prima

DAL CARNIA AL TEATRO VASCELLO, UNO SPETTACOLO CHE RICHIAMA ALLA MEMORIA LE GESTA DELLE PORTATRICI CARNICHE.La recensione dello spettacolo firmata CRISTANO ARNI

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DAL CARNIA AL TEATRO VASCELLO, UNO SPETTACOLO CHE RICHIAMA ALLA MEMORIA LE GESTA DELLE PORTATRICI CARNICHE

Un monologo in bilico tra il conflitto bellico e quello interiore della protagonista interpretata da Claudia Campagnola

La Compagnia della Luna presenta in anteprima assoluta lo spettacolo “Un attimo prima” scritto da Paolo Logli, interpretato da Claudia Campagnola per la regia di Norma Martelli.

Nell’intimità della sala studio del Teatro Vascello davanti ad un pubblico raccolto, presente anche la scrittrice Dacia Maraini, va in scena una parte della nostra storia che richiama alla memoria le gesta eroiche di donne reali e misconosciute, troppo spesso dimenticate dai percorsi ufficiali del racconto storiografico.

L’attrice è accompagnata dal ritmo di un drum set live a scandire il racconto attraverso un labirinto sonoro, tra melodie evocate e silenzi carichi di angoscia, tra il ricordo di vecchie ballate e il minaccioso sibilo del mortaio.

Una drammaturgia senza distrazioni, concentrata a raccontare le paure e speranze di una giovane che si interroga sulle circostanze e l’insensatezza della Guerra, quando basterebbe fermarsi a guardare il blu del cielo per capire la bellezza della vita.

La protagonista sale per le aspre mulattiere e i sentieri di montagna, tra vie impervie ed Alpeggi che dalla valle conducono in cima; voce femminile che si fa corpo e simbolo di tutte quelle donne chiamate ad intervenire attivamente a sostegno di chi combatteva in prima linea; un vero e proprio corpo civile, organizzato e contraddistinto da un bracciale rosso su cui riportato il numero del reparto di appartenenza, che partiva all’alba, in spalle 30-40 kg di peso, con le gerle cariche di munizioni e viveri da portare in trincea, pagate 1 lira e 50 centesimi a viaggio. Una fatica sovrumana compiuta da donne tra i 12 ed i 60 anni circa, che rischiavano la vita sotto la minaccia dei cecchini nemici, o dal colpo di un mortaio o ancora sotto la pioggia delle granate.

Questo il racconto febbrile, appassionato, sofferto e carico di vitalità ed angoscia, fiducia e disillusione, fatto da una delle tante donne che hanno attraversato quei sentieri carichi di pericolo ma anche di speranza.

Proprio quest’anno è il centenario dalla fine del Primo conflitto mondiale, conflitto che nella zona del Carnia è durato ben 26 mesi: da Agosto del ’15 all’Ottobre del ’17, tra le trincee, teatro di aspri combattimenti ed assalti corpo a corpo, che grazie al prezioso contributo delle Portatrici carniche consentirono ai soldati italiani di avere la meglio sull’invasore.

E’ un’Italia lontana, quella portata in scena, dalla realtà odierna che rischia di essere dimenticata dalle nuove generazioni; un’Italia che si confrontava con le difficili condizioni di vita in tempo di guerra evocate tra un presente scenico e un rosario di pensieri e ricordi che si snodano lungo il sentiero attraverso la genuinità e la vitalità della protagonista.

Claudia Campagnola, rende bene la sua interpretazione delineando la complessità di sfumature con una performance emotivamente densa senza precludersi momenti di leggerezza, tratteggiando tutta la forza d’animo e la disperazione, l’incertezza e la speranza, la fiducia e lo scoramento del suo personaggio.

Una messinscena evocativa che non lascia spazio al caso, la regia è lineare ed evita di cadere nel sentimentalismo calibrando tensione e distensione emotiva in maniera equilibrata.

La scenografia richiama alla mente quelle trincee scavate nella terra con i sacchi di sabbia a delimitarne il perimetro all’interno del quale la protagonista muove i suoi passi su una pedana rivestita da coperte militari e sacchi di juta ora sopra ora fuori il piano rialzato a seconda delle circostanze.

In scena fino al 18 Novembre, repliche il venerdì e sabato ore 21.30 e la domenica alle 18.30, sala studio del Teatro Vascello

CRISTANO ARNI

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