Nanni Venditti

Ma che ne è stato del teatro Parioli di Luigi De Filippo?

158
0
stampa articolo Scarica pdf


E' stato inaugurato a Roma il 20 ottobre il Parioli Theatre Club, uno spazio completamente nuovo in cui si fondono cultura e night life.Ad ospitare il progetto è il rinnovato Teatro Parioli, che si smarca dai limiti imposti dal classico panorama teatrale ponendo al centro delle sue attività un intrattenimento culturale fatto di concerti, live show, spettacoli interattivi e immersivi, puntando i riflettori su una modalità unica di intendere lo spazio teatrale.Tutto è stato rivisitato: il foyer allestito con elementi caratteristici del mondo teatrale, come camerini, sale prove e aree tecniche, che si trasforma in un gigantesco expo del backstage teatrale. In platea, le poltrone fanno posto a tavoli e divanetti. Il pubblico, seduto, potrà sorseggiare un drink realizzato da esperti mixologist o assaggiare le selezioni dei plateau gastronomici, abbinando all’esperienza culturale un piccolo percorso enogastronomico.

Ma perché fare tutto questo in una fase di crisi degli spazi teatrali canonici?E perché snaturare un teatro che lega il suo nome addirittura al figlio di Peppino De Filippo, nipote del grande Eduardo?

Nei primi anni Trenta, Silvio D'Amico scrisse: «Oggi gli autori drammatici (…) non scrivono più per la folla. Sdegnano di fare quello che non hanno sdegnato Eschilo, Shakespeare, Calderon, Molière. E allora la folla, ch'essi affettano di ignorare, li abbandona... [...] La crisi del Teatro non è altro che questo: io credo che essa sarà risolta domani, dall'apparizione di uno scrittore di genio. Quanto ai teatri, si tratta di questioni particolari, relative a questa o quella amministrazione, a questo o a quell'artista drammatico... ».Forse, in queste parole di Silvio D'Amico, possiamo trovare la risposta alla domanda iniziale: cosa ne avete fatto del teatro Parioli di Luigi De Filippo?

La domanda l'abbiamo fatta direttamente a Nanni Venditti, ideatore del progetto e direttore generale di questa azienda teatrale che ha una mission coraggiosa: creare futuri spettatori teatrali.

Nanni, cosa ne hai fatto del teatro di Luigi De Filippo?

Io ho grande rispetto per la memoria di De Filippo perché è stato sposato con mia madre per trent'anni. In realtà l'esperimento che ho fatto è figlio di una prima fase sperimentale, avviata a marzo dello scorso anno, con la benedizione di Luigi. Lui stesso ha partecipato a quelle serate, a poltrone smontate, mentre ospitavamo spettacoli di varietà e si è innamorato del progetto.Quando ha visto il grande successo di pubblico, Luigi ci ha raccontato che, quando era giovane ed entrava in teatro con suo padre, lui ogni sera, in base al tipo di pubblico presente in sala, elaborava uno spettacolo diverso. Proprio perché riconosceva nell'intrattenimento da varietà un valore assoluto.La sfida che sto portando avanti, insieme ai miei collaboratori, è più complessa. A me non interessa fare teatro di varietà e basta. Il varietà di qualità sarà inserito all'interno del cartellone, insieme ad una stagione di teatro Indie, curata da Francesco Montanari.Questo serve ad uscire dalle logiche del teatro finanziato dai soldi del ministero, dove le compagnie che presentano progetti devono andare in deficit, altrimenti non ottengono il finanziamento del FUS. Noi, invece, siamo andati a cercare all'interno delle cantine, dei piccoli teatri, all'interno di quelli che io chiamo laboratori culturali, quelle compagnie semi amatoriali che non hanno niente da invidiare alle compagnie professionistiche, con l'unica differenza che non hanno dietro una struttura organizzativa, produttiva e di ospitalità che possa sostenerli all'interno dei loro progetti.Ho fatto quello che i grandi teatri non osano fare: ho preso un grande teatro e l'ho utilizzato per dare delle risorse organizzative, produttive e strutturali a compagnie che hanno prodotti di qualità, in maniera tale che possano presentarli al grande pubblico.

Quindi troveremo al Parioli Theatre Club un po' di quello spirito che troviamo nei teatri di Parigi, Londra o New York? Perché lì sì e qui no?

Purtroppo siamo davanti ad un panorama ingessato, con un atteggiamento di chiusura rispetto al nuovo. Il teatro non può più essere un luogo dove il pubblico va a fruire passivamente di uno spettacolo. Il teatro deve essere uno spazio che non sia un non-luogo, una scatola che contenga ogni settimana uno spettacolo diverso, ma un luogo che abbia un'anima. Questo è quello che stiamo tentando di fare.

Quando ero più piccolo, Luigi mi diceva: come è nato il teatro Nanni? E io: non lo so, dimmelo tu. E lui mi rispondeva, quando due persone si sono fermate a chiacchierare tra loro e una terza si è fermata ad ascoltarle.Quando la cosa viene posta così, ti rendi conto che quello che bisogna andare a solleticare è la curiosità di un terzo elemento. Continuare a portare in scena i vari Pirandello, i vari Shakespeare, va bene perché sono prodotti di qualità, rappresentano la nostra storia e la nostra cultura. Però, a lungo andare, bisogna solleticare la curiosità dello spettatore in qualche altro modo. Se noi continuiamo a replicare le stesse cose, pur essendo grandissimi capolavori, vanno a pagare il prezzo delle centinaia di rappresentazioni dello stesso spettacolo che ormai hanno allontanato il pubblico. Sembra quasi che un pezzo di teatro stia lavorando per rendersi respingente nei confronti del pubblico. Non comprendo perché ci sia un arroccamento totale sulle proprie posizioni.

Perché fare tutto questo in una fase di crisi degli spazi teatrali canonici, in un momento in cui i fondi del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) diminuiscono a fronte di richieste che aumentano?

Il teatro Parioli quest'anno ha rinunciato ai finanziamenti pubblici, pur essendo stati riconosciuti anche quest'anno, perché, per soddisfare i parametri del FUS, ci sono delle regole molto rigide, che non sono compatibili con il tipo di cartellone che volevo fare. Un cartellone che lavora soprattutto dal giovedì al sabato, dove il giovedì ci sono contenuti più culturali e ricercati, mentre il venerdì e il sabato prevede spettacoli più leggeri.E i nostri primi cinque spettacoli con stati cinque sold out!Io lavoro per radio M2O. Le autorizzazioni che ha il teatro Parioli, mi consentivano di trasformarlo in una discoteca: mettere i priveè, chiamare dj di fama internazionale, snaturando così anni di storia di questo teatro. Se questa cosa non è stata fatta, è proprio perché ritengo che ogni tipo di intrattenimento debba passare per un arricchimento culturale. Purtroppo bisogna fare un giro al contrario ed inserire, come elemento principale all'interno della cultura, l'intrattenimento, perché la cultura per troppa gente sta diventando respingente.Gli under 35 a teatro non ci vanno!Dobbiamo creare un nuovo pubblico, ed è quello che spero di creare col trabocchetto del vieni a mangiare e bere una cosa e poi fai festa; ma, nel frattempo, si assiste ad uno spettacolo teatrale: quel nuovo pubblico, spero, andrà poi anche a vedere gli spettacoli dell'Argentina. Perché io appartengo ad un settore dove se va bene uno, vanno bene tutti.

Come è articolata una serata al Parioli? Ad esempio questo fine settimana ospiterete una serata musical: cosa troverà il pubblico presente?

La serata si svolgerà così: alle 20 apriamo le porte, il pubblico potrà ordinare da bere e da mangiare mentre una band jazz suonerà in sottofondo. Poi inizierà uno spettacolo Broadway, fra platea e palco e, alla fine dello spettacolo, il pubblico sarà invitato a ballare e ci sarà una festa.

Così, al prezzo di un biglietto, daremo al pubblico tre contenuti diversi: concerto, spettacolo e after show. Questo è il nostro concept.Ovviamente, l'intrattenimento post serata ci sarà o meno a seconda dello spettacolo che andrà in scena. Ad esempio, domenica scorsa abbiamo ospitato un coro di cento elementi, in collaborazione con ex dogana. In questo caso abbiamo rimontato le poltrone per ospitare un un prodotto un po' più classico.

Qual è stata la reazione del pubblico tradizionale del teatro Parioli a tutte queste innovazioni?

Avendo anche un pubblico particolarmente adulto, non vogliamo privarli di un luogo a loro dedicato. Noi rivestiamo anche un ruolo di aggregazione sociale all'interno del quartiere, per cui anche le persone grandi, che hanno fatto parte dello zoccolo duro di abbonati del teatro Parioli, debbono avere il loro spazio. La scorsa domenica abbiamo fatto un esperimento con questo concerto di musica classica, i Carmina Burana, e il pubblico ha riconosciuto che continuiamo a ricoprire quel ruolo che abbiamo sempre avuto. Era un esperimento, ma ora lo renderemo stabile. Ovviamente un passo alla volta. Stiamo cercando di capire cosa interessa di più.

Se dovessi descrivere in poche parole la mission di questo nuovo progetto teatrale?

Direi la formazione di un nuovo pubblico con l'abolizione, ove possibile, della quarta parete.Chi si avvicina al nostro spazio, nota subito delle anomalie rispetto al tipo di teatro a cui si è abituati.La liturgia del teatro con la quarta parete non è detto che funzioni sempre. Anzi, spesso è ingombrante. Ci sono tantissimi spettacoli, bellissimi e interessantissimi, che non possono farne a meno.Il sentiero che vogliamo intraprendere prevede l'abbattimento, ove possibile, della quarta parete, proprio per riavvicinare il pubblico al contenuto teatrale. In modo che, chi viene a vedere la serata teatrale, possa tornare a sentire i Carmina Burana.

Alessia de Antoniis

© Riproduzione riservata