La Classe

Dal 13 fino al 25 Novembre sarà in scena alla SALA UMBERTO in via delle Mercede a Roma, lo spettacolo teatrale LA CLASSE

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Dal 13 fino al 25 Novembre sarà in scena alla SALA UMBERTO in via delle Mercede a Roma, lo spettacolo teatrale LA CLASSE del giovane drammaturgo VINCENZO MANNA con Claudio Casadio, Andrea Paolotti, Brenno Placido Edoardo Frullini, Valentina Carli, Haroun Fall  Cecilia D'Amico, Giulia Paoletti.
L’UnfoldingRoma era presente ieri sera per assistere alla rappresentazione serale.

La Classe nasce dalla sinergia di diversi settori della ricerca, come la nota azienda di indagine demoscopica Tecnè, l’ente di formazione Phidia e l’Associazione italiana per la riabilitazione psico-sociale SIRP, hanno partecipato inoltre anche Amnesty International e Baobab Experience. Ma come si è sviluppato tutto il progetto?
Tecnè ha portato avanti una ricerca su scala nazionale sugli adolescenti e sul loro rapporto con il “diverso”, intervistando telefonicamente moltissimi studenti.
Contemporaneamente Amnesty International, Baobab Experience, SIRP e Phidia hanno incontrato centinaia di ragazzi nelle scuole ed hanno fornito informazioni e dati relativi alla situazione dei rifugiati e dei richiedenti asilo. La SIRP invece si occupava di parlare della gestione della paura e del pericolo della sua strumentalizzazione.Grazie a Baobab sono stati portati nelle scuole anche molti richiedenti asilo che venivano che raccontavano la loro storia dolorosa.

Tutti questi dati, tutte queste esperienze sono state sapientemente rielaborate dal drammaturgo Vincenzo Manna che ha restituito uno spaccato urbano e sociale incredibilmente attuale. E’ questo il teatro che ci piace e che amiamo.

Una cittadina europea. Disagio, criminalità e conflitti sociali. Decadimento generalizzato inarrestabile. Appena fuori dalla città, c’è lo Zoo, uno dei campi profughi più vasti del continente. Alla periferia della cittadina, in uno dei quartiere più popolari, a pochi chilometri dallo Zoo, c’è un Istituto Comprensivo di scuole professionali di avviamento al lavoro.
Albert è uno straniero di terza generazione di 35 anni e viene assunto all’Istituto Comprensivo con il compito di tenere un corso di recupero pomeridiano per sei studenti sospesi per motivi disciplinari. Il Preside dell’Istituto è subito chiaro: il corso non ha nessuna rilevanzadidattica, serve solo a far recuperare crediti agli studenti chedevonodiplomarsi il prima possibile.
Albert legge nei volti e nelle azioni dei suoi studenti la paura che si fa rabbia. Cerca e riesce a conquistare la loro fiducia.
Abbandona presto la didattica suggerita dal Preside e propone agli studenti di partecipare ad un bando europeo per le scuole superiori che ha per tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”.
Gli studenti si lasciano convincere dopo aver visto foto e carte di un rifugiato cheprima della fuga dal paese d’origine aveva il compito di catalogare morti e perseguitati dal regime per il quale lavorava e che, nell’indifferenza totale della comunità internazionale, era impegnato in una sanguinosa guerra civile chestava decimando intere città a pochi chilometri dal confine europeo. È quello l’Olocausto di cui gli studenti si dovranno occupare.
Ma la cittadina viene scossa da atti di violenza e disordine sociale causati dalla presenza dello “Zoo”. Cosa farà Albert per tenere la situazione sotto controllo?

Lo spettacolo lascia scossi, emozionati, spaesati e scoraggiati. E' uno spaccato nudo e crudo di ciò che accade nella nostre città e nella nostra società. Le vicende raccontate sfiorano il banale e l'ovvio ma quanta forza in questo ovvio che tale è diventato perché parte integrante delle nostre vite e quindi facilmente dimenticato. Non è facile raccontare la rabbia che diventa violenza, non è facile raccontare il degrado sociale e la povertà educativa che diventa disagio. Ma questo spettacolo non è solo denuncia e racconto della deriva sociale della nostre città, questo spettacolo è speranza nelle nuove generazioni, negli adolescenti che saranno gli uomini e le donne di domani, la speranza che il seme della conoscenza e del pensiero critico possa attecchire grazie anche a rappresentazioni come questa.
Lo spettacolo ha poi la fortuna di reggersi su un cast di giovani e bravissimi attori che riescono a trasmettere tutte le emozioni dirompenti che Vincenzo Manna mette in scena.
Brillante, profondo ed energetico Haroun Fall che promette molto bene ma svetta su tutti la grande esperienza e professionalità di Claudio Casadio immenso nei tre monologhi a inizio, metà e chiusura di rappresentazione. In particolare l'ultimo monologo riesce a sciogliere tutta la tensione dello spettacolo e lasciare gli spettatori con la speranza e la poesia di un testo di particolare pregio.

Alessio Capponi

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