Faust Al Teatro Torlonia

Prima nazionale per l'opera di Fernando Pessoa al Teatro Torlonia , per la regia di Maria Inversi – intervista di Alessia de Antoniis

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Faust


Debutta in prima nazionale assoluta il 4 dicembre al Teatro Torlonia, e poi in replica il 6 dicembre al Teatro Tor Bella Monaca, il Faust di Fernando Pessoa per la regia di Maria Inversi.

Questo Faust, spiega la regista Maria Inversi, è un testo ricco di domande, come quella che lo scrittore fa a se stesso e a noi, quando chiede se siamo portatori di tutto l’amore o di tutto l’odio. Oppure se siamo espressione voluta di Potenze a noi superiori, motivo per cui dovremmo essere migliori.

L’autore, muove il suo Faust come se i personaggi che appaiono nella sua mente, Lucifero, Cristo, Maria, Vincente, Vecchio, l’odio, la notte, fossero parte di lui e, contestualmente, entità altre; come se l’esistenza nel suo fluire abbracciasse attimo dopo attimo ciò che è dentro e fuori di noi. Condizione che però confligge con la nostra intelligenza. Così prendono corpo voci di anime diverse, appartenenti a quell’universo che palpita in noi tra gioia e terrore, stupore e dubbio.

Un testo complesso, quello di Fernando Pessoa, che cerchiamo di affrontare con la regista della versione teatrale, Maria Inversi.

Il testo è stato pubblicato dopo la morte di Pessoa. È un'opera incompiuta e frammentaria. Pessoa, però, lascia quelle che potremmo chiamare le istruzioni per il montaggio: appunti che spiegano la divisione degli atti e la chiave di lettura del loro contenuto. Lei ha optato per una riproduzione fedele o ha interpretato il testo in base ad una sua visione personale?

Il testo è strutturato, con delle sospensioni che lui stesso indica tra parentesi quadra, come dire inconcluso, incompleto. Questo riguarda, a volte, anche la scelta delle parole che sono molto precise, inequivocabili. È stato affrontato un grande lavoro di traduzione, che a volte non riesce a sostenere tutto il lavoro di Pessoa. Io mi sono confrontata con la traduzione in italiano. Il mio lavoro, al fine di rendere il testo fruibile a tutti, a qualsiasi pubblico, è stato di sistematizzazione della sintassi, lavoro che spesso risulta difficile in fase si traduzione, soprattutto trattandosi di poesia. Pessoa fa una scelta di scrittura caleidoscopica, trattando un aspetto dello stesso problema da varie angolazioni. Essendo un uomo di grande cultura, questo testo è come un grande abbraccio all'umanità intera. Era cattolico credente, ma si occupava di occultismo, cosa che si avverte nel testo. La storia vede Faust, solo in una stanza, che ha delle apparizioni: Lucifero, Cristo, Maria, Vincente, l'orgoglio, il Vecchio. È la rappresentazione del percorso di un essere umano all'interno del suo mondo interiore che si confronta con l'universo attorno a sé, affrontando un percorso bidirezionale: quello di Faust che vede fuori da sé e quello dell'universo che da fuori penetra al suo interno, sotto forma di apparizioni, e gli domanda perché dobbiamo morire. Questa è la domanda nascosta nel testo. Questo è il campo d'indagine del Faust di Pessoa.

È importante sottolineare che l'autore inizia a scrivere quest'opera a diciotto anni, quando era ancora un fanciullo. Da allora, fino al momento della sua morte, ci ha sempre lavorato, per trent'anni. In maniera non continuativa, ma sempre ponendosi la stessa domanda. Ogni volta dando risposte diverse a seconda del personaggio.

Quali sono le caratteristiche di questo testo che la hanno affascinata?

Innanzitutto i personaggi. Lucifero è un personaggio magnifico che rappresenta l'umanità: è l'umano. Così come lo stesso Cristo: sono tutti personaggi profondamente umani che vivono nell'immaginario di Pessoa. È umana anche Maria, la sola alla quale viene riconosciuta la possibilità di amare di amore totale.

Mi ha affascinato anche questo dato ricorrente, il numero otto. Pessoa nasce nel 1888. Poi tutta una serie di otto legati a questo testo: la prima stesura nel 1908, la prima pubblicazione 1988, fino ad una poesia esoterica che ho trovato in una sua raccolta, dove lui lo cita di nuovo. L'otto coricato è l'infinito e, per questo, nell'occultismo corrisponde al numero perfetto. Rappresenta quella ricerca della perfezione che Pessoa inseguirà per tutta la vita. È il motivo per cui non voleva darlo alle stampe, perché non era ancora un testo perfetto.

Perché ha deciso di musicare il testo?

Per poter restituire anche le parti che ero stata costretta a tagliare, perché il testo originale è troppo lungo, ho deciso che doveva essere un'opera musicale. Il pubblico al quale mi rivolgo nei miei spettacoli deve stare con noi dall'inizio alla fine. Ecco allora che nasce la musica, grazie al lavoro di Marcello Fiorini, Oona Rea, Mauro Tedesco. Insieme a loro anche attori bravissimi, come Luca Carbone nel ruolo di Faust, che stanno collaborando a questo lavoro con tanta passione. È un testo che ci aiuta a star dentro la bellezza, in una società che impoverisce ogni giorno di più.

Quando pensiamo a Faust pensiamo a quello di Goethe, un'opera che dallo Sturm und drang, arriva al classicismo e al romanticismo. Poi arriva Pessoa con un Faust che dice Che fai tento di saper amare. È morto ciò che volli essere. Siamo davanti al crollo dell'uomo romantico?

Pessoa a sette anni si trasferisce in Africa, dove inizia a scrivere, e rientra da adulto. Muore nel 1935, dopo la prima guerra mondiale e mentre se annuncia una seconda. Molti artisti a cavallo tra le due guerre si sono suicidati. Durante la prima guerra mondiale, che miete trentacinque milioni di vittime, tutto il mondo assiste all'uccisione anche di civili, donne, bambini; se ne annuncia una seconda e c'è una necessità interiore di porsi delle domande metaforiche che sono metafore dell'esistenza. Questa è la mia visione personale, alla quale sono arrivata lavorando sul testo e cercando di rispondere alle domande in esso contenute.

Quanto è presente l'autore nel testo?

In tutto il testo, ricco di domande, Pessoa è Faust. Non viene mai in mente di pensare a Pessoa. Siamo trasportati da Faust, dal suo dilemma, dal suo interrogarsi su temi esistenziali, dal suo stato interiore, dal suo dolore e dalla sua gioia. Sentiamo il personaggio, non sentiamo Pessoa e questa è la grandezza di un grande autore che riesce a nascondersi in tutte le parole. Lui è nascosto ovunque. In questo è racchiusa la sua magia. Sfido chiunque ad intravedere la biografia dell'autore in questo testo. È impossibile.

Alessia de Antoniis

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