Fabrizio Lobello - I Bugiardinì

Morir dal ridere con Alfred Hitchcock? Al Parioli può accadere anche questo - di Alessia de Antoniis

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Il 21 dicembre il Parioli ospita R.E.D. il musical di Natale completamente improvvisato. Il 22 arriva, in prima assoluta, L'uomo che beveva troppo, un particolare omaggio ad Alfred Hitchcok... che darà sicuramente alla testa. In scena I Bugiardini, rivelazione teatrale romana che ormai registra sold out in tutti i teatri italiani.Musical e improvvisazione messi insieme, fanno venire in mente uno spettacolo allestito alla buona. In realtà, dietro alle performance dei Bugiardini ci sono duro lavoro e molte prove, competenze e professionalità. Sono artisti che si allenano a fare un musical dove la storia, i personaggi e le canzoni sono create al momento. È uno spettacolo che ha qualcosa in meno rispetto al musical preparato, ma molte caratteristiche in più.È uno dei fondatori della compagnia, Fabrizio Lobello, a raccontarci come si lavora nel mondo del musical improvvisato.


Fabrizio, esiste una tradizione di musical improvvisato o avete improvvisato anche questo?

In Italia siamo i primi. All’estero, nel mondo anglosassone, specialmente a Broadway e nel West End, esiste da alcuni anni. Noi ci ispiriamo agli Showstopper!, una compagnia che ha un livello di professionalità così elevato da permettere loro di partecipare a concorsi fino ad ora dedicati al musical tradizionale.

Qual è il background che deve avere un artista come voi?

Una certa esperienza nell’improvvisazione teatrale e una predisposizione al canto. Ci sono molti bravissimi attori, improvvisatori, che non sono a loro agio con il canto.L’improvvisazione è fondamentale perché ti dà una serie di strumenti che ti consentono di avere un diverso atteggiamento verso l’errore, le difficoltà e gli imprevisti. Saper trasformare l’errore in opportunità è il segreto di quest'arte. Quando impari a gestire questo tipo di situazione, non ti spaventa nulla, anzi!

Lo spettacolo che vi sta rendendo famosi nei teatri italiani è B.L.U.E. Ora, al Parioli Theatre Club, proponete R.E.D. Il musical completamente improvvisato si tinge dei colori natalizi?

Sì, infatti le differenze sono poche. B.L.U.E. è il musical completamente improvvisato e R.E.D. è il musical di Natale completamente improvvisato.

Noi saremo vestiti di rosso, chiederemo al pubblico di indicarci un luogo che possa ispirarci una storia di Natale e cercheremo di fare un musical immerso nello spirito natalizio, tipico di questo periodo dell'anno.

Sempre al Parioli presentate uno spettacolo nuovo, “L'uomo che beveva troppo”, uno spettacolo che si può fare solo una volta l'anno. Perché?

L'uomo che beveva troppo è uno spettacolo molto particolare. È un film di Hitchcock completamente improvvisato, quindi chiederemo al pubblico il titolo di un film che il maestro del cinema del brivido NON ha mai scritto. C'è poi una particolarità. Abbiamo con noi, sul palco, degli alcolici e verrà stabilita una regola: se viene offerto qualcosa da bere ad uno degli attori, quello non può rifiutarsi di prendere il bicchiere. Quindi, iniziamo questa storia con un filo narrativo, più o meno coerente, ma non garantiamo di mantenerci lucidi fino alla fine! L'altra particolarità è che verrà chiesto al pubblico di bere un sorso di quello che ha nel bicchiere al verificarsi di determinate situazioni. È una soluzione divertente, allegra, ma capirete che è uno spettacolo che non possiamo fare tutti i giorni!

Cosa unisce Hitchcock e il musical?

Sono due spettacoli completamente diversi. Uno è un musical in stile Bugiardini, l'altro un film di Hitchcock improvvisato, ma questa volta l'improvvisazione è doppia, sia perché non conosciamo in anticipo la trama, sia perché la modalità di esecuzione potrebbe non garantirci di restare perfettamente lucidi fino alla fine. Più improvvisato di così...

Qual è il trucco per un musical improvvisato? Lavorate sul “tipo”? Che tipi avete nella vostra valigia?

Se per tipo ti riferisci alla commedia dell'arte, per quanto riguarda il musical improvvisato non abbiamo tipi come accade in quel caso. È davvero tutto sempre improvvisato, non abbiamo schemi e se vediamo che tendono a formarsi dei personaggi tipo o delle situazioni tipo, cerchiamo dei modi per rompere quegli schemi. Ognuno di noi cerca di fare la gamma più disparata di personaggi a seconda di quello che è meglio per la storia. Non ci affidiamo a formule preconcette o a caratterizzazioni standard. È difficile da credere, ma è davvero tutto lasciato all'ispirazione di ogni improvvisatore di ogni determinata serata.



Qual è la difficoltà maggiore che affrontate in uno spettacolo come questo?


Le coreografie, ma questo ci offre l'opportunità di sfidarci a superare i nostri limiti. È complesso dover coniugare canto, ballo, recitazione e costruire una storia che abbia un inizio, una fine e uno sviluppo logico. Tutto in un'ora e mezza. L'aspetto positivo è che quasi sempre viene fuori uno spettacolo molto comico o quantomeno esilarante.

Come vi allenate?

Ci esercitiamo ad improvvisare canzoni in diverso stile, possiamo decidere di studiare i musical dell’epoca d’oro di Hollywood, di approfondire le tecniche di montaggio di Rodgers & Hammerstein; oppure come si canta a cappella. Facciamo quello che faremmo in uno spettacolo: ci diamo dei titoli che non abbiamo mai fatto e cerchiamo di fare un musical esattamente come se fossimo davanti ad un pubblico: per questo li chiamiamo allenamenti.
Non sono delle prove perché non puoi provare niente. Puoi solo esercitarti ad affrontare quello che il pubblico potrebbe chiedere.

Una persona che ringrazieresti per il vostro successo?


Michele La Ginestra, che quattro anni fa ha creduto in questo progetto e lo ha portato nel suo Teatro7, consentendoci poi di iniziare ad andare in turné nei teatri di tutta Italia.
L’anno scorso ci siamo esibiti anche al Teatro Nuovo di Milano, che normalmente ospita i grandi musical che arrivano in Italia, e siamo stati visti da circa un migliaio di persone. È stata una bella soddisfazione!

Alessia de Antoniis







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