Angela Finocchiaro

Ho Perso Il Filo, all'Ambra Jovinelli fino al 7 gennaio. Ma che filo ha perso la Finocchiaro? - di Alessia de Antoniis

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Cosa non si fa per i figli? Angela Finocchiaro accetta la frase “Mamma, sembri sempre tu” come una sfida e arriva in teatro vestita da perfetto eroe greco, con elmo, corazza, spadone e smartphone. Ha deciso di interpretare Teseo per fare qualcosa di diverso, proprio per i suoi figli. Si cimenta in un ruolo per lei nuovo, con una grande voglia di mettersi in gioco e la professionalità che da sempre la contraddistingue, affrontando uno spettacolo che forse da lei non ti aspetteresti. Questa volta niente ruoli da donna simpatica, impaurita o nevrotica, ma un personaggio per lei inconsueto: un eroe, rivisitato in chiave contemporanea, per affrontare, in attesa dello scontro finale con il Minotauro, il labirinto di luoghi comuni e condizionamenti sociali nel quale ci siamo ritrovate intrappolate.

Quello che affronta l'eroe Teseo/Finocchiaro è un viaggio che (perché questo non è il tipo di viaggio che ha come unico scopo quello di mandare selfie a tutti) rappresenta un'occasione di crescita. Angela è costretta ad affrontarlo privata della sua armatura, quella che ci protegge agli occhi della gente ma che, in fondo, ci separa dagli altri consentendoci di nasconderci dietro una maschera. Le creature danzanti che la privano della sua armatura, la lasciano nuda e spaventata a relazionarsi con il labirinto stesso, che le parla attraverso scritte proiettate, che rappresenta lei, il suo ambiente, le sue ansie, le sue paure, le ipocrisie, sue come di tutti gli altri, e che ha, come unica via d'uscita, il coraggio e l'altruismo: perché l'unico modo per vincere sulle paure è affrontarle. “Se una cosa ti fa paura, falla!” Le dice all'improvviso il muro. Lo spettacolo, diretto da Cristina Pezzoli, è un viaggio fantastico in un mondo creato dalle luci di Valerio Alfieri, dalle musiche di Mauro Pagani e dalle coreografie di Hervé Koubi. In questo mondo fantastico, Angela racconta come sia cambiato il rapporto tra madre e figlia, nonna e nipote. Come le mamme di oggi si preoccupano per le figlie o i figli come era nel passato, solo che con modalità diverse. In questo viaggio che porta Angela dalla sua infanzia alla sua maturità, durante il quale affronta le sue paure e le sue preoccupazioni, veniamo portati a riflettere, con la leggerezza tipica della Finocchiaro, sulla paura di rimanere soli, sulla necessità di appartenere ad un gruppo, sul bisogno di avere accanto qualcuno, sulla paura della morte.

Alla fine Angela ritroverà il suo filo, che aveva lasciato nelle mani di uno spettatore (mai lasciare il proprio filo nelle mani di un'altra persona…), e affronterà il Minotauro, che continua da tempi lontani a sgranocchiare i giovani ateniesi.

Ma il Minotauro non è vegetariano? Perché si ciba di ciò che lo avvelena? Perché forse non è un essere così mostruoso, forse è solo un'altra vittima di un'imposizione genitoriale sbagliata. Liberatorio il finale, dove il corpo di ballo "Le creature del Labirinto" e Angela danzano un sirtaki, mentre il Minotauro scopre il gusto di assaporare un gambo di sedano datogli dal nostro eroe Teseo/Finocchiaro. Con buona pace delle imposizioni paterne! Se vediamo il labirinto come simbolo delle sfide quotidiane all'interno della nostra vita, qui la Finocchiaro ci racconta, con la sua stralunata comicità, quella di una donna che trasforma un suo limite (Mamma ma sei sempre la stessa!) in un'opportunità per affrontare gli stereotipi che ci dicono come essere donna, come essere madre, come essere moglie; un percorso per vincere sulle nostre paure e ri-nascere belle così come siamo. (Perché noi donne non perdiamo nessun filo: perdiamo noi stesse). E quando torniamo ad essere belle, rispettando e amando noi stesse, allora brilliamo agli occhi di tutti. Con buona pace, anche in questo caso, delle imposizioni paterne. O, meglio ancora (o peggio?), materne!

Lo spettacolo sarà in scena anche per la serata di San Silvestro, con inizio alle ore 21:45. Per brindare insieme alla compagnia attendendo l'arrivo del nuovo anno.

Alessia de Antoniis









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