Giuseppe Battiston è Winston Churchill

Giuseppe Battiston è Winston Churchill

Al teatro Alighieri di Ravenna è andata in scena la prima nazionale dello spettacolo "Winston vs Churchill"

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Possente, irriverente, arrogante e con una buona dose di misoginia Mescolate il tutto e avrete "Winston vs Churchill", per la regia di Paola Rota, in cui Giuseppe Battiston, apprezzato attore udinese già protagonista di "Perfetti Sconosciuti" porta in teatro uno dei più popolari personaggi del Novecento, in una prosa tratta da "Winston Churchill, il vizio della democrazia" di Carlo Gabardini. Al suo fianco Maria Roveran, nei panni della sua paziente e trafelata infermiera che oltre a curarlo prova a scalfire quella corazza apparentemente invincibile che il protagonista indossa con fermezza. Al Teatro Alighieri di Ravenna è andata in scena la prima nazionale, che ha riscosso un ottimo successo di pubblico e a giudicare dall'apprezzamento, anche di critica. Ma che Churchill compare sul palco? Battiston ne raffigura perfettamente le sembianze, i riti e le movenze quand'egli ha già superato l'ottantina. Convinto europeista, interventista e innamorato del brandy e del sigaro più che delle donne, il nostro pare riflettere su un passato che appare ormai lontanissimo, sulle imprese di guerra che hanno avuto successo, contro Hitler, e su quelle che sono miseramente fallite, come contro i Turchi sullo stretto dei Dardanelli. Churchill trova nella sua interlocutrice una sfida affascinante: in costante contrapposizione alle donne, soprattutto a Nancy Astor, la prima parlamentare donna a sedere alla camera dei comuni con cui Churchill battibeccava spesso, l'innocente infermiera che decanta i suoi valori e la sua morale lo mette alla prova sin dall'inizio. Leggero e allo stesso tempo intenso, didattico ma a in un modo tutto suo, "Winston vs Churchill" è quanto di più lontano ci sia dalla politica di oggi. Lo conferma lo stesso Gabardini nei giorni immediatamente precedenti a questa prima: "Churchill ci insegna anche l’utilità della politica come tramite per prendere delle decisioni. Non possiamo limitarci all’alzata di mano o a un voto online. Le cose non si possono decidere così: serve qualcuno che le cose le conosca davvero. Poi si discute, certamente".

Le battute, dicevamo, grandi protagoniste, ma che non rubano la scena al significato di fondo dello spettacolo: europeismo, nessuna resa, accettandone anche le conseguenze. Non è una lezione di storia ma una vera e propria espressione del personaggio, soprattutto nelle sue stilettate: "Oggi sono arrivato in parlamento e una donna mi ha detto: lei è ubriaco. Le ho risposto che lei invece era brutta. Con la differenza che io domani sarò sobrio...". Ed eccolo il celebre battibecco con la Astor: "Se io fossi sua moglie le avvelenerei il caffé", "E se io fossi suo marito, quel caffé lo berrei". Un Churchill persino compiaciuto dall'intraprendenza di quella infermiera, che lo inganna per fargli una puntura e lui accusa il colpo, ma è fiero di avere davanti la sua stessa combattività. Non vi è spazio per i rimpianti e per guardare indietro come un vecchio sfoglia l'album della sua vita, ma per l'orgoglio e il vanto di essere stato ciò che è stato, pur con tutte le sue contraddizioni. Battiston, anche per la mole fisica, ne impersona benissimo il ruolo alternando la vestaglia col doppiopetto e perdendosi in una delle sue proverbiali nuvole di fumo, reggendosi talvolta su un bastone da passeggio finanche a riempirlo con whisky e gli stessi sigari. E d'altronde, è pur vero che lo stesso Winston Churchill era un grande attore, capace di essere lirico e tenero nel giro di pochi istanti.

Stefano Ravaglia 

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