TVATT

La violenza è la rissa da bar per motivi futili che si ferma a qualche scapaccione, è la rissa del sabato sera che troppo spesso finisce male

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Ieri sera l’Unfolding Roma era al Teatro Td IX Tordinona, in scena TVATT che rimarrà in cartellone sino al 26 aprile.

Si tratta di un esperimento performativo ideato da Luigi Morra e liberamente ispirato a “East” e “West” di Steven Berkoff. TVATT è un acronimo e sta per Teorie Violente Aprioristiche Temporali e Territoriali. In provincia di Caserta, è un modo per dire “ti picchio”, ovvero “ti batto”.

La prima parte dello spettacolo vede i tre attori in scena, Luigi Morra, Eduardo Ricciardelli e Pasquale Passaretti, dialogare con gli spettatori i quali, strappati dalle loro poltrone, si ritrovano scaraventati sul palco, spinti a mimare schiaffi e a recitare loro stessi sotto la guida degli attori.

Si sente, sia sul palco che tra il pubblico, una forte tensione prodotta, non solo dal terrore di essere tirati in ballo ma anche dagli atteggiamenti intimidatori, da veri e proprio bulli di quartiere, che i tre attori esibiscono in scena.

Vestiti alla bene e meglio, con zoccoli di legno, pantaloncini in nylon, a torso nudo ma con un fisico non proprio esaltante ma perfettamente “du role”, si rapportano con il pubblico con un dialetto meridionale stretto ed immancabilmente ilare. Una prima parte estremamente comica che strappa sorrisi e risate a tutti e rilassa il pubblico senza però perdere il filo conduttore della piece ovvero la violenza. E gli spettatori coinvolti si ritrovano a mimare scene di schiaffi, pugni e capocciate come nelle risse di strada.

Poi, lo spettacolo vira improvvisamente, il primo monologo ci descrive il bullo della discoteca che non ama la discoteca e cerca la rissa ad ogni occasione. La violenza cieca contro tutti non è però fine a se stessa, l’attore che racconta ci descrive un uomo solo, la cui solitudine tra la folla diventa il nulla: “Tu non sei nessuno, voi non siete nessuno” grida tra una rissa e l’altra.

Poi, mentre due attori allestiscono uno schermo fatto di tela, il terzo attore fissa gli spettatori con tono di sfida, immobile al centro del palco, mentre musica assordante riempie la sala.

Quindi si aggiunge allo spettacolo, un divertente video, proiettato sullo schermo appena montato, nel quale si mette in scena una satira ragionata contro tutti quei talkshow che speculano sui fatti di violenza, tanto da diventare volgari e senza senso.

Un altro monologo ci torna a far riflettere, il racconto di una violenza cieca contro dei cuccioli incredibilmente normale in un nostro passato recente e che oggigiorno sarebbe impensabile. Da qui nasce rapidamente il paragone della violenza tra uomo e uomo, che rimane invece sempre la stessa, e ci lascia pur sempre indifferenti.

Ma non vorrei raccontarvi il resto di questa piece che merita di essere vista non solo per l’ottima drammaturgia, per la bravura dei tre attori o per la poeticità di alcuni momenti , ma anche perché ti lascia un segno dentro: ancora una volta è la nostra società che genera la violenza, l’incapacità di mediazione tra persone, la decadenza del nostro tempo.

La violenza è la rissa da bar per motivi futili che si ferma a qualche scapaccione, è la rissa del sabato sera che troppo spesso finisce male, è la crudeltà dei nostri nonni che uccidono cuccioli innocenti che al giorno d’oggi è stigmatizzata come violenza atroce, ma quella tra uomo e uomo? A riguardo molto significativo l’ultimo splendido monologo: una lettera che viene recitata e che per detta dello stesso attore ha dato vita a tutta la piece.

Il finale è molto divertente e ha dato un senso alle angurie che giravano per il palco.

Ultima considerazione: le musica dei Camera. Di notevole spessore senza dubbio, capaci di miscelarsi perfettamente con la performance degli attori, peccato che siano state in alcuni momenti un filino troppo alte. Forse erano in sintonia con la performance? Forse la sala non era del tutto adatta a questo mix.

Alesio Capponi

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