Andrea Camilleri Ci Ha Lasciati

Andrea Camilleri Ci Ha Lasciati

Il padre del Commissario Montalbano si è spento a Roma, all'Ospedale Santo Spirito dove era ricoverato dal 17 giugno.

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Ci sono scrittori che vendono, ci sono scrittori che lasciano il segno nel cuore del proprio lettore e ci sono scrittori che riescono a trasportare tutti, indistintamente, nel proprio mondo. Andrea Camilleri era tutto questo.
Oggi si è spento un grandissimo maestro, ultimo rappresentante di una cultura che sbiadisce lentamente nel nostro paese. Il 17 giugno lo scrittore, nato a Porto Empedocle quasi 94 anni fa, era stato ricoverato d’urgenza all’ospedale Santo Spirito di Roma per un arresto cardiorespiratorio, esattamente dopo un mese è spirato senza aver mai ripreso conoscenza. Non dovremmo essere poi tanto tristi perché la morte non spaventava più da tempo il maestro siciliano. La sua vita, estremamente felice a sua dire, lo aveva abbondantemente ripagato di una fanciullezza e giovinezza spesa sotto l’odiato fascismo e la seconda guerra mondiale.
Figlio unico di Giuseppe Camilleri, uomo generoso, serio e rispettoso ma fascista, e di Carmelina Fragapane, Andrea Camilleri nacque il 6 settembre 1923 a Porto Empedocle, da un matrimonio combinato ma fortunato, perché Carmelina scoprì di aver sposato in realtà un uomo meraviglioso e fu proprio lei a farlo scoprire anche al figlio, tant’è che il Commissario Montalbano è per almeno tre quarti Giuseppe Camilleri.
Nel 1943 prende la maturità, senza fare l’esame per via della guerra. Tra il 1946 e il 1947 vive ad Enna e lui stesso ci racconta essere quello il momento in cui si formò come scrittore.
Nel 1949 venne ammesso all’Accademia Nazione d’Arte Drammatica come allievo regista e vi concluse gli studi nel 1952. Inizia la sua prima carriera artistica come regista portando in scena numerose opere e autori, fu il primo a portare Beckett in scena in Italia. Parallelamente si dedica alla poesia riuscendo ad attirare l’attenzione di Giuseppe Ungaretti che volle alcune sue poesie in una antologia da lui curata. Nel 1957 entra in RAI e cura la regia di numerosi sceneggiati e teleromanzi.
Ma la carriera come scrittore, che gli ha reso l’eternità, nasce solo nel 1980, quando pubblica Un Filo di Fumo, il primo romanzo ambientato nell’immaginaria Vigata, che gli valse anche il primo premio letterario a Gela.
Smette però di scrivere prosa e poesia e riprende solo nel 1992. Nel 1994 pubblica La Forma dell’acqua, il primo romanzo poliziesco con il commissario Montalbano. Quattro anni più tardi il fenomeno Camilleri è ormai esploso, i romanzi vanno a ruba e la serie televisiva su Montalbano lo trasforma in un autore cult.
Camilleri è stato tradotto in 120 lingue ed ha venduto più di 10 milioni di copie in tutto il mondo.
Il genio di Camilleri è anche nell’aver già pensato alla conclusione del filone del Commissario Montalbano. Nel 2006 lo scrittore siciliano affida all’editore Sellerio l’ultimo libro della serie, chiedendo che sia pubblicato solo dopo la sua morte. Andrea Camilleri temeva la vecchiaia, la senilità anche più della cecità che lo ha colto ma non lo ha ostacolato, i suoi ultimi libri sono stati infatti dettati alla sua fidatissima assistente Valentina Alferj, l’unica capace di scrivere in vigatese.
Il Vigatese è il linguaggio che Camilleri usa per le sue opere letterarie, un misto tra italiano e siciliano, un linguaggio che sarebbe nato mentre Andrea Camilleri assisteva il padre malato e gli raccontava storie. Fu il padre a suggerirgli di scrivere quelle storie nella stessa maniera in cui le aveva raccontate.
Camilleri aveva deciso di non scrivere più, né prosa, né poesia, perché non riusciva a esprimersi a pieno come desiderava. Dalla sua attività di regista, nel mettere in scena opere dialettali di Goldoni e Ruzante, dalla lettura delle poesie del Belli e Carlo Porta, nacque in lui di nuovo il desiderio di scrivere e trovò la sua piena realizzazione nell’uso di un suo linguaggio dove non importava inserire parole dialettali in una frase strutturata in italiano, ma ciò che premeva al maestro era la sonorità della parola, la sua musicalità: era questo il grande dono di Andrea Camilleri.
Scrittore, regista, poeta, appassionato politico con una militanza concreta nel PCI, Andrea Camilleri è stato un uomo meraviglioso, un artista completo, un ultimo baluardo all’ignoranza imperante e dilagante grazie ai social. Oggi siamo tutti orfani, abbiamo perso un padre, un esempio di genio italiano capace di distinguersi in ogni forma artistica che avesse come fulcro la parola.
Perché è la parola, il suo senso profondo ed il giusto peso che gli assegniamo, che ci può distinguere dagli altri. È questo il dono per noi di Andrea Camilleri.
Aspettiamo dunque l’ultimo capitolo postumo di Montalbano, sicuri che il maestro saprà stupirci e non con effetti speciali o eventi inattesi, ma per la delicatezza e sobrietà con cui saprà chiudere un percorso, perché ogni cosa ha una fine e spetta a chi rimane serbarne il ricordo e tramandarlo alle generazioni future.
Alessio Capponi

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