Intra Peritura Vivimus – Muore Il Maestro Luciano De Crescenzo

Intra Peritura Vivimus – Muore Il Maestro Luciano De Crescenzo

“Intra peritura vivimus” – viviamo tra cose destinate a morire - rifletteva Seneca; eppure questo orizzonte per l’homo sapiens sapiens tecnologicus pare poco reale...

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“Intra peritura vivimus” – muore il maestro Luciano De Crescenzo

“Intra peritura vivimus” – viviamo tra cose destinate a morire - rifletteva Seneca; eppure questo orizzonte per l’homo sapiens sapiens tecnologicus pare poco reale; non ci si pensa e non ci si comporta di conseguenza: il bello della vita è considerato alla stregua di qualcosa di molto scontato, per cui non vale la pena affliggersi, figuriamoci apprezzarlo, salvaguardarlo, valorizzarlo. E pensare che, regola monastica tra le più osservate, soprattutto nei secoli scorsi, era meditare sulla morte almeno una volta al giorno. Non si tratta di religione - a parere della sottoscritta - ma di attitudine alla spiritualità nel grande mistero rappresentato dalla vita, che sono due cose molto, molto diverse e talvolta addirittura distanti.

Luciano De Crescenzo è morto. Diciamo dunque addio all’ingegnere, regista, attore e filosofo che ci ha lasciati ieri, 18 luglio 2019, all’età di 90 anni al Policlinico Gemelli di Roma, presso il quale era ricoverato per le complicazioni dovute ad una polmonite. Intendiamo, in questa sede, ricordare lui e lo splendido lascito di cui ci ha omaggiati, dato che per procedere con le riflessioni in apertura all’articolo occorrerebbero altre intense pagine di filosofia che, purtroppo, non ci possiamo concedere.

Si è aperta alle 10, nella sala della Protomoteca del Campidoglio, la camera ardente, la quale chiuderà alle ore 20. Davanti al feretro del maestro è esposto il gonfalone del Comune di Napoli. Il funerale si svolgerà domani, alle 11.30, nella basilica di Santa Chiara della città campana. Il sindaco, Luigi De Magistris, ha proclamato il lutto cittadino. Presenti in loco molti personaggi famosi, tra cui Renzo Arbore e Mara Venier, che non hanno mancato di ricordarlo tra il dolore della perdita e l’intensa commozione derivatane.

De Crescenzo – rammenta Arbore – sposava i suoi studi e le sue qualità con un immancabile sorriso. Del resto, la sagacia e l’umorismo sono tratti distintivi delle sue opere, tra cui il bellissimo “Così parlò Bellavista” (1977), romanzo buffo e molto particolare, costituito da una sorta di dialogo socratico tra il professor Bellavista e i vari personaggi con cui gli capita di confrontarsi in tutti i capitoli dispari del testo. Emerge la “napoletanità” di un caso editoriale che esalta - senza peccare mai di esagerazione - vizi e virtù del popolo campano. Il libro diviene un best seller, e non solo a livello nazionale: oltre 800mila copie vendute e decine di traduzioni in vari luoghi del mondo. Nel 1984 il romanzo diventerà quindi un lungometraggio diretto ed interpretato dallo stesso De Crescenzo nei panni del professor Bellavista, una produzione grazie alla quale il maestro vince un David di Donatello e un Nastro d’Argento come miglior regista esordiente. Vastissima la restante produzione, di cui si trovano moltissimi approfondimenti anche on-line. Qui preme ricordare la sua attività di divulgatore, capace di introdurre anche il lettore più inesperto ai problemi sollevati dalla filosofia antica. Oltre ai suoi numerosi libri in merito, pubblicati nel corso degli anni ottanta e novanta, De Crescenzo condusse sulle reti Rai una trasmissione televisiva molto nota (Zeus - Le Gesta degli Dei e degli Eroi) sui miti e sulle leggende degli antichi greci, pubblicata poi da Arnoldo Mondadori Editore e ritrasmessa anche da Mediaset. Nel 1994 la città di Atene gli conferì persino la cittadinanza onoraria, proprio per i suoi lavori di divulgazione sulla filosofia greca. De Crescenzo si interessò anche alla filosofia medievale e, in minor misura, a quella moderna e contemporanea. Così si professava il maestro:

«Credo di essere una di quelle scalette con soli tre gradini, che si trovano nelle biblioteche e che consentono di prendere i libri dagli scaffali che stanno più in alto.»

(De Crescenzo, Storia della filosofia medievale).

Chiara Zanetti

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