Andrea Alessio Cavarretta

La recensione del libro "Il vecchio suonatore"

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Schiller, poeta, scrisse: "C'è un significato più profondo nelle fiabe che mi furono narrate nella mia infanzia che nella verità qual è insegnata dalla vita." (I Piccolomini)

A riprova di ciò, Bettelheim, illustre psicologo infantile affermava che «la fiaba, mentre intrattiene il bambino, gli permette di conoscersi, e favorisce lo sviluppo della sua personalità. Essa offre significato a livelli così diversi, e arricchisce l'esistenza del bambino in tanti modi (...)».

Ma il fatto che le favole siano spesso scritte per i bambini non esclude che possano essere perfette anche per gli adulti soprattutto se queste permettono la fuga da una realtà a volte ingombrante o magari nascondono insegnamenti che possono essere d'aiuto e perché no, fungere da incoraggiamento.

Ed è proprio in questo quadro che si inserisce l'ultima pubblicazione di Andrea Alessio Cavarretta dal titolo Il VECCHIO SUONATORE (disegni Manuela Vitali, Progetto grafico e Colore Giovanni Palmieri, PAV Edizioni, pp 40, Euro 10,00). In poche pagine si racconta la storia di un uomo centenario, cantata alla maniera di una filastrocca che strizza l'occhio alla poesia con qualche rima, qualche metafora e una buona musicalità, elemento peraltro su cui soffermarsi perché mentre si descrive la storia e se vogliamo le caratteristiche di un uomo, le parole cantano di come quell'uomo nonostante l'età, faccia e quindi possa "suonare" tutto. Poche pagine quindi per esprimere, raccontare e soprattutto dimostrare come a qualsiasi età sia possibile non avere limiti e continuare a sognare. Un insegnamento dal valore universale.

Con “Il vecchio suonatore” torna la creatività che avevo già notato in "Centrifugo senza rispetto", lo stile dell’autore che proprio in quell'opera di un paio d'anni fa venne fuori dimostrando così, quanto fosse poliedrico.

Andrea Alessio Cavarretta rimette in campo la capacità di abbinare l'immagine al testo, ma in questa sua ultima pubblicazione si avvale della collaborazione di Manuela Vitali che realizza i coloratissimi disegni, caratterizzati da un astrattismo geometrico che ricorda Kandisky, e accompagnano il testo contribuendo a creare una musica "visibile".

Un messaggio forte e diretto ai sognatori di tutte le età con cui l'autore mette a segno un altro colpo decidendo di affrontare un settore così particolare della letteratura che non solo cela tanta psicologia, ambito in cui l’autore ha già dimostrato di trovarsi a suo agio, ma che necessita di indubbia delicatezza e accuratezza. Un’ulteriore analisi dell’opera, se vogliamo più sottile e profonda, rivela e trasmette al lettore felicità, perché un uomo che suona tutto, non può non essere felice.

Un progetto inoltre, dal vago sapore vintage che se fosse stato pubblicato negli anni Sessanta meriterebbe un posto tra le pagine dei "Quindici" per restare tra i ricordi indelebili di bimbi che diventano adulti.

Buona lettura

Francesca Uroni 

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