Alessandro Borghi è Il Fratello Perdente Del Primo Re Di Roma

Alessandro Borghi è Il Fratello Perdente Del Primo Re Di Roma

Il 5 agosto al CineVillage Talenti è stato presentato il film Il Primo Re di Matteo Rovere, interpretato da Alessandro Borghi, che racconta il mito fondativo della nostra Città, Roma.

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Il Primo Re è la storia di Romolo e Remo, due fratelli inseparabili, le cui vite sono legate l’una all’altra nella lotta contro una natura ostile e imperscrutabile. Sfideranno il volere degli Dei e dal loro sangue nascerà Roma e il suo grande Impero.

Il Primo Re è un film molto complesso, che ha avuto una lunga gestazione ed è stato preparato con l’obiettivo di un mercato internazionale, presentando la storia in modo che avrebbe potuto parlare a tutto il modo, raccontando uno dei miti fondativi della nostra civiltà. È un film che contiene un’idea di cinema ambiziosa, sotto vari aspetti, dal sonoro al linguaggio, alla recitazione, alle modalità di ripresa.

Ce ne hanno parlato il regista, Matteo Rovere, ed il protagonista, Alessandro Borghi.

Matteo Rovere, noto al grande pubblico per essere il fortuna#alto produttore della trilogia Smetto quando voglio, ci ha parlato di questo lavoro come di una sfida affrontata con entusiasmo.

Rovere racconta che il suo intento era realizzare un esperimento: in Italia siamo stati, per tanti anni, molto bravi a giocare con i linguaggi e con i generi, e lui qui ha cercato di rifarlo.

Ha scelto di far parlare gli attori in protolatino, una lingua verosimile, come sente chi ha studiato latino, ma inventata per la sceneggiatura. La scelta di questa lingua arcaica è stata definita affinché fosse parte dello spettacolo cinematografico e servisse a prendere lo spettatore e calarlo in una realtà particolarmente realistica.

Rovere, afferma, infatti che “Esiste un confine intorno a noi, ma poi siamo noi stessi a tracciarlo; quindi, quando ci viene voglia di superarlo, scopriamo terreni e linguaggi nuovi e questo film ne è un esempio.

La mitografia sulla fondazione di Roma contiene un elemento femminile molto forte, che è sintetizzato da Rumina, il bosco, quindi in qualche modo Roma nasce dalla sintesi di due nature, una natura urbana che è l’Urbe, ed una natura rurale, che è boschiva e che è rappresentata da divinità che fondendosi con la città creano un ordine nuovo. Ci sono nel film degli elementi femminili molto importanti, come la vestale interpretata da Tania Garribba, che in realtà è il motore di tutto perché, come in tutti i nuclei, alla fine è il femminile che crea il cambiamento. Di fronte a questo grande amore, che provano questi due fratelli l’uno per l’altro e quindi alla voglia di proteggersi, di salvarsi la vita in un mondo ostile, c’è questo essere straordinario, la vestale, che comunica con il Dio e quindi comunica con i temi del film: il divino, l’ignoto, il libero arbitrio. Sono questi temi che abbiamo cercato di trattare come sottotesto, lasciando lo spettatore libero di godere del film d’azione in costume, o di scegliere di approfondire.

È vero anche che esiste un elemento maschile che si fa guerra, si scontra e porta due nature, una natura rappresentato da Remo, Alessandro Borghi, di qualcuno che vuole essere artefice del proprio destino in maniera maggiore ed una natura, quella di Romolo, Alessio Lapice, che va verso la predestinazione di chi crede e segue una linea già tracciata.

La grande sfida del film è raccontare la fondazione di Roma attraverso la figura di Remo, che è poi lo sconfitto: provare a raccontare la fondazione attraverso chi perde”.

Alla domanda sul tema fondante del film, che sembra essere il rapporto tra l’uomo e la natura, Rovere chiarisce:

"Il film è ambientato nell’VIII secolo a.C. che è un tempo per noi quasi fantasy, un tempo che ha per noi una distanza incredibile.

Volevo trasportare fisicamente lo spettatore in qualcosa che è successo ventotto secoli fa probabilmente.

E questo è fatto di una natura che ha un rapporto con l’individuo completamente diverso. Noi oggi la natura la arginiamo, la controlliamo.Lì, invece, viviamo in un tempo in cui la natura per l’uomo è inconoscibile e tutto è manifestazione del divino: così vanno interpretati la terra, l’acqua che colpisce, il fuoco che diventa manifestazione effettiva dell’incarnazione divina.

Con la fotografia di Daniele Ciprì, (che per questo lavoro ha avuto molti riconoscimenti ndr), abbiamo usato delle ottiche molto particolari, delle ottiche anamorfiche, per restituire un’idea di immagine molto forte.

Abbiamo provato a lavorare con la luce e con il suono in tale senso. Il nostro scopo era fare in modo che il film potesse essere un’esperienza per lo spettatore, ed il risultato ci sembra che abbia raggiunto questo obiettivo”.

Anche Alessandro Borghi ci porta una riflessione molto profonda sul significato ultimo del film: “All’interno del film ci sono alcune tematiche molto attuali. Ci sono la fratellanza, la scelta del destino rispetto all’essere fautori della propria vita, e c’è l’importanza incredibile del senso della comunità.

C’è uno Romolo che fa affidamento su tutte le persone che gli stanno intorno e c’è uno Remo che decide di voler agire in autonomia: alla fine quello che non riconosce il valore della comunità è quello che muore”.

Articolo di Gioia G. Di Mattia

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