Rita Borsellino

Il suo ricordo a un anno dalla morte attraverso il libro "Nata il 19 luglio"

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Un anno fa Rita Borsellino si spegneva nel pomeriggio del 15 agosto all’ospedale Civico di Palermo.

Sorella del giudice Paolo Borsellino ucciso dalla mafia nel 1992 è stata contemporaneamente un importante segno di svolta e di continuità dell’operato del fratello.

Nel tentativo di raccontare la sua figura e quello che ha rappresentato, ho preferito usare le sue stesse parole, al di là delle onorificenze, degli impegni ufficiali, delle appartenenze politiche, per provare a delineare i tratti di un animo nobile, di una donna che si è immersa in un compito che avrebbe potuto evitare continuando la sua vita di moglie, mamma e farmacista diventando invece per Palermo e i siciliani, ma anche per l’Italia intera, una vera risposta attiva alla criminalità mafiosa creando uno strappo in quel velo di omertà e ignoranza che per troppo tempo aveva dominato.

Quando il 19 luglio del 1992 un attentato mafioso uccise il magistrato Paolo Borsellino e la sua scorta si scriveva uno dei più brutti capitoli di cronaca italiana ma soprattutto uno dei più brutti della storia di Palermo. Anche se molte ombre rimangono ancora oggi su quei tristi fatti, molte luci si sono accese.

L’impegno di Rita Borsellino è una di quelle luci che hanno messo in moto un risveglio nel tessuto cittadino di Palermo basato sulla volontà di cambiare. Ma soprattutto da quei tristi fatti è rinata Lei trovando la forza di combattere la paura e condividendo questo entusiasmo con gli altri. Nel suo libro di qualche anno fa, proprio dal titolo “Nata il 19 luglio” si evince tutto questo. Un libro testamento da cui trapelano emozione e lacrime perché non si può darla vinta alla mafia anche quando per tanto tempo si è vissuti nella paura di ripercussioni e conseguenze e «allora ci si mette in cammino, ci si mette in gioco, per cercare di trasmettere quello che noi abbiamo vissuto intensamente e dolorosamente negli anni in cui tutto questo si è preparato e nel momento in cui poi questa morte si è materializzata».

Rita Borsellino ha messo in pratica la famosa frase di Giovanni Falcone “Le nostre idee cammineranno nelle gambe di altri” diventando il simbolo della lotta dei siciliani contro Cosa Nostra, impegnandosi in attività antimafia e iniziando a collaborare con don Luigi Ciotti e con Libera, ma soprattutto è partita dalle scuole, «perché alcuni valori si assorbono soprattutto da piccoli». E’ stata capace di andare oltre le apparenze rendendosi conto di quanto sia inutile l’emarginazione degli “elementi difficili”, siano essi bambini provenienti da un problematico contesto famigliare o detenuti, perché sono persone che sbagliano perché inserite in ambienti problematici, persone quindi che tendono ad emulare e ripetere comportamenti sbagliati perché non conoscono alternative, non hanno esempi: «…l’esempio diventa contagioso, perché i figli verranno educati in modo diverso dal passato».

Scrivendo, Rita Borsellino, racconta il suo stupore e la sua gioia, nello scoprire come «le iniziali dei loro nomi, (della scorta del giudice Borsellino, Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, nda) scritti sulla stele posta in via D’Amelio dopo quella di Paolo, compongono la parola “PACE” seguita dalla V di Vittoria e dalla W, viva.

Nonostante le difficoltà a causa della malattia, il 18 luglio 2018, non ha rinunciato a presenziare all’evento per il ventiseiesimo anniversario della strage. L’ultimo a cui avrebbe assistito ed ennesima testimonianza della sua forza e del suo impegno. In via D’Amelio infatti nel 2002 fu piantato un albero d’ulivo in corrispondenza del luogo in cui deflagrò la bomba che uccise Paolo Borsellino e la sua scorta. In quell’occasione le sue parole furono: «Da questo asfalto è rinata nuova vita».

E’ stata donna, sorella, moglie, amica, mamma e nonna, una nonna «sempre in giro per la Sicilia a dire a tutti come la Sicilia deve diventare bellissima».

Citazioni tratte dal libro “Nata il 19 luglio” di Rita Borsellino, ed. Melampo

Francesca Uroni 

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