L'altra Vita Di Enrico Brignano

Esce oggi la nuova commedia con Brignano in cui un tassista ci insegna come prendere la vista

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Oggi esce in 350 sale l’ultimo film con Enrico Brignano, per la regia di Alessandro Pondi.

Abbiamo avuto modo di vedere il film in anteprima e di scambiare qualche parola con il protagonista.

L’idea di base attorno alla quale ruota il film è un’idea che abbiamo già visto al cinema, con differenti esiti.

Abbiamo la possibilità per il protagonista, a seguito di una serie fortuita di circostanze, di ritrovarsi improvvisamente a vivere una vita da ricco, molto lontana dalla routine quotidiana, banale e forse un po’ mediocre della sua vita ordinaria.

E qui dalla cinematografia americana alla nostrana ci vengono subito in mente decine di film.

L’incipit viene portato avanti, però, con un suo stile particolare e molto viene giocato sull’esuberanza dell’attore Brignano.

Già, perché questo film è una commedia nella quale si recita, si sorride, ma si segue l’evolversi dei personaggi e delle loro relazioni reciproche attraverso lo svolgimento del plot.

Non è una commedia a sketch, basata su un plot che funga da collegamento a microepisodi che suscitano un’ilarità immediata e a sé stante, come molti altri film, guidata dalla presenza di un comico mattatore.

Qui, Tutta un’altra vita, seppur con leggerezza e appoggiandosi agli stereotipi del caso, porta avanti una riflessione sull’identità.

Il protagonista, davanti alla possibilità di sperimentare una vita diversa, sia nello stile e nelle possibilità economiche, ma anche nei rapporti interpersonali e nella relazione romantica, sembra scoprire l’essenza della vita: la possibilità di scegliere.

La storia si svolge con equilibrio, soprattutto dopo una prima parte introduttiva un po’ lenta, in cui il regista ha indugiato forse troppo sullo stupore che il tassista Gianni, (Brignano), prova alla scoperta delle abitudini che si hanno in una casa di veri ricchi.

Brignano è ben accompagnato da Paola Minaccioni, che contribuisce alla coppia parrucchiera/tassista, quasi un topos della romanità verace e di borgata,  con credibilità e sofisticata ironia.

La compagna dell’altra vita, Ilaria Spada, è ben nel ruolo, senza gli eccessi di tipizzazioni che siamo abituati a vedere nella commedia italiana per il ruolo di giovane amante.

Ma dove brilla è nelle scene di ballo, senz’altro le più piacevolmente sorprendenti del film, dove la Spada illumina il sogno che il protagonista sta vivendo.

Apprezzatissimo il finale, che non rientra nei due scontati filoni cui questa linea di storie ci abituato: -i ricchi in fondo sono cattivi, torniamo ad essere poveri- oppure -ti amo anche se non sei un principe, molliamo le nostre vecchie vite e viviamo felici e contenti-.

Ecco, la soluzione degli sceneggiatori, condotta con ironia dal regista, è originale, in qualche modo anche più credile, per quanto comunque basata su presupposti un po’ amari e rassegnati.

Ecco, definiamo questa una commedia agrodolce.

Enrico Brignano ha, infatti, dichiarato che gli interessavano le scene drammatiche più di quelle comiche e che, con piacere, si è sfidato in un ruolo più impegnativo di uno semplicemente comico.

I riferimenti al cinema italiano sono molti, soprattutto Sordi e Monicelli, in alcune battute ricordati quasi palesemente.

“Ma è sicuro che i figli sono i miei?" -  "Sì, nun ce prova’” oppure “Ce l’avete i sordi?" -  "No" -  "Meglio, così nun li spennete”

Alla domanda sull’associazione che lo spettatore che guarda un Brignano improvvisamente ricco non potrà non fare, ovvero a quella con la dualogia di Poveri ma ricchi/ricchissimi, l’attore risponde confermandoci che qui si è voluto lavorare molto sulla storia e sull’evoluzione dei personaggi, che rimane comunque nell’ambito di una commedia leggera e gradevole.

 Recensione di Gioia G. Di Mattia 

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