Il Cast Di TVATT

Non bisogna mai tirarsi indietro davanti a un’ispirazione, anzi, più è forte più è un’occasione per riflettere e mettere alla luce una serie di questioni.

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Per noi campani “TVATT” è una tipica espressione che significa “ti picchio”, ma da un po’ ha anche un altro significato che va oltre i confini regionali. TVATT è l’acronimo di “Teorie Violente Aprioristiche Temporali e Territoriali”. Un esperimento performativo ideato e diretto da Luigi Morra, liberamente ispirato a “East” e “West” di Steven Berkoff .

La piece si presenta come uno studio, in parte comico e grottesco, su una precisa tipologia di violenza: schiaffi, pugni, risse, sopraffazioni. Quella violenza primordiale, scovata nel quotidiano, che spesso agisce come esperienza piena di significati, caratterizzata da dinamiche che nel bene o nel male risultano essere inevitabilmente spettacolari.

Prodotto da Etérnit & Teatraltro in collaborazione con Lunarte e con il supporto di Teatro Forte, TVATT ha riscosso un buon successo di pubblico e critica. Unfolding Roma ha il piacere di ospitarne gli interpreti: Luigi Morra, Eduardo Ricciardelli e Pasquale Passaretti.

Come nasce la voglia o forse l’esigenza di scrivere e portare in scena un’opera dove si parla di violenza?

Luigi: TVATT arriva da una curiosità che porto con me da diversi anni. Una serie di dinamiche e questioni che da tempo avevo voglia di affrontare artisticamente. Un preciso aspetto della violenza, con le sue energie, il suo universo periferico, trasferito nella dimensione di gioco teatrale. Esasperare qualcosa che già per sua natura è esasperato. L’ispirazione alle due opere di Berkoff “East” e “West” è in realtà una sorta di valore aggiunto a questa mia necessità.

TVATT è un progetto che si è sviluppato in diversi step, definiti “round”. Ci spiegate questi tre round?

Eduardo: Il lavoro è legato a un percorso strutturato in diverse tappe, come spesso accade quando si costruisce uno spettacolo. Per TVATT queste tappe sono definite appunto “round”. Il primo round si concentrava su una breve performance che vedeva in scena soltanto Luigi Morra. Nel secondo Round ci siamo aggiunti al lavoro anche io  e Pasquale Passaretti, costruendo con Luigi uno studio di circa 20 minuti. Il terzo Round, in scena a Roma la scorsa settimana, è un lavoro più sviluppato e approfondito che ha la forma di un vero e proprio spettacolo. In scena c’è Luigi insieme a me e Pasquale, le musiche sono curate dai Camera, luci e video di Domenico Catano.  

Lo spettacolo trae ispirazione da Steven Berkoff per il quale lo scenario della violenza era di per sé uno spettacolo. Non è forte come fonte di ispirazione, considerando soprattutto il fenomeno del bullismo che rende vittime tanti ragazzi?

Luigi: L’approccio a Berkoff è legato principalmente a questa visione spettacolare piuttosto che all’aspetto drammaturgico di  “East” e “West”. Una sorta di vicinanza di intenti, nella voglia di esorcizzare e trattare determinati argomenti. Se l’ispirazione è forte va bene. Credo non bisogna mai tirarsi indietro davanti a un’ispirazione, anzi, più è forte più è un’occasione per riflettere e mettere alla luce una serie di questioni.

Il vostro è uno spettacolo che coinvolge direttamente il pubblico, accade soprattutto nella prima parte che si inviti qualcuno a salire sul palco. Qual è lo scopo di questa scelta?

Luigi: TVATT è uno spettacolo inteso come una performance vera e propria. É un lavoro che vive tantissimo la relazione con il pubblico, su diversi aspetti. La prima parte dello spettacolo, sicuramente comica e grottesca, è vissuta come un momento vero di confronto, una sorta di accoglienza in una dimensione ben precisa, riconoscibile, che andando avanti va a modellare le forme, senza mai perdere del tutto l’atmosfera creata. Ci siamo noi, lo spazio teatrale, c’è il pubblico. Tutto è coinvolto. Niente può essere più vero di questo.

Una perfetta cornice di questo lavoro sono le musiche, curate dai Camera. I loro suoni scandiscono perfettamente ogni immagine ed ogni emozione. Come è nata la collaborazione con questo gruppo?

Luigi: Camera è parte integrante della nostra idea di teatro. Si tratta di un progetto prodotto da Etérnit in cui io stesso sono impegnato al fianco dei musicisti Agostino Pagliaro, Marco Pagliaro e Antonio Arcieri, quest’ultimo entrato di recente nella formazione, che fino a qualche anno fa vedeva partecipe anche Davide Maria Viola. Il percorso è iniziato nel 2008 con l’idea di una ricerca musicale legata sia al live che alla composizione di musiche per il teatro. Da allora gran parte dei lavori prodotti da Etérnit sono legati al suono dei Camera. Nel 2012 è uscito il primo disco. Oggi il lavoro dei Camera è concentrato prevalentemente sulla composizione di musiche e sonorizzazioni.

Luigi ho letto che i tuoi lavori sono sempre caratterizzati dal rapporto tra l’IO e la società e dal conflitto del clown. In cosa consiste il conflitto del clown?

Il clown non mi abbandona mai. E’ un universo a cui mi sento molto legato, passo per il clown ogni volta che mi rapporto a quello che può accadere in scena. Il clown vive nel conflitto con se stesso, con il pubblico, con il partner, con l’eventuale chitarra da suonare o con un monologo da recitare. Entri in scena per cantare, poi tutto può succedere, tutto può crollare, in qualsiasi momento e, trasformando quello che crolla, si crea qualcosa di magico, sempre.

Hai fondato, insieme a Pasquale, l’associazione Etérnit. Quali progetti cura l’associazione?

Abbiamo fondato Etérnit circa sette anni fa, io e Pasquale insieme ad altri artisti e operatori. L’associazione lavora prevalentemente sulla produzione di spettacoli, progetti musicali, di formazione e progetti che spaziano dall’organizzazione di rassegne ed eventi culturali. L’attività di produzione in questi anni si è concentrata tra Roma, la provincia di Caserta (Mondragone e Carinola) e Napoli.

Pasquale ti sei avvicinato al teatro molto giovane ed hai avuto modo di confrontarti con nomi illustri quali Cecar Brie, Davide Iodice, Pierpaolo Sepe solo per citarne alcuni. Qual è la tipologia di teatro che senti più tua?

Sono artisti che ho incontrato durante il mio percorso formativo, che ha sicuramente influenzato la mia idea di teatro. Mi interessa cercare i "ponti" che uniscono emotività e realtà. Mi piace dare forza alle sfumature, ai dettagli, alle cose che apparentemente sembrano marginali . Spesso sono proprio le cose che riteniamo piccole e al limite del banale ad influenzare il nostro vivere e, queste cose, proprio per la loro apparente semplicità, spesso non hanno l’attenzione necessaria nonostante siano fondamentali per comprendere il nucleo della questione che si vuole affrontare.  Sono per un teatro che integri un approccio "narrativo" con elementi propri dei linguaggi contemporanei. 

Sei ideatore di iniziative artistiche e culturali, tra cui il festival “Lunarte” di Carinola. Ce ne parli?

Lunarte si svolge a Casanova di Carinola, un piccolo comune in provincia di Caserta. Siamo arrivati alla nona edizione, che si svolgerà il 22 agosto 2015. In otto anni abbiamo creato una dimensione speciale, portando non solo teatro ma anche musica, fotografia e pittura, letteralmente nelle case delle persone. Infatti, la peculiarità del festival è proprio quella di allestire spettacoli, mostre e performance nelle corti e nelle case, tra vicoli e borghi del paese. Lunarte nasce come una festa dell'arte contemporanea che prende vita e forma tra le tipiche e antiche architetture del Sud. 

Eduardo hai studiato le tradizioni africane con i maestri del teatro e del balletto del Senegal. Differenze e similitudini con le tradizioni italiane?

Le tradizioni africane sono senza dubbio la radice dalla quale prende forma il lavoro delle maschere della commedia dell'arte. Si narra infatti che il carro di Tespi, quello su cui sono arrivati i comici, avesse tra i componenti Arlecchino che, come vuole la storia, abbia maschera nera e un corno proprio perché veniva dall'Africa ed era un essere indemoniato. Il mio studio con la famiglia Thiune, si è basato sulle percussioni e le danze tradizionali del territotio senegalese di lingua wolof e come danza e strumento il sabar. Trovo molti princìpi simili nel lavoro di rappresentazione tra Italia e Africa uno dei primi lavori che ho scritto e messo in scena non a caso si chiama Ostiense Africa.

Sei fondatore dell’associazione culturale Teatraltro, impegnata nella produzione di spettacoli ed iniziative teatrali. A quali progetti vi state dedicando?

Tetraltro nasce nel 2003 a Roma e si occupa di produzione teatrale e formazione. Attualmente, oltre a TVATT, Teatralto è impegnata nella produzione dello spettacolo “Le voci di Giò” che ho scritto e che ha diretto ed interpretato Mariateresa Pascale. Le linee artistiche sono assolutamente legate al teatro  di ricerca mantenendo comunque una forte attenzione alle tradizioni. Tra le diverse produzioni ricordiamo il Baciamano di Manlio Santanelli, Andrea, Mammema. 

Sara Grillo 

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