UNA VITA IN PUNTA DI PIEDI.

UNA VITA IN PUNTA DI PIEDI.

Il saluto alla figlia del tranviere che con talento, ostinazione e lavoro diventa la più famosa ballerina del mondo

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“Io credo che non bisogna conoscersi per volersi bene. E poi, forse, non bisogna volersi bene.” scrisse Cesare Pavese ne La bella estate all’alba di un 1950; e un malinconico Michelangelo Antonioni fece pronunciare la stessa frase a una giovane e bellissima Monica Vitti a un altrettanto Alain Delon nel film L’ecclissi, del 1962.

Non sarebbe forse stato necessario, dunque, aver conosciuto di persona Carla Fracci per volerle bene, per salutarla con un sorriso, il suo stesso composto, educato e discreto che pronunciava ogni qual volta le telecamere la inquadravano dopo un’intervista o, semplicemente dopo un’esibizione.

Ha indossato eleganza fino all’ultimo respiro, senza aver prima ostentato la battaglia che da lungo tempo stava combattendo contro un cancro. Ha mosso l’ultimo passo di danza, leggero, quasi soave.

Quando una cara persona, “cara" anche perché in lei ci siamo rispecchiati (o abbiamo sognato) senza necessariamente aver dovuto condividere il nostro tempo fisicamente, arriva alla dipartita si soffre, è normale, è umano. Si rimane increduli, come in questo caso, di fronte a uno schermo, di fronte a un palcoscenico vuoto, di fronte a polvere e luci della ribalta. Perché? Per il semplice motivo che ha riempito un vita, anzi vite e generazioni “a punta di piedi”, è il caso di dire. Ci ha fatto sognare la figlia del tranviere che con talento, ostinazione e lavoro diventa la più famosa ballerina del mondo e ha ispirato generazioni di giovani, non solo nel mondo della danza”. Allieva a soli dieci anni della grande coreografa russa Vera Volkova si diploma nel 1954, per poi proseguire la sua formazione artistica partecipando a stage avanzati a Londra, Parigi e New York. Dopo solo due anni dal diploma diviene solista, poi nel 1958 è già étoile della Scala. Fino agli anni '70 danza con alcune compagnie straniere quali il London Festival Ballet, il Royal Ballet, lo Stuttgart Ballet e il Royal Swedish Ballet. Dal 1967 è artista ospite dell'American Ballet Theatre. La sua notorietà artistica rimane prevalentemente legata alle interpretazioni dei ruoli romantici come Giulietta, Swanilda, Francesca da Rimini, o Giselle, accanto a partner come Rudolf Nureyev, Vladimir Vasiliev, Henning Kronstam, Mikhail Baryshnikov e soprattutto il danese Erik Bruhn con il quale regala al pubblico un'indimenticabile interpretazione di 'Giselle' da cui nel 1969 viene realizzato un film. La Fracci nel 1964 sposa il regista Beppe Menegatti (da cui ha un figlio, Francesco) che sarà regista della maggior parte degli spettacoli da lei interpretati. Alla fine degli anni '80 dirige il corpo di ballo del Teatro San Carlo di Napoli assieme a Gheorghe Iancu e nel 1981 interpreta in tv il ruolo di Giuseppina Strepponi, la moglie di Giuseppe Verdi, nello sceneggiato Rai sulla vita del grande compositore di Busseto. Nel 1994 diviene membro dell'Accademia di Belle Arti di Brera. L'anno seguente è eletta presidente dell'associazione ambientalista "Altritalia Ambiente". Dal 1996 al 1997 la Fracci dirige il corpo di ballo dell'Arena di Verona e nel 2003 le viene conferita l'onoreficenza italiana Cavaliere di Gran Croce. Nel 2004 viene nominata Ambasciatrice di buona volontà della Fao. Dal novembre del 2000 al luglio del 2010 dirige il corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Roma, attività alla quale affianca la riproposta di balletti perduti e nuove creazioni sotto la direzione di Beppe Menegatti. Dal giugno 2009 al 2014 è assessore alla Cultura della Provincia di Firenze e nel 2015 Ambasciatrice di Expo Milano. Nel 2018 riceve il Premio nazionale Toson d'oro di Vespasiano Gonzaga e il 19 settembre 2020 quello alla carriera da parte del Senato della Repubblica Italiana. Carla Fracci ha lasciato un segno fortissimo nella nostra identità e ha dato un contributo fondamentale al prestigio della cultura italiana nel mondo. “La danza richiede corpo, cervello, spirito. E’ un lavoro nel quale devi tenere i piedi per terra. E’ una ricerca continua senza un arrivo come, in fondo, un arrivo non c’è nella vita. Per salire su un palcoscenico devi avere alle spalle studio e allenamento quotidiano. Ma in scena non devi farli trasparire: rimani sospesa sulle punte e poi ti lasci andare. Senza peso”. Così ci piace salutarla, immaginandola mentre proferisce la sua lectio magistralis, con i capelli neri, lucidi raccolti a cignon, un lungo e leggero abito bianco, come il suo volto composto, educato e discreto che pronunciava ogni qual volta le telecamere la inquadravano dopo un’intervista o, semplicemente dopo un’esibizione.

”La danza richiede corpo, cervello, spirito. E’ un lavoro nel quale devi tenere i piedi per terra. E’ una ricerca continua senza un arrivo come, in fondo, un arrivo non c’è nella vita. Per salire su un palcoscenico devi avere alle spalle studio e allenamento quotidiano. Ma in scena non devi farli trasparire: rimani sospesa sulle punte e poi ti lasci andare. Senza peso”.

Articolo di Maria Francesca Stancapiano

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