Glass With Silence Apre Il Teatro Vascello

Glass With Silence Apre Il Teatro Vascello

Al Teatro Vascello, l’apertura della stagione 2026/2027 affida a Lucinda Childs un viaggio tra corpi, immagini e silenzi, memoria, spazio e nuove possibilità di significazione.

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È stato Glass with Silence ad aprire la stagione teatrale 2026/2027 del Teatro Vascello di Roma. Alla prima del 15 settembre, lo spettacolo ha portato in scena l'universo coreografico di Lucinda Childs, figura centrale della danza postmoderna americana, mettendo in dialogo opere storiche e creazioni più recenti. Regia e coreografie sono firmate dalla stessa Childs, la direzione artistica è di Michele Pogliani, le musiche di Philip Glass. In scena i danzatori di MP3 Dance Project.

Una sorta di quarta parete trasparente ingloba la scena. Un telaio sul quale le immagini video si sovrappongono ai corpi dei danzatori, creando una continua oscillazione tra presenza e rappresentazione. È dentro questa stratificazione visiva che prende forma il percorso dello spettacolo, costruito attraverso “Katema”, le coreografie sulle “Études” n. 18 e n. 5 di Philip Glass, il video storico “Calico Mingling” del 1973 e “Pastime”.

Gli interpreti sono Agnese Trippa, Nicolò Troiano, Irene Venuta e Sara Mignani. A colpire è la precisione con cui restituiscono la grammatica coreografica di Childs: controllo, misura e consapevolezza dello spazio rendono leggibile anche la più minima variazione del gesto.

Particolarmente riuscito il momento affidato a Nicolò Troiano e Agnese Trippa, quasi un assolo autonomo all'interno della costruzione scenica e al tempo stesso un prezioso collante tra le diverse sezioni dello spettacolo. Il passaggio è ipnotico e seducente. Trippa volteggia nello spazio con una leggerezza quasi angelica, mentre il dialogo coreografico con Troiano costruisce una tensione sottile e continua. Un momento di danza pura, capace di interrompere senza spezzare.

Cercare in “Glass with Silence” una storia nel senso tradizionale del termine significa forse partire dall'angolazione sbagliata. La ricerca di Lucinda Childs emancipa infatti il movimento dalla necessità di rappresentare un personaggio, un'emozione precisa o uno sviluppo narrativo, concentrandosi sul corpo nello spazio e nel tempo. Una danza astratta, dunque, ma non per questo priva di significato.

Il senso non è affidato a una trama da decifrare, ma nasce dalle relazioni: tra i corpi, tra il corpo e lo spazio, tra gesto e ripetizione, tra presenza e immagine, tra musica e silenzio. Da questo punto di vista, la prossemica offre una chiave di lettura particolarmente fertile. Distanze, avvicinamenti, attraversamenti, allineamenti e separazioni non sono semplici disposizioni fisiche, ma diventano segni. La scena assume quasi la forma di una sintassi, dove la posizione diventa parola, la traiettoria frase, la distanza relazione.

Nelle coreografie costruite sulle “Études” di Philip Glass, la struttura musicale dialoga con sequenze che ritornano, si modificano e si moltiplicano. Pulizia delle traiettorie, sincronismo e precisione ritmica permettono alla ripetizione di non diventare mai meccanica. Un movimento apparentemente identico cambia infatti con il corpo che lo esegue, con la posizione, con la distanza e con il momento nel quale compare.

Particolarmente significativa è “Katema”, opera del 1978 originariamente concepita come un assolo in silenzio. In “Glass with Silence”, Childs mette in relazione il filmato nel quale lei stessa danza con la presenza dal vivo di Sara Mignani e Irene Venuta. Le due interpreti affrontano il confronto con grande misura e precisione, senza trasformare la riproduzione del gesto in semplice imitazione. La continuità tra corpo registrato e corpo presente resta visibile insieme alla distanza che inevitabilmente li separa.

La coreografa ha descritto questa nuova configurazione come la trasformazione di un assolo in una sorta di trio: un corpo registrato appartenente al passato e due corpi presenti nello spazio scenico. Non condividono realmente lo stesso presente, eppure, lo spettacolo li rende contemporanei davanti allo sguardo dello spettatore. Il passato occupa uno spazio e dialoga con il presente.

Anche “Calico Mingling”, attraverso il video della coreografia del 1973, introduce il rapporto con la memoria del repertorio di Childs, mentre “Pastime”, nato come suo primo assolo e oggi riproposto per tre danzatrici, sposta ancora una volta il movimento dall'individuo alla pluralità. Ed è proprio in “Pastime” che uno degli elementi scenici più singolari trasforma il rapporto tra corpo, spazio e materia. Una delle danzatrici appare avvolta in un tessuto tubolare elastico bianco, che contiene il corpo e allo stesso tempo ne condiziona il movimento. Non è un simbolo al quale Childs attribuisce un significato univoco, il materiale agisce piuttosto come limite fisico, costringendo il corpo a scoprire possibilità di movimento differenti.

Eppure, è difficile impedire all'immaginazione di intervenire. Il corpo quasi scompare e contemporaneamente diventa più evidente attraverso le forme che imprime alla superficie. A tratti sembra un bozzolo, a tratti una creatura indefinita, una presenza organica sospesa tra costrizione e trasformazione.

Tensione tra musica e silenzio e proprio il silenzio permette forse di comprendere meglio l'intero progetto, perché quando la musica scompare il movimento non perde ritmo. Il tempo rimane incorporato nei passi, nelle pause, nelle direzioni e nelle distanze.

Uno spettacolo che non pretende di essere capito, ma “sussurra” di venire osservato nelle geometrie che i corpi invisibilmente compongono e disfano, nei percorsi che si incrociano, nella ripetizione che rende visibile la differenza, nell'immagine di un corpo passato che torna a confrontarsi con quelli presenti. È dunque lo spettatore a stabilire connessioni e a trasformare le relazioni visive in possibili significati.

La suggestione più interessante dello spettacolo è nel senso che non viene né raccontato né spiegato, ma trova la sua posizione nella cornice di uno spazio stratificato.

Salomè da Silva


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