Daniela Cono

Daniela Cono

La competizione è uno degli ingredienti fondamentali in questa cultura, ma dobbiamo tener ben presente che si tratta di una competizione costruttiva....

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Per prepararmi all'intervista con Daniela Cono, ballerina di breakdance, sono andata a rovistare nel suo sito e ho scoperto che non si trattava solo di una donna con l'amore per la danza, ma di una donna con l'amore per il rispetto della sua passione, per il rigore della disciplina, per la sperimentazione di tutto ciò che riguardi l'arte e la creatività. 

Ho visto su youtube un video del 2013 in cui ti esibisci con la tua crew in occasione del “Music and Fun Summer Tour 2013” di Radio 105 durante il quale indossi un completo elegante e tacchi alti. Si può essere femminili anche se si ha un’anima da bgirl come la tua?

 L’anima da bgirl non entra assolutamente in contrapposizione con l’essere femminile, anzi! Il breakin’ è una forma d’arte che permette a tutti di esprimere la propria personalità e rafforzarla…ne consegue che per una donna la femminilità, che è parte integrante della sua identità, si riflette anche nel suo essere bgirl. E’ vero anche che per le bgirls la vita non è facilissima, e il rispetto si guadagna con più fatica, e a volte si fa l’errore di reprimere la propria femminilità per essere accettati in un mondo considerato a volte un po’ maschilista…è necessario entrare nella parte più autentica di questa cultura per capire come stanno veramente le cose e quanto la vera femminilità (la donna quindi, non l’oca starnazzante) sia molto apprezzata e rispettata.

Cosa risponderesti a chi sostiene che la break dance non sia una forma di danza?

Risponderei che il breaking (o breakdance, termine con cui s’è fatto conoscere dai mass media) è una delle forme di danza più autentiche che abbia mai conosciuto: è energia interiore che scorre e si trasforma in movimento grazie alla musica, è istinto codificato dalla consapevolezza del corpo, è comunicazione fisica in armonia con suono e pavimento…cosa c’è di distante dalla definizione di danza?

Purtroppo si sa che la Danza in Italia non è riconosciuta come dovrebbe, se ne parla sempre troppo poco e si vanno a vedere sempre meno spettacoli, a differenza, per esempio, dell’America, in cui l’Arte viene apprezzata in ogni sua forma. In cosa pensi che sbagli il pubblico italiano e perché secondo te nel nostro paese non c’è ancora spazio per eventi mondiali come ad esempio la finale del Red Bull BC One, trasmesso su Italia 1 poche settimane fa?

Purtroppo credo che il problema non sia nel pubblico italiano, ma nelle poche teste che reggono lo show business, che prediligono il guadagno facile sull’ignoranza piuttosto che investire sulla qualità, sulla cultura performativa e sulla sperimentazione artistica vera. Sono convinta che un pubblico stimolato nel modo giusto possa risvegliare interessi che neanche immaginano di avere.

La break dance nasce dall’hip hop, ma è sicuramente meno “ballata” in quanto si svolge principalmente a terra, con delle figure pesanti dal punto di vista fisico, che puntano a lasciare a bocca aperta il pubblico. Come si è sviluppata in te questa passione? Hai studiato in una classica scuola di danza o come molti breaker sei cresciuta artisticamente e professionalmente per strada (l’habitat naturale di questa disciplina) e nei vari contest che sembrano portarti nella dimensione del film Step up?

Grazie per questa domanda perché mi permette di puntualizzare un concetto che molto spesso non arriva a chi non fa parte della scena (e si perde in visioni distorte della cosa). L’Hiphop è una cultura, non una danza, ed è formata da varie discipline: nella musica l’Hiphop vive grazie al dj e l’mc, nell’arte grazie al writer, nella danza grazie al bboy/bgirl. L’hip hop che si intende nel mondo commerciale di oggi si riferisce agli stili stand up, quindi in piedi, che si sono sviluppati successivamente (e le cui fondamenta si trovano negli stili old school in piedi dell’epoca). La ricerca e la sperimentazione ha portato a estensioni  in varie dimensioni. Detto questo, la mia passione per il breaking è nata da un’attrazione verso il pavimento e dalla magia che sprigiona il movimento acrobatico integrato alla musicalità, che mi ha letteralmente affascinato. Come tutti i bboys/bgirls della mia generazione ho sviluppato il mio percorso per strada, che è parte integrante di tutto quello che ruota intorno alla nostra cultura.

La break è una passione che nasce e va coltivata da bambini o pensi che ci si possa approcciare a questa forma di danza anche da grandi?

Ovviamente per il breaking sono necessari dei requisiti fisici su cui è più facile lavorare da piccoli, ma se si ha la volontà e la passione sono convinta che tutti possano approcciarsi a questo ballo, sviluppandolo secondo le proprie caratteristiche.

L’alimentazione è un elemento importantissimo nella vita di un ballerino. Ma è davvero necessario seguire delle diete proteiche o Mc Donald’s e fritture di ogni genere sono ben accetti?

L’alimentazione è fondamentale in generale nella vita di tutti. Non si tratta di dieta proteica ma semplicemente di sana alimentazione…anche se l’autodisciplina a volte è faticosa…e ammetto di fare parecchi strappi alla regola!

Le crew passano spesso dall’essere solamente dei gruppi di danza a diventare delle vere e proprie famiglie. Come ti spieghi questa sensazione che molti definiscono come “sentirsi a casa”?

L’autenticità di una crew si basa proprio sul legame emotivo che si crea con i propri compagni. Una volta succedeva il contrario (e per fortuna spesso anche adesso): ci si allenava con gli amici, si passava tempo con loro anche aldilà del ballo, si condividevano storie, vissuti, esperienze…ritrovarsi a rappresentare la stessa crew diventava una conseguenza quasi automatica.

Nel mondo dell’hip hop un modo per farsi notare, vincere premi e crescere soprattutto artisticamente, è rappresentato dai contest, una serata in cui i ballerini, da soli o in gruppo, si sfidano tra loro. Come è vissuta la competizione all’interno del vostro mondo?

La competizione è uno degli ingredienti fondamentali in questa cultura, ma dobbiamo tener ben presente che si tratta di una competizione costruttiva: la sana competizione è la benzina per alimentare la voglia di superarsi, di confrontarsi con gli altri, di ispirarsi e essere d’ispirazione. Quando la competizione diventa malata, quindi con odio e rabbia ingiustificata, rischia non solo di fare un danno a se stessi ma a tutta la comunità, perché si lancia un messaggio sbagliato.

Cadrei nella banalità se ipotizzassi che la tua fonte di ispirazione sia Micheal Jackson? Pensi possa ancora essere preso come modello da seguire per chi ha un sogno nel cassetto o c'è qualcuno che sta percorrendo le sue orme?

Quando si parla di Michael Jackson non si cade mai nella banalità! Ovviamente è stato ed è tuttora un immenso artista, oltre che uomo straordinario e, volendo, anche maestro spirituale. L’ho sempre ammirato, pur non diventando mai una fan sfegatata, ma devo dire che più passa il tempo e più scopro lati di quest’uomo che giustificano sempre più il ruolo che ha avuto in questo mondo. Sono convinta che meriti di continuare ad essere un modello per molti anche adesso!

Nel 2005 fondi la FO’ SHOW, prima crew in Italia ad essere composta da sole donne. In una società in cui non sembra esserci posto per la solidarietà femminile, come sei riuscita a creare e portare avanti per diversi anni un gruppo che immagino avrà avuto delle caratteristiche diverse (e in questo caso ti chiedo: di che tipo?) rispetto alle solite crew “miste”?

I valori dell’Hiphop trovano riscontro e potenza nelle piccole cose. La Fo’ Show era nata come scusa per riunire quattro bgirls e amiche che si allenavano insieme di quel periodo, per motivarci e spingere insieme in una situazione dove le quote rosa erano in minoranza (lo sono tutt’ora) e a volte costrette a lottare contro qualche maschietto dalla mentalità mediocre. Da lì ci siamo ritrovate a condividere tante esperienze sia artistiche che umane…ed oggi ancora siamo molto legate nonostante ognuna abbia poi intrapreso un percorso differente (ti dico solo che, al mio matrimonio, una era la cantante, un’altra la truccatrice e la terza colei grazie alla quale ho conosciuto mio marito, e che ha raccontato l’aneddoto durante la cerimonia!).

Le terribili e ignobili immagini che ritraggono gli Hooligans, violenti tifosi olandesi, mentre ubriachi distruggono e rovinano la bellezza di Roma, scagliandosi in particolare contro Piazza di Spagna e la Barcaccia, hanno fatto il giro del mondo. Da romana, che sentimenti provi di fronte a quella che molti hanno definito come “la morte della civiltà”?

Non riesco a definire la percezione che ho nei confronti di quello che è successo…da un lato un gruppo di personaggi repressi, frustrati, ignoranti, irrispettosi, mediocri e privi di ogni qualità che possa renderli umani, che andrebbero puniti in maniera bilanciata rispetto ai danni enormi materiali e morali che hanno fatto…dall’altro un’istituzione che non è in grado di tutelare, far rispettare e condannare chi merita.

Nel 2012 hai ballato per Ferrero in occasione del Giro d’Italia. Come hai vissuto la notizia della scomparsa del padre della Nutella?

Come la scomparsa di un grande visionario che ha unito (come pochi altri) capacità imprenditoriali e cuore, diventando così uno dei simboli che ha segnato la storia economica e pubblicitaria d’Italia.

Con la tua danza hai girato il mondo. Che differenze hai trovato tra la cultura italiana e quelle dell’estero?

Premetto che adoro viaggiare! Amo conoscere nuovi posti, nuove culture e nuovi modi di vedere la vita. Ogni cultura ha il suo lato affascinante, e grazie all’Hiphop sono riuscita a entrare a contatto con tantissime realtà, vivendomi dettagli che non avrei mai potuto conoscere da semplice turista. Ma così come dopo un periodo di stasi in Italia sento l’esigenza di partire, così dopo un periodo fuori sento l’esigenza di tornare a casa. In questi anni ho rafforzato sempre più la convinzione che l’Italia sia un Paese bellissimo, e potenzialmente gli italiani avrebbero davvero tanto da dare se solo si riuscissero a creare le condizioni giuste.

Grazie per la tua disponibilità e per averci fatto entrare nel tuo mondo, facendoci così scoprire aspetti della danza che non conoscevamo. Un’ultima domanda: ti va di parlarci dei tuoi prossimi progetti (per i quali ti facciamo tutti un grande in bocca al lupo)?

Grazie a te! Ci sono diversi progetti su cui sto lavorando in questo periodo, quello su cui sto concentrando la maggior parte dei neuroni è una performance di danza, mapping e interaction design. Oltre alla danza nella mia vita professionale c’è la grafica, il video, la comunicazione…e negli ultimi anni mi sono affacciata al mondo dell’interaction, del videomapping e dei set virtuali. Con questo progetto spero di riuscire a unire le mie due professioni in un unico lavoro, in uno spettacolo che, tramite danza e tecnologia, cerca di comunicare i valori che mi hanno aiutato a crescere (crepi il lupo e grazie ancora!).

Lucrezia Leggio 


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