STOP SOIL EROSION

La FAO, ha iniziato nel 2012 un percorso di sensibilizzazione sull’importanza del suolo, istituendo l’Alleanza Mondiale per il Suolo (Global Soil Partnership), finalizzata a promuovere la gestione sostenibile dei suoli.

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STOP SOIL EROSION

La FAO, ha iniziato nel 2012 un percorso di sensibilizzazione sull’importanza del suolo, istituendo l’Alleanza Mondiale per il Suolo (Global Soil Partnership), finalizzata a promuovere la gestione sostenibile dei suoli. Le sue attività sono mirate a far accogliere questo principio da tutti i Paesi del pianeta e a sensibilizzare in tal senso la popolazione mondiale con l’obiettivo, nel breve periodo, di arrivare a produrre più cibo nel rispetto delle risorse naturali (suolo, acqua e aria).

L’artista Marco Angelini ha espresso differenti interpretazioni su temi ambientali realizzando lo scorso anno all’interno del Quartier Generale della FAO interventi pittorici finalizzati a diffondere urgente consapevolezza. All’interno dell’Isola della Sostenibilità tenuta presso il Mattatoio di Testaccio in Roma, durante la celebrazione della giornata mondiale del suolo, l’artista omaggia il Global Soil Partnership intitolando la sua opera in site specific “STOP SOIL EROSION!” slogan internazionale coniato dalla FAO.

All’interno della Pelanda nello spazio utilizzato da CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) e FAO l’opera potrà confrontarsi con i visitatori dell’Isola della Sostenibilità sollecitandoli a coglierne il senso intrinseco e metaforico.

Il muro utilizzato dall’artista riporta numerosi acchiappasogni che cristallizzano il desiderio dell’uomo di fermare l’erosione e salvare il suolo. Marco Angelini declina, a cura di Giusy Emiliano, il sogno in modo materico ovattato e simbolico. I segni distintivi di forte impatto visivo accompagnano il visitatore in uno sguardo prospettico e avvolgente. I piccoli sacchetti di organza che contengono terra di campo rivelano il tema principale del custodire, prendersi cura e salvare il suolo. L’artista ha con sé sempre una visione ottimista e possibilista che offre ai fruitori per indurli a prese di coscienze costruttive.

La grande parete bianca sulla quale il lavoro in site specific prende corpo nasconde e svela varie letture interpretative. La metodica messa in campo da Angelini non è mai casuale ma studiata e arricchita, come in questo caso, attraverso una segreta numerologia. I quadri che dialogano tra loro e ampliano il concetto primario sono cinque e il suo multiplo, questo a significare che l’opera non guarda uno spazio ristretto o un luogo specifico ma i cinque continenti. In questo modo Marco Angelini sposta il problema del suolo che stiamo perdendo, all’intero pianeta.

Il numero cinque ricorrente in quest’opera riporta alla scacchiera di Polibio (5x5) nell’utilizzo del codice a colpi. Questo codice segreto era usato anche quando i prigionieri erano seduti uno accanto all'altro, ma non era permesso loro parlare, quindi battevano sulla coscia dell'altro. Superando l'isolamento con questo codice segreto, i prigionieri riuscivano a tenere alto il morale e non soccombere.

Lo sguardo positivo e l’elemento ricorrente del giallo, colore simbolo della luce del sole, dell'energia e dell'illuminazione, pare un’indicazione chiara dell’artista, verso una strada che tutti noi possiamo percorrere per salvare il suolo e salvarci.

Giusy Emiliano

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