LA PASTIERA COME MESSAGGIO DI OTTIMISMO

Il profumo del famoso dolce partenopeo, che con ogni ingrediente simboleggia rinascita e abbondanza, possa arrivare dal Sud al Nord in un abbraccio virtuale che rappresenti un’Italia, oggi unita nel dolore e domani in un nuovo senso di Patria, che mira al benessere di tutti senza distinzioni.

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“E ci voleva proprio la pastiera per fare sorridere mia moglie”. Così esclamò il re Ferdinando II di Borbone quando la sua augusta consorte Maria Teresa D'Austria, soprannominata "la regina che non ride mai", si lasciò andare ad una piena espressione compiaciuta dopo avere assaggiato una fetta di quello che a Napoli, già allora, era considerato il dolce pasquale per eccellenza.

Infondo, ogni ingrediente della pastiera ha una simbologia ben precisa, come ben sapevano le suore benedettine che inventarono la ricetta fra le mura di un convento a San Gregorio Armeno, una delle strade in cui più si manifesta la tradizione partenopea grazie all’artigianato dei fabbricanti di pastori. Il grano, infatti, rappresenta fecondità, la ricotta è abbondanza, mentre le uova sono espressione di rinascita che, secondo i cristiani, si concretizza con la nascita a vita eterna dell'uomo attraverso la morte e Resurrezione di Gesù Cristo. E poi c’è l’acqua di fiori d’arancio che con il suo profumo riesce a rendere quella dolce sensazione di arrivo della primavera.

E seppure l’avvicinarsi della mite stagione e della Pasqua quest’anno sembra doversi vivere in un clima di timori e tristezza, lasciamo che una fetta di pastiera possa fare ritornare a sorridere la regina più bella e invidiata di tutti i reami, la nostra meravigliosa Italia che con il suo popolo sta affrontando una delle prove più difficili della sua storia. Da cui, comunque, si dovrà uscire vincitori.

Quel sorriso che dobbiamo imprimere alla nostra amata sovrana è soprattutto un ottimismo che si costruisce compiendo ognuno il proprio dovere, lasciando da parte egoismi personali, in uno spirito di isolamento che non va ad aggravare chi sta già in trincea rischiando la vita per noi. Restiamo a casa quindi e, anche se non siamo dei cuochi provetti, proviamo a mescolare gli ingredienti della pastiera proprio come messaggio e augurio di una nuova vita. Scambiamoci ricette e consigli con i social e postiamo i nostri capolavori come messaggio di pace e solidarietà, scatenando quella creatività di cui solo il nostro popolo è veramente capace.

Se è vero che la più antica leggenda vuole che la prima a realizzare la pastiera fu la sirena Partenope mescolando quei prodotti che le furono regalati dagli abitanti del Golfo per ringraziarla dei suoi canti melodiosi, sono proprio i napoletani che devono anticipare i tempi tradizionali e fare in modo che dalle loro finestre possa diffondersi quell’inconfondibile aroma come un nuovo segnale di serenità. E quel profumo inebriante deve essere così forte da riuscire a raggiungere la gente del Nord e far comprendere che se questo mostro terribile è stato più implacabile nei loro confronti, il sentimento di solidarietà è di tutto un paese stretto, per ora solo virtualmente, in un rinnovato senso di patria: una volta finito l’incubo, dovrà ritornare senza alcuna distinzione di appartenenza territoriale ad essere il “Bel paese” dove tutti vorrebbero vivere.

Se per preparare un’ottima pastiera il grano deve essere cotto nel latte come simbolo di fusione, così in Italia le varie regioni possono fondersi fra di loro accogliendo anche tutti quelli che vogliano contribuire al benessere del paese in una politica di progresso per il bene di tutti. Infondo, la pastiera è sempre più ricca quando si aggiungono le spezie di altri continenti.

Rosario Schibeci

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