UNA MERAVIGLIA CHIAMATA CAFFARELLA

UNA MERAVIGLIA CHIAMATA CAFFARELLA

In questo periodo l’immenso parco di Roma si rivela ancora di più un’inestimabile ricchezza da vivere e preservare rispettando il suo patrimonio naturale, artistico e storico.

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Nell’era di restrizioni e isolamenti il quartiere Appio Latino e Roma tutta deve dire un grazie particolare al Parco della Caffarella che con i suoi 132 ettari di verde pubblico costituisce una delle aree verdi più grandi di Roma e fra i maggiori spazi verdi urbani d'Europa. Il bello è che per raggiungere tale meraviglia, che si estende tra le Mura Aureliane, Via Latina e Via dell’Almone, non si deve prendere nemmeno l’auto avendo diverse porte in piena città che permettono un accesso agevole anche per le biciclette. E un grazie particolare va soprattutto al Comitato per il Parco della Caffarella che, dagli anni ottanta gestisce e preserva questo meraviglioso parco naturale al cui interno è conservato un patrimonio storico e artistico dal valore inestimabile.

Il Parco della Caffarella è il luogo più ricco di effetti speciali senza tecnologia. E’ la vegetazione, infatti, che ogni volta crea colori davvero unici che solo un bravo pittore potrebbe essere capace di rendere. Si passa dagli intensi rossi e arancioni autunnali alle sfumature di marrone invernali, dal verde risveglio della primavera fino al giallo intenso dei fiori estivi che dominano gli immensi prati. Un territorio da vivere per fare sport, passeggiare, scoprire ma anche per rilassarsi, magari, leggendo un libro.

L’area fa parte di una valle alluvionale creata dal fiume Almone, uno degli affluenti del Tevere che un tempo era considerato sacro. E, ancora oggi, è possibile vedere la ricchezza d'acqua del territorio grazie alle tante falde e sorgenti che affiorano creando anche dei piccoli fiumiciattoli. Il nome deriva dalla principale tenuta storica della famiglia Caffarelli che aveva qui i suoi possedimenti e vi costruì intorno al Cinquecento il casale detto della Vaccareccia. Proprio questa costruzione continua a essere conservata all’interno del parco anche se una ristrutturazione sarebbe d’obbligo considerato l’alto valore artistico e culturale. Fortunatamente, anche nelle precarie condizioni, riesce a essere un raro esempio di “vecchia fattoria” dando, soprattutto ai bambini, la possibilità di ammirare vari animali di cortile nel loro ambiente naturale. Famoso, poi, il gregge che pascola ogni giorno libero nei campi diventando protagonista inconsapevole di tante foto ricordo.

Ma il Parco della Caffarella non è solo natura. Lungo i suoi percorsi, infatti, è possibile ammirare vari esempi di reperti archeologici che riportano agli antichi romani che utilizzavano il luogo per il loro riposo estivo, per sfuggire al caldo dell’urbe. Fra i ruderi più interessanti il Ninfeo di Egeria, ovvero una fonte risalente al 2° secolo d.C e il Tempio del Dio Redicolo, un sepolcro antichissimo edificato in onore di Annia Regilla, nobildonna residente in una delle splendide ville che furono edificate nel Parco. E poi i caratteristici resti di cisterne che dovevano servire per la riserva d’acqua delle abitazioni presenti in loco.

Ritornando ai ringraziamenti, la forma più eclatante per farli è quella di vivere tutto il benessere che ci offre il luogo prima di tutto rispettandolo stando attenti a non lasciare nessun elemento estraneo alla natura del parco. Un rispetto che deve essere indirizzato anche alle altre persone che vivono l’area e soprattutto ai tanti animali selvatici che popolano gli alberi e le siepi che si susseguono lungo i sentieri. Ognuno può fare la sua parte per preservare questo grande patrimonio a disposizione di tutti in ogni fase della vita.

                                                          Rosario Schibeci

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