Al Macro A Testaccio Tilda Swinton In Embodying Pasolini

Una performance che vede protagonisti 40 tra costumi e abiti di scena, disegnati da Danilo Donati per i film di Pier Paolo Pasolini, creata da Olivier Saillard e dall'attrice Tilda Swinton.

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Al Macro a Testaccio è andata in scena la performance evento con la pluripremiata attrice inglese Tilda Swinton “Embodying Pasolini”.

L’ex Mattatoio è stato trasformato dal genio creativo di Olivier Saillard - storico della moda di fama assoluta, ex direttore del Museo Galliera di Parigi e fashion curatore mondiale, in una sorta di grande atelier, dove la Swinton, Leone D’Oro alla carriera 2020 e già vincitrice di un premio Oscar, ci ha presentato una performance tra moda, cinema e vera e propria pièce teatrale.

Un’unica data per i pochi spettatori ammessi lo scorso 25 giugno, per poi essere visibile in streaming, nei giorni successivi, sul sito di Romaison.

Biondissima, eterea, dallo sguardo magnetico, l’attrice Tilda Swinton, si è destreggiata tra circa quaranta tra costumi e abiti di scena, disegnati da Danilo Donati per i film di Pier Paolo Pasolini, realizzati e tutt’oggi custoditi dalla Sartoria Farani, e una selezione di forme di legno del Laboratorio Pieroni, utilizzate per creare i cappelli indossati nei film del regista.

Abiti rigorosamente custoditi in porta abiti canditi, nelle veline, che man mano vengono svelati dall’attrice inglese, con grazia e leggiadria, con le mani fasciate in guanti candidi, per preservare tessuti e la memoria che gli stessi abiti tutt’ora rappresentano.

Un voler liberare le anime degli abiti, la loro teatralità, la loro forza scenica, tra tessuti pesanti, veri e propri costumi di scena e leggiadri e frivoli cappellini, tra copricapi imperiali, quasi scultorei ad un romantico abito da sposa, completo di bouquet e ad un sontuoso vestito da sera bianco, ricamato con cristalli e paillettes nere in contrasto.

Ecco che la navata centrale della sala diviene una sorta di estemporanea passerella e gli spazi attigui dei veri e propri atelier, dove la figura minuta e leggiadra di Tilda appare e scompare, vestita degli abiti di scena, o semplicemente appoggiandoli sulla sua figura, quasi con timore reverenziale, creando un gioco di sguardi tra il pubblico in religioso silenzio, inframezzato da un sottofondo musicale lieve, o dal semplice frusciare dei tessuti.

Poche frasi quelle della Swinton appena sussurrate per non rompere la magia del gesto scenico e teatrale.

Una tavolozza di colore nei tessuti dei ricercatissimi abiti e costumi, che rompono il candore totale della scena e degli outfit di Tilda Swinton (tre cambi in totale), in alcuni momenti anche a piedi scalzi: dal verde muschio, al corallo e beige, dall’oro e bronzo, al viola, dal verde giada, ai toni naturali del beige e dell’écru.

Attraverso gli abiti si ha un excursus nella cinematografia di Pasolini: dal Vangelo Secondo Matteo, a Uccellacci e uccellini, da Edipo Re al Porcile, da Il Decameron a I racconti di Canterbury da Il fiore delle Mille e una Notte, fino a Salò e alle 120 giornate di Sodoma,

L’attrice sembra quasi dialogare con i vari abiti, con i cappelli, tra manichini e specchi, per terminare con l’abito indossato da Totò in Uccellacci e uccellini.

Una performance che strappa applausi più di una volta nel corso dell’ora di durata e che ci ha piacevolmente emozionati ed in alcuni passaggi regalato brividi veri.

Una trasposizione tra presente e passato, tra abito da sfilata e costume cinematografico, che vuole incarnare lo spirito del genio, spesso incompreso, di Pier Paolo Pasolini, a quasi 100 anni dalla sua nascita (il centenario sarà il prossimo 5 marzo 2022) facendolo rivivere negli abiti e nella pièce di Tilda Swinton.

L’evento è stato inserito nel programma di ROMAISON, progetto dedicato al rapporto tra il costume e la moda, fortemente voluto dalla Sindaca di Roma Capitale Virginia Raggi, con l’organizzazione di Zétema Progetto Cultura e curato da Clara Tosi Pamphili.

Standing ovation alla genialità di Olivier Saillard e all’immensa bravura dell’attrice Tilda Swinton.

Ph. Credits Ruediger Glatz. THE NEW BLACK

Articolo di Stefania Vaghi

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