A Portuense 201 La Seconda Edizione Del Festival Floralism

A Portuense 201 La Seconda Edizione Del Festival Floralism

Dal 1 al 3 ottobre si è svolta la seconda edizione di Floralism il Festival del Floral Design

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Si è appena concluso Floralism, il Festival del Floral Design, nella sua seconda edizione, in una visione molto contemporanea di questa vera e propria arte.

Una tre giorni - dal 1 al 3 ottobre - che ha visto come quartier generale il borghetto di Portuense 201, come la passata edizione, ed una serie di eventi collaterali in location della capitale di prim’ordine, tra gallerie, spazi espositivi e giardini preziosi. Installazioni, mostre, talk e workshop su tutto quello che rotea intorno al fiore e alla sua utilizzazione nelle sue mille declinazioni.

Floralism è una piattaforma, intesa come luogo simbolico e fisico di recupero di tradizioni, rinascita, confronto, ascolto, racconto, scambio e sperimentazione. tramite il fiore.

Abbiamo voluto incontrare, nella serata inaugurale del 2 ottobre alcuni dei floral designer emergenti e professionisti, selezionati su territorio nazionale, che hanno esposto i loro progetti floreali nell’hub di Portuense 201: Alessandro Racca, Sara Maniscalco, Goffredo Serra, Flaminia Arata e Irene Ratti.

Iniziamo subito dall’ingresso, dove sull’arcata troneggia l’installazione di Goffredo Serra “Fumo negli occhi”, dedicata agli incendi estivi, un monito al tempo che sta per scadere. Un messaggio forte, un countdown floreale, dove ogni giorno le composizioni iniziali verdeggianti e lussureggianti vengono eliminate per lasciare il posto a composizioni secche, bruciate, create con materiale residuale degli incendi nei dintorni di Roma, per l'appunto. Goffredo Serra è medico, ma il fiore è la sua passione, uno spazio creativo personale, intimo, che gli regala distensione e benessere, fondamentali per lui.

Entrando veniamo letteralmente rapiti dal “nido sospeso” di Irene Ratti che invece scopriamo essere il suo “Interior Wood”, ispirato al bosco, pensato per un interno, per un living. Un oggetto di design estremamente naturale, secco, che non necessita nessun tipo di manutenzione, progettato per stare in una abitazione. Realizzato con un’anima interna di legno, e con tutti elementi di stagione secchi, super-bio, già trattato con un fissante ed essiccato.

Monumentale la ghirlanda di Sara Maniscalco da Riva del Garda, la sua “Kupala Way”, che riporta a riti pagani antichi dell’Europa Orientale, legati alla natura e al solstizio d’estate. Un simbolo di unione fra tutti gli esseri viventi e la connessione con il pianeta terra, che rimanda al rito pagano della notte di Kupala, una notte magica con cui le donne si adornano il capo con delle ghirlande giganti. Un’installazione creata in circa 6 ore di lavoro, con elementi floreali raccolti al Parco della Caffarella: cosmee, amaranto, finocchietto selvatico, bambù, per un effetto sauvage, che vuole essere simbolo di prosperità, fertilità e gioia per il futuro,  semplicemente passandoci attraverso.

Poi Alessandro Racca con la sua “Punto di incontro”, che vuole rappresentare la natura che si intreccia,  che crea dei legami, un correre e trovarsi, che si può interpretare dal basso verso l’alto e viceversa, come una metafora dell’uomo quando crea delle reti, delle relazioni. Un’installazione che è stata realizzata con un lavoro di  tre ore soltanto per la messa del verde: canne, edera, vite vergine, mentre i punti di colore sono rampicanti con fioriture bianche, dei semi di acero e dei rami con le bacche di rosa canina per un tocco di rosso, il tutto ancorato con una rete da pollaio.

Passiamo al Floral (Black) Hall di Flaminia Arata, un vero e proprio gioiello sospeso. La floral designer ha voluto dare forma al suo processo creativo prendendo come ispirazione il famoso film di Christopher Nolan “Interstellar”. Un invito a lasciare le proprie consuetudini, ad osare qualcosa di diverso, ad abbandonare la propria confort zone. Una installazione ideata in più riprese, sperimentando i vari materiali fino ad arrivare ai tralci di vite, alle bacche di rosa canina, e realizzando delle nuvole leggere con della clematis selvatica ricca di  infiorescenze in netto contrasto con i tralci, adorne di fiori recisi multicolori sui toni pacati del rosso.

Entriamo poi nello spazio espositivo di Label 201 di Manuela Tognoli dove troviamo la collettiva “Materia Effimera” con le opere di Giulio Bensasson, Alessandro Piangiamore e Kendell Geers e le installazioni di Floral Design di Laura Vaccari.

Le opere di Alessandro Piangiamore della serie “Ikebana”, seguite da un numero, sono realizzate con materiali edili, gesso e cemento misto a polvere lavica, per un conturbante effetto black. Come lo stesso artista ha dichiarato: “Gli artisti hanno sempre rappresentato fiori, simbolo della bellezza, in questo mi sento molto un artista classico. Il cemento potrebbe essere equiparato al nostro marmo, quindi potremmo dire che stiamo costruendo bellezza. L’essenza stessa del fiore, con quell’idea di transitorietà, ha trovato una mia corrispondenza artistica.

Chiudiamo con Giulio Bensasson, con la sua installazione floreale “Vanagloria” che, molto probabilmente, sarà inserita in una serie dal titolo “Belle parole”. L’artista utilizza frasi con un senso positivo o fintamente positivo, realizzandole con i fiori, i quali appassendo cambiano il senso della scritta. In questo caso “Vanagloria” non ha propriamente una accezione positiva, appassendo il senso cambia, ci si libera da questo falso valore. Il senso si ribalta in maniera assoluta e scopre la sua vera anima, così come il suo mostruoso e freddo supporto in lamiera forata da edilizia.

Floralism, anche in questa seconda edizione ci ha presentato del floral design estremamente contemporaneo, creativo e geniale che ci ha convinto ed emozionato allo stesso tempo, con installazioni di grande impatto visivo, uniche nel loro genere, meritando un sincero applauso.

Photo Credits: Cristina Crippa

Articolo di Stefania Vaghi

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