IN SCENA PADRE ETERNO ALL’ARTEMIA

IN SCENA PADRE ETERNO ALL’ARTEMIA

Lo spettacolo di Antonio Mocciola, vincitore del PRIMO PREMIO di "inCorti” edizione 2019, arriva sul palco del Centro Culturale Artemia

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Il Centro Culturale Artemia è felice di annunciare che finalmente i vincitori del PRIMO PREMIO di "inCorti da Artemia 2019 – Festival Nazionale di Corti Teatrali" arrivano, dopo 2 anni di attesa per emergenza sanitaria globale, per riscuotere il loro meritatissimo premio! E lo faranno portando in scena la versione integrale dello spettacolo PADRE ETERNO.

Lo spettacolo scritto dall’autore ANTONIO MOCCIOLA, diretto dal regista TOMMASSO ARNALDI ed interpretato da FRANCESCO GIANNOTTI e ANDREA CASANOVA MORONI, con le scenografie e costumi di DOROTEA OTTAVIANI, andrà in scena sul palco del Centro Culturale Artemia i giorni venerdì 13 e sabato 14 maggio alle ore 21 e domenica 15 maggio alle ore 18.

La pièce teatrale prende spunto dalla straziante lettera (peraltro mai consegnata) del giovane Franz Kafka al padre Hermann, in un lavoro pubblicato postumo "Lettera al padre", dove c'è la summa del mondo interiore (e delle relative radici) del genio di Praga. Ma quel padre amato e detestato, ombra perenne e magnetica ossessione, ha favorito - suo malgrado - i capolavori che conosciamo. Il padre di Franz Kafka, robusto e cinico carnefice del gracile poeta, è figura attuale, anche in tempi in cui l'autorità genitoriale assume contorni sempre più sfumati, persino patetici. Apparentemente. Nel marasma esistenziale di un adolescente maschio alle prese con la mitizzazione di chiunque (il bullo più macho, il calciatore più famoso, il cantante più cliccato) non c'è sorte peggiore che idolatrare il padre, perché lui - e solo lui - conosce le più intime fragilità di un figlio, specie se fragile. E lo strumento di potere, che dovrebbe essere educativo, può deflagrare in sevizia. Mentre nel ragazzo (forse per difesa, forse per una latente perversione) subentra una sorte di sindrome di Stoccolma: l'amore per il proprio carceriere.

E' quello che accade in questo spettacolo dove tutto è scoperto, tutto è esposto: il pianto, la gioia, la sofferenza, il sorriso, la derisione, la manipolazione, il corpo, il guinzaglio che lo lega, metafora apparente (ovvero che appare) di un cordone ombelicale qui in versione virile. Perché alla fine è proprio il padre a seppellire il figlio, ribaltamento freudiano e sberleffo della natura. Eterno Padre, Padre Eterno.

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