Promemoria. Monologo Per Persona Sola

Promemoria. Monologo Per Persona Sola

45 minuti di poesia. La recensione di Unfolding Roma

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Un registratore per fermare gli avvenimenti giornalieri. Un amico immaginario che fa i dispetti mentre dentro la mente regna un caos del quale ci si accorge a tratti. Se ne è consapevoli? Passato e presente vivono descrivendo un mondo tuttora legato al destino della ricerca scientifica.

Lo spettacolo Promemoria. Monologo per persona sola, dopo aver partecipato all’edizione del Roma Fringe Festival 2015 ricevendo la nomination come migliore drammaturgia, è stata una delle proposte in cartellone del Teatro Studio Uno di Roma il 29, 30 e 31 ottobre e 1° novembre.

Grazie alla regista e attrice Gloria Gulino, bolognese, il pubblico ha vissuto un intenso spaccato dedicato al mondo di chi è affetto dal morbo di Alzheimer. Presentato dalla Compagnia HeART, Associazione Culturale, si avvale dell’assistenza alla regia e alla drammaturgia di Silvia Lamboglia, con l'aiuto prezioso di Diego Valentino Venditti.

La città dove si svolge l’azione è Bologna. Una piccola cucina è composta da un frigorifero a quattro ruote. Si sposta con tutti gli utensili che esso ha con sé, le caffettiere, la grata per macchina del gas, gli alimenti base, la radio e due pentole. Altri elementi di scena si svelano durante l’esibizione.

L’occasione è il compleanno di Pini, il marito della protagonista. Si desidera cucinare il cous cous, ormai tradizione, andando in cerca della ricetta con ansia. Il folletto immaginario, denominato Barabanén, è il birbante che fa dispetti e pretende attenzione. Sposta e riordina gli oggetti a suo piacimento senza avvertimento alcuno.

Il tempo scandito si fa sempre più incessante, la radio ne è portavoce. Le ore si fanno rapide e la percezione è quella di essere in ritardo, di non fare in tempo a preparare la cena per gli invitati, apparecchiare e rendersi presentabili.

L’angoscia della malattia bussa come gli aghetti che si sentono nella testa. Il buio è similitudine. Ci si abitua e si configurano le forme. Una vita intermittente, che sdrammatizzata grazie al dialetto bolognese riduce il rigore dell’argomento, e soprattutto lo rende divertente, leggero e poetico.

Una scrittura dinamica, lineare e perfetta, che crea un filo logico dall’inizio alla fine rievocando odori, passato, viaggi, voci, emozioni, amori, lontananza, attese e sofferenza. Emigranti in cerca di una vita migliore. In un momento così ci vogliono le nuvole. Palme, tramonto, mare, onde.

Da Tripoli a Napoli. La sedia è la nave, le conversazioni sul ponte, il vento, la salsedine e l’oleandro. Punti fermi che gli occhi luminosi di Gloria Gulino e la sua voce gioiosa fanno immaginare al pubblico donando freschezza. Come riconoscere le persone in attesa al porto, il nonno con la sua paglietta e Pini, l’amore, e la voglia di pesca.

Non è vero che non si sente, anzi, si è un mare di sensazioni. Ma il momento in cui non si riesce a spiegare le cose come sono prima è il senso che mette radici. I personaggi principali che riempiono la scena insieme alla Gulino sono i classici post-it gialli e un registratore. Rec. Voce. Ricordi. Rec. Voce. Si registra quello cha accade intorno. Ascoltare. Rec. Riavvolgere. Voce. Voci. Festa, convivialità, allegria. Dimenticanza. La memoria è spenta. Buio.

Le voci, quelle registrate, quella della festa, sono di Silvia Lamboglia, Sara Maurizi, Alessandro Migliucci, Davide Montemarano, Giuseppe Montemarano, Zine Labidine Jahabli e Diego Valentino Venditti.

Particolare è il momento in cui il cappello nero entra in scena impersonificando Pini. Emozionante e spiazzante, Promemoria. Monologo per persona sola, lascia con il fiato sospeso. Quasi come sentirsi legati a un filo che ci trattiene per non cadere giù definitivamente.

Annalisa Civitelli

Foto di scena: Alice Marziali 

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