Ossessioni E Benedizioni Di Uno Sguardo Libero

Tinto Brass in mostra al complesso Vittoriano la recensione dell'evento di Ilenia Melis

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“La vita è semplice ma complicata dalla paura che le persone hanno della liberta…ho passato più tempo nei tribunali che a fare il regista”; così Tinto Brass riassume la sua carriera alla presentazione della mostra a lui dedicata che sino al 23 marzo sarà ospitata negli spazi del Complesso del Vittoriano.

Un’esposizione che permetterà di conoscere un maestro dell’erotismo dalla personalità frizzante, preciso e rispettoso nella sua professione tanto da esaminare i contratti con attenzione per sentirsi libero dai produttori e dai loro condizionamenti.

Una figura caratterizzata da tanta popolarità tra il pubblico ma anche numerosi problemi di censura; questioni che all’estero non erano particolarmente avvertite, tanto da essere considerato, fuori casa, un Maestro. Una mostra che racconta Tinto Brass tramite i tratti consueti che lo hanno reso popolare, ma andando oltre, per restituire la grandezza della sua personalità e della sua arte; spesso la critica l’ha ignorato, facendo finta che non esistesse. Attraverso i momenti più significativi della sua carriera professionale e della sua vita si intersecano filmati, fotografie, bozzetti, sempre con particolare attenzione alle trame ed ai personaggi caratterizzanti la sua vita; immagini del modo personale di Tinto Brass di vedere il mondo, cercando di essere convincente tramite gli occhi del pubblico. Un risarcimento alle sue capacità e caratteristiche quasi a colmare il vuoto di riconoscimenti subito nel passato.

Storie di censure, di film rimasti nel cassetto, come “Ziva”, ambientato su un’isola deserta durante la Seconda Guerra Mondiale; di rapporti controversi con le attrici, sempre pronte a plasmarsi secondo i suoi desideri, le sue costruzioni di stile, il suo messaggio, il suo modo di raccontare il mondo in tono goliardico; di donne lanciate nel firmamento della popolarità grazie ai suoi film.

Giovanni Brass, soprannominato Tinto dal nonno paterno, il pittore Italico Brass, in onore di Tintoretto, ribelle di natura, si avvicina presto alla fotografia ed al cinema trasferendosi a Parigi, dove ha la possibilità di confrontarsi con i maestri della Nouvelle Vague, quali François Truffaut, Jean-Luc Godard, Jacques Rivette, Claude Chabrol, ÉRic Rohmer. Importanti le collaborazioni con Joris Ivens, Roberto Rossellini, Dino De Laurentis. L’esordio con “Chi lavora è perduto”, una critica al lavoro intesa come alienazione. Alcune delle sue opere gli valgono l’appellativo di “regista maledetto”, sempre ostacolato dalla censura. Nel corso della sua carriera Brass si avvicina a molti generi cinematografici come la commedia, il western, il giallo, il noir, sino ad iniziare, negli anni Ottanta, la fase legata al cinema erotico, con la nascita di film come “La Chiave”, “Capriccio”, “Paprika”, “Monella”. Come spiega la curatrice della mostra, Caterina Varzi, legata al regista sentimentalmente: “Non c’è frattura fra un primo periodo serio, impegnato e militante e un secondo periodo, frivolo, leggero e superficiale: nei suoi film la forma primeggia sul contenuto”.

Ilenia Maria Melis

Tinto Brass. Uno sguardo libero

Complesso del Vittoriano – Salone Centrale

Via San Pietro in carcere, snc  - Roma, Italia

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