Warcraft - L'inizio

L'evento fantasy dell'anno visto da un appassionato

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Prima di cominciare a parlare del film oggetto di questo articolo, voglio fare una doverosa premessa: quella che state andando a leggere non è la recensione di un esperto, ma la raccolta delle sensazioni di un appassionato di cinema, fantasy e di videogiochi, che ha giocato il primo Warcraft nel lontano 1994 ed è andato al cinema con gli occhi di un bambino che in quel mondo ci ha “passato” gli ultimi 11 anni, sia come semplice lettore dei libri della saga, sia come protagonista in prima persona attraverso i personaggi che ho giocato e che mi hanno permesso di condividere momenti importanti con delle persone che in un modo o nell'altro sono entrate a far parte della mia vita. Per questo motivo, il mio atteggiamento poco prima dell'inizio della proiezione era lo stesso di quando ricevi un regalo bellissimo, che aspettavi da tantissimo tempo, ma proprio per questo motivo hai il terrore che in qualche modo possa deluderti.

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Cominciamo dunque dalla parte che maggiormente mi è piaciuta di questo film: le ambientazioni. Fin dalle prime immagini, non ho potuto fare a meno di notare come i luoghi a me cari fossero stati riprodotti tanto fedelmente, da Stormwind ad Ironforge, da Ogrimmar a Karazhan, catapultandomi letteralmente indietro nel passato e facendomi pensare continuamente a cosa “io” avevo fatto in quel luogo, al punto da fare fatica a non commentare continuamente ciò che vedevo (cosa che odio quando viene fatta dagli altri, figuriamoci quando capita a me) e tutti i piccoli dettagli che lo sceneggiatore ed il regista hanno voluto regalare, a partire dal Murloc che osserva i protagonisti cavalcare verso Goldshire emettendo il suo indimenticabile verso, fino alla scena in cui Khadgar trasforma in pecora una guardia per neutralizzarne temporaneamente le velleità bellicose.

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Anche la riproduzione delle varie razze rasenta la perfezione, anche se alcune di quelle presenti nella saga siano state dimenticate, così come alcune classi del gioco: gli orchi sembrano reali, sia nell'aspetto, che nei movimenti, ma soprattutto nel carattere e nel modo di comportarsi, che sono esattamente quelli che ci si aspetta. La cosa che stupisce di più, dal punto di vista visivo, è come la parte reale si fonda perfettamente con quella interamente creata in computer grafica, senza sbavature, dando una sensazione di realismo e coesione anche durante le battaglie dove si affrontano orchi ed umani, là dove anche la magia si fonde con estrema naturalezza, senza stonare con tutto il resto.

Chi sta leggendo e non ha visto il film, ma magari ha letto in giro qualche anticipazione, si starà dunque chiedendo dove siano i difetti e la risposta risiede in una aspetto purtroppo non secondario: la trama. Pur risultando nel complesso assolutamente godibile, infatti, purtroppo tradisce fortemente la necessità di comprimere una storia molto complessa in un paio d'ore di film (da cui sono stati tagliati oltre 40 minuti, oltretutto), riuscendo  a dare appena un'infarinatura sui personaggi, onestamente limitata per chi non arriva già preparato sull'argomento, ma creando comunque una storyline che in qualche modo regga dall'inizio alla fine e possa essere apprezzata sia da chi conosce bene il mondo di Warcraft, sia da chi semplicemente ha deciso di andare a vedere un film fantasy al cinema.

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L'impressione, insomma, è che in certi punti si sia dovuto fare di necessità virtù e fare in modo che le cose “andassero proprio in quel modo”, adattando la trama originale in modo che funzionasse a livello cinematografico, ma togliendo molta profondità al carattere dei singoli personaggi, in particolare modo quelli appartenenti all'Alleanza e soprattutto a Garona la mezz'orchessa, tanto importante nello sviluppo degli eventi, quanto inserita con fin troppa semplicità negli stessi.

Senza raccontare troppo per evitare di cadere nella trappola degli spoilers, insomma, in conclusione posso dire di essere uscito dal cinema con un misto di sensazioni contrastanti: da un lato la felicità di vedere Warcraft “sdoganato” verso il grande pubblico attraverso un film dal budget importante e dall'impatto mondiale, dall'altra quel pizzico di amaro in bocca di chi vorrebbe vedere qualcosa di più, ma ha paura che prevalgano le ragioni economiche e la produzione non abbia il coraggio di concludere quella che a mio parere dovrebbe essere almeno una trilogia, che ha posto le basi per portare qualcosa di nuovo nel mondo del cinema e a cui bisognerebbe dare fiducia, osare di più e permettere quel salto di qualità definitivo che in questo “Warcraft: l'inizio” è mancato.

In ogni caso, come ho già accennato, il film resta un'esperienza che personalmente ritengo vada ben aldilà della sufficienza, sia per un appassionato come me, che per un normale spettatore e non è affatto da escludere che lo stesso World of Warcraft, videogioco che a fine agosto si arricchirà della sesta espansione dal giorno della sua uscita (Legion), non possa trovare nuova linfa vitale e videogiocatori anche per merito del suo approdo sul grande schermo.


Matteo Tencaioli

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