I Delitti Della Primavera

L'immagine della donna, l'arte e le storie della Firenze del '400

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Un giallo, a metà tra un testo storico e uno di storia dell’arte. Si tratta de “I delitti della Primavera” scritto da Stella Stollo e pubblicato nel 2014. Un racconto che attraversa un preciso periodo della cultura italiana, la seconda metà del 1400, e rivela usi, costumi e principi di una Firenze invasa dal crimine. Raccontando la paura che si respira nei vicoli e nelle botteghe della città Toscana, colpita da strani omicidi, opera di Messer Manisante e dei suoi compagni, tutti collegati a un quadro. “La Primavera” di Sandro Botticelli. Ed ecco che tra i protagonisti c’è proprio l’artista e il suo allievo Filippino Lippi, figlio del più famoso Filippo. Due personaggi che si trovano a vivere i momenti salienti di un’epoca in fermento, per la futura scoperta dell’America con la presenza di Amerigo Vespucci e le sue idee per i viaggi oltreoceano, fino ai banchetti alla corte di Lorenzo dei Medici. Il tutto mentre i due pittori sono alle prese con la realizzazione di un’opera che, come la definisce l’autrice, potrebbe essere “un talismano per invocare la rinascita e l’eterno amore” oppure rappresentare “i tempi aurei della nostra Firenze”.

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La scrittrice percorre un periodo storico arricchendolo di dettagli. E soprattutto inserendo tra un capitolo e l’altro temi sociali e culturali ancora non indifferenti ai giorni nostri, ma comunque di un certo peso nella città gigliata del 1400. Innanzitutto si percepisce, come assoluto protagonista, il valore della donna, del suo corpo, desiderato, maltrattato, violato e considerato come un oggetto: “Oggi le donne sono solo strumenti del diavolo per condurre il mondo alle perdizione”, spiega Simonetta, musa del Botticelli. E ancora: “Ma non è solo l’intelligenza femminile a spaventare gli uomini. A volte è anche la bellezza”. Un argomento che non si allontana dai casi di violenza, raccontati ancora adesso sui giornali o in Tv.

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“Proprio tu, figlio dell’amore ti senti in colpa per il tuo amore? Pensi che esistano amori giusti e amori sbagliati? Amori buoni e amori cattivi?”. Così la Stollo tocca un'altra questione cara all’attualità. L’autrice, infatti, nel corso delle 300 pagine di testo affronta persino una tematica, del momento, l’amore tra due persone dello stesso sesso. E sceglie di farlo in maniera discreta, affidando questo sentimento al personaggio di Filippino, segretamente, ma forse non più di tanto innamorato del suo maestro. Un amore che non viene denigrato o additato, per quanto le tradizioni e i principi dell’epoca, potrebbero far gridare allo scandalo, poiché tutto viene descritto in maniera semplice.

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I fatti contenuti nel romanzo, probabilmente di fantasia, appassionano alla lettura perché alternati da momenti d'arte, pensieri filosofici e racconti storici. Però ritornando al filo conduttore di tutta la storia: cioè il rapporto tra il quadro e l’autore dei delitti “Messer Manisante” basterà arrivare alla fine del testo, quando si potrà capire per quale ragione ogni personaggio della "Primavera" abbia un collegamento con le vittime dei sanguinosi crimini.

Sabrina Redi 

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